Opinioni

Oggi è morto il Conte premier ed è nato il Conte leader

“Io ci sono”. Tre parole appena, e dentro un mondo di cose da dire. Tutte quelle che, in due anni e mezzo da Presidente del Consiglio Giuseppe Conte non ha mai voluto o potuto dire apertamente, le ha tenute in caldo per questa folle pausa pranzo di mezzo inverno che difficilmente scorderemo.

Già a cominciare dalla location, si intuisce che sarà un discorso diverso da tutti quelli che lo hanno proceduto: via il paludato sfondo istituzionale di Palazzo Chigi e dentro un piccolo podio, anche molto sobrio, da battaglia, al centro di piazza Colonna, là fuori, tra la gente che Giuseppe Conte vuole andare a incontrare casa per casa, porta per porta, come fino ad oggi non ha mai fatto. La parabola da tecnico a politico si è definitivamente compiuta oggi intorno alle 14.30 del pomeriggio. L’avvocato del popolo è ufficialmente sceso nell’agone della politica, dove fino ad oggi era sempre stato riluttante a immergersi, lui così lontano – nei toni e nei modi – da quei politici di professione che nella piazza e nel fango si esaltano.

“Io ci sono”. Il messaggio non poteva essere più chiaro di così, rivolto in primis al Movimento 5 Stelle, da cui proviene, e poi al Partito Democratico e a Leu, i tre pilastri di una futura maggioranza strutturale di cui Conte si propone come leader, garante e, al tempo stesso, trait d’union. È un Conte che non è mai stato così politico come oggi, al punto da far passare persino in secondo piano il tema che tutti si aspettavano alla vigilia: quella del suo sostegno o meno al nascente (?) governo Draghi. L’apertura tanto attesa è arrivata (“I sabotatori sono altrove” con chiaro riferimento a Renzi), ma con molti se e altrettanti ma. Il più grande lo ha sganciato nei primissimi minuti:

“Ieri ho incontrato il presidente incaricato Mario Draghi, è stato un colloquio lungo, molto aperto. Al termine gli ho fatto gli auguri di buon lavoro. Auspico un governo politico, che sia solido e che abbia la sufficiente coesione per poter operare scelte politiche, perché le urgenze del Paese richiedono scelte politiche, e non possono essere affidate a squadre di tecnici”.

Tradotto? Non voltiamo le spalle al nuovo governo, in questo momento d’emergenza, ma non staremo neppure fermi a guardare e a delegare ai tecnici, perché oggi più che mai il Paese ha bisogno di un esecutivo politico. E proprio politica è la parola che più ritorna nei sei minuti scarsi di discorso di Conte davanti a Palazzo Chigi: è così che lui si vede e così che si vuole presentare, come colui che unisce, non divide, ma neppure si piega ai diktat o rinuncia a giocare un ruolo di primo piano: troppo grande quel tesoretto di popolarità (ha la stima di quasi un italiano su due), prima ancora dei sondaggi di un ipotetico partito di Conte dato a una forbice tra il 10 e il 14%.

In pratica, un manifesto politico dei prossimi due anni in sei minuti. Quello a cui abbiamo assistito è stato contemporaneamente il discorso più breve e quello più importante da quando è in politica. Segno che qualcosa è finito e una nuova stagione è appena cominciata, all’insegna della continuità ma con una differenza sostanziale: oggi è morto ufficialmente il Conte premier ed è nato il Conte leader. Ci teneva a farlo sapere. A tutti.