Economia

A cosa (non) serve la moneta complementare di Virginia Raggi e Andrea Mazzillo

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I 5 Stelle lo avevano promesso in campagna elettorale e Virginia Raggi lo aveva ribadito una volta eletta. Ora a darne annuncio è l’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo: Roma avrà – prima o poi – la sua moneta complementare. Mazzillo ne ha parlato ieri durante una conferenza stampa dove ha spiegato che la Giunta sta studiando il modo di introdurre una moneta alternativa locale. Allo studio sulla moneta complementare partecipa anche l’economista Nino Galloni, che per qualche tempo è stato in predicato per diventare assessore al Bilancio dopo l’addio di Minenna.

Raggi e Mazzillo studiano la moneta complementare

In conferenza stampa Mazzillo ha precisato che la moneta complementare alla romana non sarà il Bitcoin ma qualcosa di simile al Sardex che circola in Sardegna o al Tibex già introdotto nel Lazio. Lo scopo è quello di «favorire le economie locali aiutando lo scambio tra le aziende e creando anche un mercato parallelo tra le economie del territorio. Non si tratta di euro e neanche di moneta elettronica, ma di moneta alternativa. Il vantaggio sta nel creare fidelizzazione tra i soggetti appartenenti alla rete che si scambiano beni o servizi». La misura è allo studio del progetto Fabbrica Roma. La moneta non ha ancora un nome (anche se c’è già chi la vorrebbe chiamare “sesterzio”) ma il suo funzionamento è chiaro.
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Il vantaggio – spiega Mazzillo – “sta nel fatto che si crea fidelizzazione nei soggetti, io posso scambiare con gli appartenenti alla rete le mie prestazioni sia di beni sia di servizi”. È evidente che con la moneta complementare della Raggi il Comune non potrà certo comprare gli autobus, affrontare il problema degli alloggi popolari,quello degli sfratti delle ONLUS (e le relative richieste di pagamento) o risolvere i tanti problemi economici di Roma. Ed infatti anche se l’amministrazione comunale sta lavorando alla moneta complementare la Raggi non si è dimenticata di battere cassa – in euro – chiedendo 1,8 miliardi di euro per rimettere in moto la Capitale. Di soldi veri insomma ce ne sarà sempre bisogno. E non risulta che – ad un anno dalla sua elezione – Daniele Frongia  sia riuscito a trovare quegli 1,2 miliardi di euro che aveva annunciato aver scoperto tra le pieghe del bilancio capitolino.

Il modello è il Sardex

La moneta complementare non sarebbe né un Euro 2 né una nuova Lira come proposto da Berlusconi qualche tempo fa. A quanto pare il modello di riferimento è il Sardex, un sistema di scambio di crediti tra aziende. Non si tratta quindi di una forma di baratto perché non c’è uno scambio immediato di beni o servizi. Le aziende e i soggetti che fanno parte di questo circuito chiuso possono accumulare i crediti ma spenderli successivamente. Chi fa parte del circuito di questa moneta complementare può fare credito agli altri soggetti. Ma soprattutto non deve restituire il bene o il servizio acquistato direttamente all’azienda presso cui l’ha comprato. Questa è la differenza sostanziale con il baratto dove invece lo scambio avviene sempre in maniera diretta.

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Fonte: Sardex.net

I soggetti che fanno parte del circuito del Sardex invece mettono in circolazione i crediti che possono essere utilizzati in scambi successivi con altre aziende che fanno parte del sistema. Si tratta di un sistema che ha anche degli aspetti non molto definiti. In sostanza l’azienda che gestisce i Sardex (un Sardex vale un euro) funziona come una banca non regolata. Ma dal momento che la moneta complementare vale solo per chi ha deciso di accettarla la situazione è più ambigua. Inoltre non è chiaro cosa succede se uno dei soggetti che partecipano al circuito va in default. Chi paga? Tutti gli aderenti al sistema o l’azienda che gestisce gli scambi? In realtà a quanto pare questa eventualità è scongiurata dal fatto che a chi accetta i Sardex (o altre monete complementari basate su questo modello) non è consentito di andare in rosso oltre una certa soglia.