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Matteo Salvini: quando le ideone della Lega costano agli italiani 1,3 miliardi

«Matteo Salvini dovrebbe mettersi una felpa con scritto ‘Scusate’»: a parlare è stato ieri il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, e il caso è uno di quelli che dovrebbero far ribollire il sangue al contribuente italiano nei confronti dei responsabili: le multe per le quote latte che lo Stato (e quindi i cittadini) è stato costretto a pagare per colpa della Lega Nord che ha fatto sponda con gli allevatori promettendo una soluzione che poi non ha mai trovato. Una storia che ci è costata finora la bellezza di quattro miliardi di euro, e altri 1,3 finiscono in ballo ufficialmente da ieri, grazie al deferimento dell’Italia davanti alla Corte Ue di giustizia per il mancato recupero di 1,3 mld di multe ai produttori che hanno splafonato le quote latte tra il 1995 e il 2009.
 
MATTEO SALVINI: QUANTO CI COSTANO LE IDEONE DELLA LEGA?
La saga, in corso da vent’anni, ha visto lo scorso luglio l’arrivo di un ultimatum da Bruxelles, ormai spazientitasi essendo il caso italiano l’unico rimasto pendente in tutti questi anni, addirittura sino alla vigilia della fine del regime delle quote latte fissata al 31 marzo. La Commissione Ue aveva infatti inviato a Roma un parere motivato, seconda tappa della procedura d’infrazione, a cui uno Stato ha il dovere di adeguarsi entro due mesi. Dato che l’Italia non ha mostrato alcun progresso significativo nel recupero delle multe e vista la situazione di iniquità creatasi nei confronti dei contribuenti italiani, Bruxelles ha deciso ora di portare Roma davanti alla Corte di Lussemburgo. Il governo però non è restato a guardare, si è difeso il ministro: «In questi 10 mesi abbiamo fatto quello che non si è fatto in 10 anni», mentre è già prevista nella Legge di stabilità una norma che dà all’Agea il compito di riscuotere le multe le cui cartelle partiranno, ha assicurato, nelle prossime settimane. Sono infatti solo 600 produttori che devono pagare somme superiori ai 300mila euro. E come mai l’Italia non ha riscosso? Lo spiega oggi Sergio Rizzo sul Corriere della Sera:

La ragione, fin troppo facile da comprendere: pretendere quelle multe era impopolare. Tanto più pretenderle da coloro ritenuti i più fedeli fra i propri elettori. Fedeli al punto che il leader dei Cobas del latte Giovanni Robusti, inguaiato pure coni giudici ordinari e contabili, era stato senatore della Lega Nord nel 1994 ed europarlamentare nel 2008. E se il Carroccio si metteva di traverso, non è che gli altri partiti si stracciassero le vesti perché non si chiedevano i soldi agli allevatori. Poco importa se l’inerzia dettata dal tornaconto politico caricava sulla collettività un peso finanziario immane e il rischio di una sanzione europea salatissima.
Pagheranno i contribuenti, come sempre. Anche perché per questo genere di faccende, a differenza di quanto spesso accade qui, la prescrizione non opera. Solo che questa volta il destino ha giocato uno scherzo beffardo, facendo scattare il deferimento quando è in carica un governo che quelle multe si è mostrato deciso a farle pagare. Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, secondo cui il segretario leghista Matteo Salvini ora dovrebbe mettersi una felpa con su scritto «scusa», dice che in questi giorni sono partite le cartelle indirizzate a 1.300 allevatori che dovrebbero all’erario 832 milioni. Altri 507 milioni sono invece incagliati nella solita giungla di ricorsi: e lì allarga le braccia. Ma temiamo che non basti per impietosire Bruxelles. Meglio prepararsi al peggio

Quote latte, le multe che pagheremo (www.ansa.it)
Quote latte, le multe che pagheremo (www.ansa.it)

IL SILENZIO DEI COLPEVOLI
Ieri la Lega ha risposto da par suo, ovvero con i senatori Stefano Candiani e Paolo Arrigoni: «Invece di impartire lezioni, il ministro Martina si faccia un esame di coscienza e pensi alla realtà, visto che l’Imu agricola, vera e propria patrimoniale, preleverà 270 milioni di euro in tasse dal comparto agricolo». Voi direte: e che c’entra l’Imu agricola con le quote latte? Niente, appunto. A parte dimostrare che la Lega non è capace di rispondere nel merito. Stranamente, invece, Matteo Salvini, che di solito pontifica su tutto lo scibile umano ed oltre, sulla storia ieri non ha proferito parola: muto come un pesce. Il silenzio dei colpevoli.
(FOTO DI COPERTINA DA: CORRIERE DELLA SERA, CAVICCHI AFP)