Economia

Minibot: come il parlamento si avvia all’uscita dell’Italia dall’euro

borghi aumento iva - minibot

Martedì alla Camera è successo qualcosa di strano. Mentre tutti erano evidentemente concentrati su altro è stata approvata una mozione (che ne recepiva una con primo firmatario il leghista Molinari, co-firmatario Francesco D’Uva del M5S) che con lo scopo di dare seguito al processo di accelerazione del pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni propone di ricorrere anche a «strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio». Ovvero i cosiddetti Minibot.

Cosa sono i Minibot

L’idea dei minibot è contenuta nel contratto di governo ed era già comparsa nel programma elettorale della Lega per le politiche. La Lega li presentava come un sistema di pagamento alternativo rispetto a quello con le attuali banconote. Ma attenzione perché la Lega precisa che anche se l’aspetto del minibot sarà in tutto e per tutto simile ad una banconota non si tratta di una moneta parallela (un’idea che fu lanciata già da Berlusconi, perché mica si inventa nulla eh). Perché non solo i trattati europei impediscono la stampa di banconote diverse da quelle in Euro ma anche perché «avere due monete diverse con differenti tassi di cambio in circolazione contemporanea sarebbe disastroso, perché i redditi rischierebbero di essere nella moneta di minor valore mentre i debiti resterebbero in Euro».

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Dal programma elettorale della Lega per le politiche del 2018

Cosa sono allora i Minibot? Non sono altro che “pezzi” (il taglio dovrebbe essere da 100 euro) di debito pubblico italiano (ma senza tasso d’interesse, al contrario del debito costituito da Btp e BOT e che è soggetto alle fluttuazioni dei mercati e del famigerato spread) spendibili per pagare le tasse. La Lega proponeva di mettere in circolazione tra i 70 e i 100 miliardi di euro di Minibot. Ma come spiegano in molti questo rappresenta un problema perché di fatto si sta finanziando il debito pubblico stampando una moneta (anche se non è davvero una moneta). Il che è vietato dalle regole europee. Quindi quei 70/100 miliardi di Minibot per la Commissione Europea sono nuovo debito pubblico. Il che comporta uno sforamento dei parametri del tetto del 3%.

Qual è il problema dei Minibot e perché sono pericolosi

Ma c’è di più: il Minibot inizialmente avranno un tasso di cambio 1 a 1 con l’euro. La Lega spiegava nel suo programma che la quantità di Minibot emessa avrebbe «pareggiato in pratica l’attuale stock di denaro cartaceo in euro». Vale a dire che lo Stato si accingerebbe a mettere in circolazione una quasi-moneta pronta ad eventualmente sostituire la moneta legalmente circolante (l’euro). Con la differenza però che i minibot che fisicamente assomigliano all’euro (il che potrebbe non essere così legale) non possono essere usati all’estero e possono essere usati per pagare le tasse.

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Questo però – come spiega Riccardo Puglisi – è un meccanismo pericoloso. Il primo è perché sembra preparare il Paese ad un’uscita dall’euro. Il secondo perché tenderanno a svalutarsi, ovvero a valere sempre meno rispetto all’euro. Il che significa che in caso di itaexit i minibot diventeranno rapidamente carta straccia e che negli altri casi lo Stato dovrà intervenire (vendendo euro e comprando i minibot) per mantenere il tasso di cambio fisso.

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WTF

Dal punto di vista economico e finanziario è una follia. Soprattutto se si pensa che questa “moneta non-moneta” dovrebbe essere usata per pagare le tasse, ovvero finanziare i servizi che lo Stato eroga ai cittadini. Dal punto di vista legale oltre al fatto che non è possibile che il Minibot possa essere una moneta (per via delle regole europee che l’Italia ha sottoscritto) non è nemmeno consentito di stampare “moneta” per finanziare il debito.

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Calenda, una vita per il cinema

E con buona pace degli economisti della Lega la monetizzazione del debito pubblico non funziona. Salvini vorrebbe che a farlo fosse la BCE (con i soldi di tutti i cittadini europei) ma questo non è possibile. Ecco allora che ce la facciamo da soli.

I deputati del PD e +Europa pagati per non leggere quello che votano

Ora la situazione sarebbe di per sé già abbastanza drammatica (o ridicola, vedete voi) se non fosse che un buon numero di parlamentari del Partito Democratico tra cui quelli di +Europa ha votato a favore della mozione sui MiniBot. Tra questi ci sono ad esempio Marattin, Magi, Lia Quartapelle, Silvia Fregolent. Tutta gente che in teoria è pagata per fare una cosa: stare in Parlamento e quanto meno leggere i provvedimenti che vanno a votare. Pensate: non gli si chiede nemmeno di fare opposizione.

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Eppure deputati come Riccardo Magi e Alessandro Fusacchia oggi si scusano per il voto dicendo che “gli è sfuggito il punto inserito” nel dispositivo. Parlano come se la maggioranza avesse fatto un trucchetto e scritto con l’inchiostro simpatico quella frase sui titoli di Stato di piccolo taglio. Eppure la Camera ha approvato la mozione all’unanimità che tradotto significa con il voto unanime di maggioranza e opposizione. Possibile che a tutti sia sfuggito?

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Come rileva Mario Seminerio i casi sono due: o  in Parlamento esiste una schiacciante maggioranza favorevole alla violazione dei trattati europei ed all’uscita dall’euro oppure c’è un incredibile numero di parlamentari d’opposizione (leggi: soprattutto europeisti) che non si è accorto di quello che stava votando perché sostanzialmente non legge le mozioni prima di votare. Menzione d’onore per Carlo Calenda, generalmente informatissimo e sempre pronto a commentare quello che succede in Parlamento questa volta se ne esce con un “E che ne so. Non sono in parlamento. Mi sembra un errore ma non ho tutti gli elementi”.

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Lia Quartapelle cerca di arrampicarsi sugli specchi dicendo che hanno votato il testo unitario per dare un segnale sul problema del pagamento dell PA e che «nel testo la maggioranza ha forzato riferimento ai mini-bond (“attraverso la verifica della possibilità di realizzare iniziative”)». Secondo l’onorevole Quartapelle è tutto a posto perché «la possibilità però non c’è visti i trattati». Ma al di là delle implicazioni trattasitiche (e di uscita dall’euro) il segnale è stato dato sì: ma ai mercati. E quelli se ne fregano che non sia nei trattati, perché da circa un anno temono che l’Italia esca dall’euro. Alla fine arriva anche il il ministero dell’Economia che precisa che «non c’è nessuna necessità né sono allo studio misure di finanziamento di alcun tipo, tanto meno emissioni di titoli di Stato di piccolo taglio, per far fronte a presunti ritardi dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni italiane». Certo, se non c’è la legge che devono fare?

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