Incredulità, disperazione, rabbia. Lo psicodramma pentastellato andato in scena sulla pagina Facebook dell'ex assessore al bilancio riassume alla perfezione quello che stanno vivendo gli elettori a Cinque Stelle romani. Che hanno scoperto nel peggiore dei modi che l'uno vale uno non conta proprio niente

Giovanni Drogo
Mentre nei palazzi della politica romana i portavoce del Movimento erano impegnati a combattere un’intensa guerra per bande il Popolo della Rete™, lasciato ingiustamente all’oscuro – e senza streaming – di quanto stava accadendo ha vissuto ieri un vero e proprio psicodramma. Argomento del giorno le dimissioni di Marcello Minenna, ex assessore al bilancio della giunta della sindaca Virginia Raggi. Mentre in Campidoglio il vicesindaco Daniele Frongia ci dava l’ennesima prova di onestà intellettuale con un «Cinque dimissioni? Non c’è nessuna crisi in Campidoglio, c’è trasparenza!», sulla pagina Facebook di Minenna il popolo degli elettori pentastellati iniziava a vivere un incubo dai risvolti piuttosto comici.

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Incredulità. Stupore. Disperazione

Questa volta, per tastare l’umore dell’elettorato non è stato necessario indire macchinose consultazioni online. Tutto si svolge alla luce del sole, in pubblico sulla pagina di Minenna. All’inizio, quando la notizia delle dimissioni dell’assessore al bilancio era stata ormai battuta da agenzie di stampa e giornali i grillini non ci volevano credere. Impossibile che uno dei componenti della giunta dell’onestà che aveva incassato la fiducia dei popolo sovrano si potesse dimettere così, ad appena due mesi dalle elezioni. L’idea stessa delle dimissioni era impensabile, in molti hanno chiesto la smentita, giudicandola una follia.

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I conti non tornavano e la colpa doveva essere dei giornalisti, pagati dalla ka$ta per seminare zizzania tra i Cinque Stelle. È noto infatti che i giornali sono “telecomandati” per dare addosso ai Cinque Stelle. Del resto per gli elettori Minenna non aveva alcun motivo per dimettersi: era onesto, stava facendo un buon lavoro e godeva della fiducia dei tifosi. Ma, come si è capito poi, il problema della squadra allestita dalla Raggi era negli spogliatoi, e i poteri forti questa volta non erano i giornali ma proprio le correnti interne alla maggioranza pentastellata.

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Forse c’è ancora una speranza per convincere Marcello a non lasciare il suo posto. Mano a mano che si fa strada la certezza che questa volta i giornali non hanno mentito e che le dimissioni sono un’amara e crudele realtà la disperazione dellaggente è evidente, lo si intuisce dal tono di messaggi come questo

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Questo

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Oppure un più sospirato “Marce rimani”

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In questo momento siamo dalle parti della scena finale di Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?

Arrivano anche lettere alla Oliver Twist direttamente dalla martoriata Sicilia

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Il popolo grillino le prova tutte per convincere “Marcello” a rimanere, a ritirare le dimissioni, a ripensarci, per il bene della città di Roma, del Paese che ha bisogno dell’esempio di una Roma a Cinque Stelle per riprendere fiducia in sé stesso e nelle istituzione e, ovviamente, per il bene del Partito. Ma, si sa, a Roma il vento cambia in fretta, perché come tutti gli amanti feriti e abbandonati anche gli elettori grillini passano subito all’attacco.

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Parte il primo siluro

Ti amo poi ti odio poi ti amo poi ti odio poi ti disprezzo

Ormai i grillini vogliono solo sapere perché Minenna ha lasciato la giunta. Le spiegazioni arriveranno solo qualche ora più tardi, da un articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, che l’assessore ex Consob in procinto di tornare all’Autorità linka e incolla sul suo profilo Facebook. Il popolo pentastellato quindi, in mancanza di trasparenza sulle motivazioni comincia a lavorare di fantasia. E fioccano le accuse: Minenna ha fatto un regalo al PD e quindi la deve pagare.

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Marcello, ma che uomo sei che abbandoni la nave proprio quando c’è più bisogno di te?

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Non è che il PD ha pagato di più? Alla fine, come scrive qualcuno con amarezza: pentastellati si nasce, non si diventa da un giorno all’altro, alludendo quindi al fatto che Minenna, uomo della Consob non fosse uno dei duri e puri dell’area movimentista del partito. In fondo nessuno l’ha mai visto ai gazebo o ai banchetti!

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La questione dei soldi, per il popolo delle rendicontazioni che si fa rimborsare pure gli scontri del caffè, è centrale: alla CONSOB lo pagavano di più e Minenna si è reso conto che il gioco non valeva la candela. Ma per qualcuno c’è di peggio: forse Minenna ha ricevuto qualche intimidazione mafiosa, non è possibile che un esponente del partito dell’onestà e dell’abnegazione sia costretto a lasciare così.

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COMPLOTTO

Ma non c’è solo rabbia e indignazione, c’è anche voglia di legarsela al dito e fargliela pagare, al “traditore”.

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E se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante, cancella con coraggio quella supplica dagli occhi. E quindi dicci perché ti sei dimesso.

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Ma perché tu non ti vuoi azzurro e lucente??

E infine l’amara considerazione di un attivista che non perde d’occhio le dinamiche semiotiche della Rete:

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Ed infatti questa mattina Minenna sembra aver dato ascolto al nostro esperto e ha modificato l’header della pagina. Giustizia è fatta finalmente!

Giovanni Drogo

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