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Nino Ciccarelli: l’altro ultras dell’Inter nei guai per la morte di Belardinelli

nino ciccarelli

Nino Ciccarelli, 49enne ultras dell’Inter, è l’altro capotifoseria arrestato insieme a Marco Piovella per l’agguato ai tifosi napoletani in via Novara a Milano. L’accusa è la stessa per la quale erano già stati arrestati gli unici tre (fra un centinaio di violenti a volto coperto e ancora in via di individuazione) non del tutto travisati e perciò identificati, il 21enne Luca Da Ros dei «Boys», i 31enni Francesco Baj e Simone Tira degli «Irriducibili»: rissa aggravata dal fatto che durante gli scontri è morto Daniele Belardinelli. Racconta il Corriere:

A chiamare in causa Piovella, anni fa assolto in appello per i petardi che nell’euroderby Inter-Milan del 2005 colpirono il portiere brasiliano milanista Dida, è stato Da Ros: «Sono due o tre persone, ossia i capi gruppo, che ci dicono di spostarci (…). Il nostro capo, che ha in mano la curva, si chiama “il Rosso”, è lui che sposta la gente, è lui che decide. Non so il suo nome, è più grande di me e ha già subito processi di questo tipo. Ora non può entrare nello stadio per il Daspo. “Il Rosso” ha detto andiamo, e io sono andato. Siamo partiti tutti in macchina, eravamo 120 persone».

Su Piovella — che ha messo a frutto la sua laurea in design al Politecnico come imprenditore nell’architettura delle luci — ha pesato, in vista dell’interrogatorio di oggi, il fatto che per il gip, «quale membro del direttivo della Curva, ha evidentemente un potere di influenza particolarmente rilevante sui tifosi “subordinati” sulla base dell’ideologia del “cameratismo sportivo”, ed è in grado di condizionarne le dichiarazioni».

Nino Ciccarelli è un volto noto della criminalità milanese. A suo carico 12 anni di galera, tatuati sul corpo con dodici foglie. Reati da stadio per lo più, detenzione di coltelli, pestaggi come quello che portò alla morte del tifoso ascolano Nazzareno Filippini. Era il 1988. Per quei fatti Ciccarelli se la cavò con un’accusa poi caduta per rissa. A metà anni Novanta fu coinvolto in un’associazione a delinquere per spaccioin curva. Con luianche VittorioBoiocchi, altro volto storico della curva, storicamente legato ad ambienti calabresi. Entrambi furono assolti. Boiocchi, che allo stato non risulta indagato, invece ha subito condanne in altro processo. è stato anche raccontato in un romanzo di Guido Specchia dal titolo Il Teppista:

Anzi, la sua scelta sabato di presentarsi con l’avvocato Mirko Pellino in Questura sembra al gip «un semplice tentativo di tamponamento in una situazione già irrimediabilmente pregiudicata, in quanto si era ormai diffusa la notizia delle dichiarazioni rese da Da Ros»; e quindi non sarebbe stato «in alcun modo un distacco dalla realtà organizzata» che ha prodotto quel «vero e proprio agguato militare», ma al contrario «un’esplicita scelta di difendere e proteggere col silenzio la struttura».

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