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Il Partito Pirata alla conquista dell'Islanda

partito pirata islandese elezioni

Qualcuno forse si ricorderà il nome di Birgitta Jónsdóttir da quando nel 2010 divenne una delle portavoce di Wikileaks dove tra le altre cose a fu una di coloro che lavorarono alla produzione del video Collateral Murder (che era stato consegnato a Wikileaks da Bradley/Chelsea Manning), uno dei primi “successi internazionali” del sito fondato da Julian Assange. Domani la Jónsdóttir, che nel 2009 è stata eletta deputata per la prima volta (con il partito Hreyfingin), potrebbe trovarsi a guidare l’Islanda assieme ai compagni di partito che fanno parte l’emanazione islandese del partito Pirata.
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Prepariamoci al nuovo mito della rivoluzione islandese

Era un po’ che nelle cronache internazionali non si parlava di Islanda, e forse è stato un bene viste le numerose fregnacce che sono state dette e scritte sul paese da dopo la crisi economica del 2008 e la caduta del governo. In questi anni l’Islanda è stata presentata come “il paese che ha detto no al Fondo Monetario Internazionale” e che aveva deciso di non pagare i propri debiti al FMI. Una storiella edificante raccontata in Italia dal solito giro di disinformatori (per hobby e per professione) che voleva farci credere all’esistenza di una via islandese alla risoluzione dei conflitti con il Fondo Monetario e al problema del debito pubblico. Ma in realtà i cittadini islandesi il loro debito con il FMI lo hanno pagato, e tutto (e aggiungere pure che tra il 2007 e il 2008 la Corona islandese ha perso il 60% del suo valore). Non è vero che i cittadini si sono ribellati e sono riusciti a far cancellare il debito, semmai gli islandesi si sono opposti (con successo, va detto) al rimborso dei debiti che Icesave (una banca privata) aveva nei confronti degli investitori stranieri. Come spiega questo articolo del Washington Post che analizza i falsi miti a proposito del successo islandese. Questo per far capire quanto poco in Italia si è capito di Islanda, della sua rivoluzione e della situazione attuale.

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Alcuni membri del Partito Pirata islandese hanno tenuto un AMA qualche giorno fa su Reddit

Cosa vogliono fare i Pirati, e soprattutto assieme a chi?

È vero invece che l’Islanda nel 2012 ha indetto una consultazione popolare per riscrivere la Costituzione con tanto di proposte inviate via Web (ma a redigerla furono 25 Padri Costituenti eletti e non l’intera popolazione), ma stiamo pur sempre parlando di un paese di poco più di trecentomila abitanti e duecento trentamila elettori (giusto per darvi un’idea, Firenze ha circa 365mila abitanti e 288mila aventi diritto al voto). Ma c’è anche da ricordare che l’ultimo Premier eletto – Sigmundur Davíð Gunnlaugsson – è stato costretto a dimettersi in aprile perché travolto dallo scandalo successivo alla pubblicazione dei Panama Papers (e qui forse la rivoluzione islandese tanto decantata ha fallito, visto che hanno eletto uno che aveva portato i soldi alle Isole Vergini per sfuggire alla tassazione). Ma non tutti i mali vengono per nuocere perché sull’onda della (nuova) indignazione popolare il partito della Jónsdóttir (che nei mesi scorsi raccoglieva il 40% dei consensi) è accreditato oggi nei sondaggi ufficiali intorno al 20% come seconda forza politica del paese e potrebbe addirittura vincere le elezioni e gli analisti prevedono che potrebbe conquistare tra i 18 e i 20 seggi (su 63) dell’Alþingi o Althing, il Parlamento islandese. Cosa farà il Partito Pirata se dovesse vincere le elezioni? Innanzitutto non governerebbe da solo, perché il partito di governo Sjálfstæðisflokkurinn (meglio noto come Partito dell’Indipendenza) è anch’esso attestato intorno al 20% e sarà probabilmente necessario allearsi con il partito di opposizione di centro sinistra dei Verdi (che è dato al 19%), ma non è detto perché il Partito Pirata è disposto ad allearsi con tutti coloro che condivideranno il suo programma di governo. Almeno così dice in un’intervista pubblicata da L’Espresso, perché il Financial Times e il Guardian riferiscono invece che i Pirati hanno deciso di non allearsi con due dei tre partiti di destra (ovvero Indipendence Party e Progressive Party) che sono attualmente al governo.

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L’andamento dei sondaggi in vista delle elezioni del 29 ottobre in Islanda (fonte: Financial Times)

La Jónsdóttir ci tiene però a sottolineare che il suo partito non è “né di destra né di sinistra” ma ribadisce che all’interno non ci sono fascisti e spiega che al primo punto del programma c’è l’adozione della nuova Costituzione (eh sì, quella famosa Costituzione “scritta in Rete” non è ancora stata formalmente adottata). Altri temi importanti per il Partito Pirata sono ovviamente la democrazia diretta, la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali e la trasparenza, ma anche la difesa dell’indipendenza dell’Islanda dall’Unione Europea e viene spesso ventilata (ma mai discussa nel concreto) la possibilità di un assegno per il reddito minimo garantito. Stranamente però il Parito Pirata non ha alcuna intenzione di rivoluzionare l’economia del Paese, probabilmente per non spaventare le società che operano in Islanda, dal momento che il paese si è appena ripreso dalla crisi economica del 2008.
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Rimangono quindi belle parole e begli ideali con i quali si può legiferare su grandi temi ma difficilmente governare un Paese. Ad esempio rispetto ad uno dei problemi fondamentali per i cittadini islandesi: il costo della vita e il prezzo degli affitti (che è molto alto anche a causa dell’industria del turismo, che è una delle due principali fonti di guadagno per gli islandesi) le risposte della rappresentante dei Pirati su Reddit sono sembrate parecchio fumose e vaghe.
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Sempre all’Espresso Birgitta Jónsdóttir annuncia che sarà lei a guidare il nuovo governo in caso di vittoria, ma anche questa eventualità non è ancora stata discussa con gli altri partiti della coalizione e c’è chi ritiene che il ruolo di Capo del Governo potrebbe andare invece a Katrín Jakobsdóttir del partito dei Verdi di Sinistra. Naturalmente la critica principale che viene mossa ai Pirati è la loro mancanza di esperienza governativa, che però Asta Helgadottir – una dei tre Pirati che sono stati eletti alle scorse elezioni politiche ritiene possa essere una cosa positiva: «forse è OK che nessuno nel parlamento sia stato parte di un Governo, così puoi chiedere questioni di base come “perché fare così?non è meglio fare in quell’altro modo?». Si preannunciano mesi divertenti, e magari anche un viaggio d’istruzione dei Pirati islandesi al Campidoglio.