Cultura e scienze

La storia della magnitudo "modificata" del terremoto di Casamicciola a Ischia

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Puntuali come sempre arrivano le polemiche sulla magnitudo del terremoto di ieri sera a Ischia. Gli esperti vulcanologi e geologi dell’Internet ritengono impossibile che la magnitudo del terremoto delle 20:57 di ieri con epicentro a 5 chilometri di profondità al largo dell’isola abbia solo una magnitudo locale (Ml) di 3.6. Per la verità il sito dell’INGV ha successivamente precisato in base ai rilevamenti più precisi della sala operativa di Napoli, che la magnitudo di durata registrata è pari a 4.0 gradi sulla scala Richter. I danni agli edifici di Casamicciola sono ingenti e più di qualcuno crede che quelle di 3.6 o di 4.0 non siano le magnitudo reali.

Il solito “giallo” della magnitudo modificata

Come è possibile, si chiedono in molti (non necessariamente teorici del “complotto della magnitudo ribassata), che un terremoto di così lieve entità abbia potuto sbriciolare interi edifici? Vale la pena ricordare innanzitutto che la magnitudo Richter misura la “forza” – cioè l’energia sprigionata – di un terremoto. Non viene invece misurata l’intensità che è l’effetto del terremoto sull’uomo e sugli edifici all’interno dell’area colpita dal sisma. C’è inoltre da tenere conto che si tratta di un sisma di tipo differente rispetto a quelli che hanno colpito il Centro Italia lo scorso anno. Gianluca Valensise, sismologo e dirigente di ricerca dell’INGV, su Repubblica spiega che il terremoto non è causato dal movimento delle placche (come sugli Appennini) ma dal vulcano che collassa sotto il suo stesso peso. Inoltre, precisa Valsenise, «Si tratta di scosse più superficiali e quindi più distruttive, anche se molto localizzate». Sono scosse più distruttive perché “più vicine” alla superficie, dove sono le case e gli edifici danneggiati o crollati in seguito alla scossa di ieri sera.

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Il terremoto di Casamicciola misurato in base alla scala Mercalli Modificata. Fonte: INGV

Il giallo della magnitudo modificata, che tanto appassiona i vulcanologi della domenica, invece non è per nulla un mistero e non nasconde alcun tentativo di occultamento della gravità della situazione. Il sismologo dell’INGV Antonio Piersanti ha spiegato all’AGI la differenza tra la prima magnitudo riferita, quella da 3.6 e quella successiva da 4.0.

La nostra procedura standard prevede un calcolo immediato della magnitudo locale (Ml), che funziona nella grande maggioranza dei casi con una buona approssimazione, ma è una stima calcolata per la sismicità appenninica. In questo caso invece, trattandosi di area vulcanica, si è opportunamente scelto di ricalibrare la stima utilizzando la magnitudo durata (Md), attraverso gli strumenti dell’Osservatorio vesuviano, e da 3.6 di Ml si è passati a 4.0 di Md.

Non c’è alcun rapporto diretto tra una magnitudo bassa o medio-bassa e il livello dei danni. L’area dove è stato localizzato il sisma è considerata ad altissima vulnerabiltà perché – spiega sul Corriere la geologa Micla Pennetta – il quadrante nord-occidentale dell’isola si trova nel blocco dove si ha il cosiddetto “danno atteso” maggiore. Pennetta, che è docente di Geologia ambientale e rischi naturali all’Università degli Studi «Federico II» di Napoli, precisa che la conformazione del terreno nei comuni “finisce per determinare un’amplificazione degli effetti sismici“.

Perché gli edifici sono crollati?

Non bisogna commettere l’errore di pensare che i terremoti siano tutti uguali e che il sisma di ieri abbia le stesse caratteristiche di quelli dello scorso anno. La genesi è diversa, la conformazione del terreno non è la stessa e anche il tipo di magnitudo calcolata non è lo stesso. Paragonare il sisma dell’agosto scorso (e i danni che ha provocato) con quello di ieri sera risulta quindi molto complicato e non è utile per comprendere cosa è successo e perché. La professoressa Pennetta ipotizza che potrebbe essere proprio il fatto che la parte di isola maggiormente colpita sia caratterizzata “da tufi rimaneggiati, depositi vulcanici che risultano poco coerenti e sono soffici” possa aver portato ad un cedimento del suolo e quindi al crollo degli edifici soprastanti.

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Fonte: INGV

Che Ischia sia una zona a rischio sismico lo dimostrano anche i terremoti catastrofici del passato. E per Aldo De Chiara, ex procuratore aggiunto di Napoli dal 2007 al 2012, uno dei fattori che hanno concorso al disastro è l’abusivismo. Non è ovviamente possibile dire ora se gli edifici danneggiati e crollati fossero abusivi o meno, rimane il dato che secondo De Chiara “tutte le costruzioni degli ultimi anni sono in gran parte fuori legge. Entro i 500 metri dal mare c’è un vincolo di inedificabilità assoluta”. E che alcune indagini in passato hanno accertato che è stato utilizzato cemento impoverito. E che l’abusivismo sia una realtà lo certifica anche la delibera della giunta di Casamicciola Terme che nell’aprile 2016 ha dato il via ad una nuova stagione di condoni edilizi. E così il tema degli abusi, che siano “di necessità” (come li chiama altrove il M5S) o meno torna di nuovo d’attualità. Certo, alcuni edifici storici potrebbero essere caduti per altre ragioni. Ma quando si parla di “abusivismo di necessità” non bisogna dimenticare che l’abuso non è solo costruire senza il permesso ma anche costruire senza il rispetto delle norme di sicurezza. E questo in un’Isola che sorge su un’area vulcanica non è cosa da poco.