Opinioni

Mattia Feltri e Marco Travaglio «miserabile»

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Tra Marco Travaglio e Mattia Feltri ci dev’essere un amore così grande che va avanti da secoli. Oggi infatti il direttore del Fatto Quotidiano si dedica all’editorialista de La Stampa nell’ultima parte del suo pezzo che racconta le contraddizioni dei politici sulle intercettazioni: quelle su Berlusconi erano buone, quelle su Renzi sono cattive. Poi tocca a Feltri:

Ma sentite che bella lezioncina ci impartisce Mattia Feltri su La Stampa. Prima lacrima come una vite tagliata perché pubblichiamo un colloquio del 2 marzo, “nel giro di due mesi e mezzo”; poi spiega che si tratta di “una fuga di non notizie”, un “verbale di scarto”, robaccia. Quanto alla “non notizia”: come mai tutti i giornali, compreso il suo, ne parlano da tre giorni? Quanto all’intercettazione uscita “nel giro di due mesi e mezzo”, la pagina 2 deLa Stampaè dedicata a un’intercettazione del capitano Scafarto, spacciata per un’accusa a Woodcock con un titolo che non corrisponde a testo e neppure all’articolo.
Sapete di quando è? Del 10 aprile 2017. Quindi: se il Fattopubbli ca una telefonata “nel giro di due mesi e mezzo”è una vergogna, se invece La Stampa ne pubblica una nel giro di cinque settimane è cosa buona e giusta. Non si fa prima a dire subito che le intercettazioni sgradite a Renzi sono bruttee quelle gradite a Renzi sono belle? Almeno si evitano certe figure di Stam pa.

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Mattia Feltri però non la prende benissimo e oggi su Facebook risponde a Travaglio:

Questa mattina Marco Travaglio si occupa di me, nei soliti modi disonesti. E uso il termine “disonesti” sapendo di usarlo e che cosa comporta. Lo uso perché la disonestà di stamattina ha qualche cosa di ulteriore e di imperdonabile. Lui sa (ci conosciamo, senza frequentarci, da una ventina d’anni) che sono lento all’ira e lascio passare tutto, o quasi. Ma stavolta mi sembra davvero troppo. Arrivo al punto.
Travaglio riprende il mio Buongiorno di ieri in cui criticavo l’uso del Fatto delle intercettazioni su Renzi padre e figlio. E segnala che nella stessa edizione della Stampa era pubblicata una intercettazione di Scafarto, il carabiniere collaboratore di Woodcock. Ne trae la conclusione “che le intercettazioni sgradite a Renzi sono brutte e quelle gradite a Renzi sono belle”. Lui, che mi conosce da vent’anni, mi attribuisce un servaggio a Renzi (come me lo attribuiva a Berlusconi). Ed è miserabile.
Bisogna mettere giù un paio di punti. 1) C’è una differenza fra l’intercettazione a Scafarto sulla Stampa e quelle del Fatto. Quella a Scafarto è depositata in un fascicolo e ha rilievo penale, quella fra padre e figlio Renzi non ha rilievo penale, non è stata nemmeno trascritta ma incredibilmente finisce lo stesso in redazione e in pagina. Lo stesso, ed è anche peggio, succede all’intercettazione fra Tiziano Renzi e il suo avvocato. Una folle violazione dei diritti della difesa, ma ormai è tutto buono. 2) A me non piace nemmeno la pubblicazione dell’intercettazione a Scafarto, nonostante sia una pubblicazione legittima. Lo scrivo dai tempi del Foglio (anni Novanta) e grazie al cielo continuo a scriverlo sulla Stampa perché è un giornale che consente opinioni diverse. Ma questo Marco Travaglio non lo capisce o lo trascura. Ne riparleremo quando qualcuno scriverà sul Fatto che l’uso politico delle inchieste è criticabile. Succederà mai?
Infine, ed è la questione che mi preme di più. Travaglio sa, lo sa benissimo, che non sono renziano, come non ero berlusconiano, né sono mai stato altro. Entro in cabina elettorale e voto e poi esco e me ne dimentico e faccio il mio lavoro. Sbaglio spesso e sbaglio con la mia testa. Non intendo passare da eroe, sono tutte cazzate di giornalisti cazzoni che pensano di essere l’ombelico del mondo. Sono un cazzone come gli altri. Poi, certo, ogni santa mattina c’è qualcuno che legge quello che scrivo e pensa di essere più intelligente dicendo che sono renziano, e l’indomani ce ne saranno dieci altri che diranno che sono antirenziano, ma fa parte delle regole dei social, dove si dice quello che si pensa ma non si pensa a quello che si dice. Pazienza. Però se lo scrive Travaglio, in modo apertamente disonesto, perché sa benissimo che non è vero, e cioè alimentando questo clima orrido di sospetto e di calunnia, e lo fa sulla mia pelle, e mi fa passare per uomo prezzolato, io glielo dico: Marco Travaglio sei un uomo disonesto, sei molto più disonesto dei disonesti che credi di mettere al muro con la tua maschera di Robin Hood, ed è sempre Carnevale.