Cultura e scienze

Chi l'ha visto, i genitori del fidanzato di Noemi Durini scoprono in tv che il figlio ha confessato

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Ieri a Chi l’ha visto è andata in onda una delle scene più brutali della storia della televisione italiana. I genitori del fidanzato di Noemi Durini, che ieri ha confessato di aver ucciso la fidanzata 16enne e di aver nascosto il cadavere, sono stati intervistati da Paola Grauso mentre il figlio si trovava alla stazione dei carabinieri di Specchia. I due erano ignari di quanto stesse succedendo e hanno appreso dalla giornalista che il figlio aveva confessato. Chi l’ha visto? ha mandato in onda l’intervista in cui il padre Biagio faceva pesanti insinuazioni nei confronti di Noemi Durini e la dipingeva come una poco di buono, seguita dalla reazione dei due alla notizia della confessione del figlio.

Al padre del ragazzo ieri sera è stato consegnato un avviso di garanzia per sequestro di persona e occultamento di cadavere. L’atto è stato notificato all’indagato in occasione della perquisizione in corso nell’abitazione di famiglia a Montesardo, frazione di Alessano. Stamani si era invece appreso che il papà del 17enne era sottoposto ad indagini per omicidio volontario in concorso con il figlio. Ma è quello che si è visto e sentito nell’intervista di Chi l’ha visto ad aver shockato di più.

Nell’intervista il padre Biagio ha infatti raccontato di un rapporto difficile tra i due ragazzi ma ha anche detto, tra l’altro in un italiano perfetto e senza usare nemmeno una parola di dialetto, che la ragazza era “esperta”, volendo alludere che lei ha in qualche modo circuito il figlio; ha anche raccontato un episodio – del quale non si era fatto parola prima – che riguardava Noemi, la quale si sarebbe nascosta in un armadio di casa loro per non farsi vedere dai genitori di notte per poi andare nella camera del figlio.
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Il padre ha anche offerto una spiegazione per il video, pubblicato ieri proprio da Chi l’ha visto?, in cui si vede il ragazzo ora accusato di omicidio mentre rompe i vetri di un’automobile parcheggiata con una sedia. Secondo Biagio il figlio sarebbe andato ad un appuntamento con il padre di Noemi e altri parenti della ragazza che lo avrebbero aggredito, poi ha chiamato i carabinieri per denunciare l’aggressione e ha spaccato i vetri dell’automobile per non consentire ai proprietari di andarsene con l’auto in attesa dei carabinieri. L’auto, ha sempre detto il padre del ragazzo, non era assicurata e per questo è stata sequestrata.


Il padre ha anche detto che il figlio è stato sottoposto a tre trattamenti sanitari obbligatori a causa di Noemi (in realtà i TSO sono stati fatti per abuso di sostanze stupefacenti). E che la ragazza aveva sobillato il ragazzo ad uccidere i genitori, pagando anche un tossicodipendente per portare a termine un misterioso “accordo” per farli fuori. Proprio mentre raccontavano queste storie, Paola Grauso li ha informati che la ragazza era stata ritrovata, senza specificare se viva o morta. Quando lo ha detto, i due genitori si sono lasciati andare a grida d’esultanza: poi la giornalista ha aggiunto che la ragazza era morta e che il figlio ha confessato e i due genitori si sono lasciati andare a gesti e urla di disperazione. Il servizio si è concluso con la madre del ragazzo che ha urlato: “Siamo morti adesso. Morti”.


Ieri intanto il giovane ha rischiato il linciaggio mentre usciva dalla sede della stazione carabinieri di Specchia dove è stato ascoltato per molte ore alla presenza del proprio difensore e del procuratore capo del tribunale dei minori Maria Cristina Rizzo. All’uscita, racconta l’ANSA, il giovane si è reso protagonista di atteggiamenti irriguardosi e di sfida alzando la mano destra in segno di saluto alla gente che gli fischiava contro e lo apostrofava. Ad attenderlo c’erano oltre un migliaio di persone, soprattutto giovani, che si erano radunate in via Giovanni XXIII, dove ha sede la stazione dei carabinieri. Il 17enne, nei confronti del quale da oggi c’è un provvedimento di fermo del pm con l’accusa di omicidio volontario, col cappuccio della felpa sulla testa, ha sorriso, sfidando la gente e provocando la reazione dei presenti che hanno tentato di raggiungerlo e di aggredirlo nonostante il cordone di sicurezza dei carabinieri. Il giovane e’ stato fatto salire a fatica su un mezzo dei carabinieri ed e’ stato poi condotto presso la compagnia dei carabinieri di Tricase in attesa di essere portato in carcere.