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Maria Elena Boschi risponde su Marco Carrai

Non è in programma la creazione di una nuova superstruttura per la sicurezza informatica, la supervisione dei servizi segreti resta in capo al sottosegretario Minniti ma il Governo potrebbe utilizzare un consulente per la cybersecurity. Lo ha detto la ministra  per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi (Pd), rispondendo a una interrogazione di Sinistra italiana sul caso di Marco Carrai, imprenditore del settore della sicurezza e uomo da sempre considerato molto vicino a Matteo Renzi. Nei giorni scorsi per Carrai si era parlato di una nomina a capo di un nuovo servizio specializzato nella sicurezza cibernetica. “La legge di stabilita’ del 2016 – ha sottolineato il ministro – ha previsto uno stanziamento di un fondo di ulteriori 150 milioni di euro su proposta del Governo, che il Parlamento ha approvato, proprio per rafforzare quella che e’ la prevenzione nel campo della sicurezza informatica e quella cibernetica. Anche alla luce degli eventi tragici che tutti ricordiamo, quindi una prevenzione collegata al fenomeno del terrorismo internazionale. La legge di stabilita’ del 2016 prevede quindi risorse aggiuntive ma non prevede alcuna modifica del quadro normativo di riferimento che disciplina la gestione di queste risorse e tantomeno il quadro normativo di riferimento per i servizi di sicurezza o legati anche eventualmente alla prevenzione informatica. Tanto e’ vero che la ripartizione di queste risorse avverra’ su decreto del presidente del Consiglio ma previa deliberazione del Comitato interministeriale per la sicurezza del Repubblica sentiti i responsabili di Dis, Aise ed Aisi e ovviamente sara’ comunque reso edotto il Copasir sulle scelte che verranno effettuate riguardo alla destinazione di queste risorse”.

Marco Carrai: i conflitti d’interesse dell’uomo di Renzi

“La legge di stabilita’, quindi, rammento che – ha proseguito Boschi – da un lato ha implementato le risorse, dall’altro non ha modificato il quadro normativo di riferimento. Rassicuro quindi l’onorevole interrogante che non e’ prevista alcuna forma di partecipazione di strutture private da questo punto di vista. Anzi, ribadiamo che l’unica autorita’ politica che e’ preposta ala gestione dei servizi di sicurezza e’ stato, e’ e sara’ il senatore Marco Minniti, che e’ legato al presidente del Consiglio e a tutto il Governo da rapporti di piena stima e fiducia”. “Ovviamente, il Governo, cosi’ come le altre istituzioni, ha facolta’ – ha sottolineato il ministro – di avvalersi di consulenze di carattere tecnico, scegliendo tra vari profili. Laddove il Governo decidesse di avvalersi di altre figure di consulenza tecnica gli onorevoli interroganti hanno tutti gli strumenti consentiti dalla legge e dai regolamenti per chiedere ulteriori informazioni e il Governo provvedera’ a rispondere celermente”. Palazzo Chigi aveva già fatto sapere che ogni conflitto d’interesse dovrà essere eliminato prima dell’eventuale nomina. Carrai è legato da amicizia fraterna con il presidente del Consiglio, che è stato anche suo testimone di nozze. Molto spesso è stato chiamato “il Gianni Letta” del premier, e in effetti anche Letta veniva spesso infilato da Berlusconi in ruoli che riguardavano la sicurezza. Ma Letta non aveva appena aperto aziende che lavoravano nel campo. L’incarico di Carrai dovrebbe avere una durata di due anni. Raccontava sabato scorso il Fatto in un articolo a firma di Francesco Bonazzi:

Il problema è che Carrai ha preteso la qualifica, per sé e per i suoi uomini, di agente segreto. Insomma, la famosa “licenza di uccidere”. Non che abbia in programma omicidi, ma il suo ragionamento è stato il seguente: “Se devo fare la guerra al crimine informatico, non basta essere una polizia, ma devo avere le prerogative e il raggio di azione dei servizi di spionaggio. Anzi, di controspionaggio”. Il discorso fila abbastanza dritto, ma pone un problema: il raccordo operativo con i Servizi (Aise, Aisi e Dis, Dipartimento per le informazioni e la sicurezza della Presidenza del Consiglio).
Lo schema su cui sta lavorando Renzi prevede dunque che l’agente Carrai e i suoi uomini siano incardinati funzionalmente sotto il Dis, diretto dall’ambasciatore Giampiero Massolo, in modo da avere la copertura operativa necessaria, ma poi dipendano direttamente da Minniti. Come la prenderà Massolo, per il quale pare peraltro che sia già pronta una poltrona da consigliere di Stato, è tutto da vedere. Della faccenda, in ogni caso, si sta occupando lo stesso Minniti. E non sarà una passeggiata neppure con l’Aise di Alberto Manenti.

Tra i compiti del Nucleo per la Sicurezza Cibernetica c’è quello di «coordinare nel rispetto delle competenze i diversi attori della cybersicurezza», «provvedere alla prevenzione e preparazione di eventuali situazioni di crisi», «mantenere attiva h24 e sette giorni su sette un’unità di allertamento e risposta». Il nucleo è per statuto il punto di riferimento nazionale per i rapporti con l’Onu, la Nato, l’Unione Europea.

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Marco Carrai, il fedelissimo

Conflitti di competenze, segreti di Pulcinella

Carlo Bonini su Repubblica di qualche giorno fa ha rispolverato il fantasma di Luigi Bisignani per spiegare l’opposizione dell’establishment («quel network di generali, uomini dei Servizi, alti ufficiali delle Forze armate») all’approdo di Carrai. Senza voler scomodare Sua Cappuccineria, basterebbe leggere cosa ha scritto una personalità non ostile nei confronti del governo Renzi ma vicina ai dossier come Peppino Caldarola:

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Lo status di Caldarola sulla nomina di Carrai

E mentre Palazzo Chigi per ora ha smentito la questione della nomina ad agente segreto, conviene ricordare che Carrai non è un funzionario dello Stato, non ha competenze specifiche o studi sul campo, l’azienda Cys4 è stata appena avviata. Eppure già concorre a una posizione di grande importanza all’interno di un team che lavora sulla sicurezza dello Stato. L’impressione che l’unico suo merito specifico sia l’amicizia con Renzi sarà dura da cancellare al Copasir.