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Matteo Renzi presenta Gigi D'Alessio

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Un intervento da campagna elettorale e anche un siparietto finale. La comparsata di Matteo Renzi da Barbara D’Urso per il referendum del 4 dicembre si è conclusa con un siparietto da presentatore: il premier ha presentato l’ospite successivo, ovvero Gigi D’Alessio, mentre in un’altra occasione aveva presentato Nino D’Angelo. Poco prima Silvio Berlusconi aveva deciso di far valere il suo peso elettorale sul presidente del Consiglio: «Io in 20 anni ho avuto 200 milioni di voti. Renzi, che non si è neppure presentato alle elezioni del Parlamento, ha avuto solo i 112 mila voti da sindaco di Firenze. C’e’ un abisso…»

Renzi annuncia Gigi D’Alessio a Domenica Live di next-quotidiano

Matteo Renzi presenta Gigi D’Alessio

Nell’occasione l’intervento del premier è stato un didascalico attacco da campagna elettorale. Ha parlato soprattutto agli elettori anziani (il pubblico della domenica pomeriggio) mandando messaggi molto semplificati sulla casta e sui risparmi della riforma, non disdegnando le promesse: «Il 22 dicembre inaugureremo la Salerno-Reggio Calabria. Sicuramente sarà inaugurata come da impegno preso su questa poltroncina. Poi vedremo chi ci sarà al governo…». E dalle ultime parole si è capito che questa era l’unica occasione per vantarsene, per lo meno secondo il premier. Renzi ha poi cercato di parlare agli indecisi e a chi vorrebbe votare contro di lui: «Non voglio minimamente fare polemica con gli altri. Sai quante persone a cui sto antipatico voteranno sì, perché pensano che Renzi è meno importante della riforma? La cosa importante è che ammoderniamo il sistema». Poco prima Berlusconi ha detto che con la riforma Renzi potrebbe diventare il “padrone dell’Italia”. Ma il premier non replica: «Lasciamo da parte i partiti. Non contano niente». Renzi si è anche buttato su lezioni di storia a modo suo: “Perché in Germania ha una sola Camera per fare le leggi? Sono meno furbi? E in Francia e Gran Bretagna sono meno furbi? Alla Costituente non si mettevano d’accordo e hanno ripetuto il sistema dello Statuto Albertino. Non si governo con la nostalgia. Questa riforma non è per il governo – ha insistito – ma per i nostri figli, non possono invecchiare senza che cambi nulla”. Infine un po’ di fantasia sui benefici effetti della riforma: “Per le politiche attive del lavoro, oggi abbiamo corsi di formazione o centri per l’ impiego diversi in ogni regione. Ed è soprattutto il Sud ad essere penalizzato, perché il sistema non funziona. Con la riforma al Sud avrebbero gli stessi livelli del Nord”. “Il livello di assistenza al lavoro e alla salute – ha insistito – sarà allo stesso livello al Nord come al Sud. E questo sono cose concrete”. Particolarmente comico il riferimento alle frequentazioni con Barack Obama: «Obama è stato in Toscana nel 1995, e abbiamo parlato delle colline Toscane. Quando lascerà la presidenza Obama verrà a Firenze e staremo un po’ insieme». E poi, riferendosi alla cena alla Casa Bianca: «Quella sera c’era Roberto Benigni, Paolo Sorrentino, c’era Vio Bebe!».

Matteo Renzi in “C’eravamo io, Vio Bebe…” di next-quotidiano