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La maestra di Torino licenziata dopo il revenge porn ha finalmente avuto giustizia

La dirigente che l’aveva cacciata dalla scuola è stata condannata, così come una mamma e un’altra maestra coinvolte. E la maestra di Torino licenziata dopo essere stata vittima di revenge porn racconta: “Nessuno mi ha chiesto scusa, ma io mi alzo al mattino senza rancore e con la coscienza pulita”.

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“Nessuno mi ha chiesto scusa, ma io mi alzo al mattino senza rancore e con la coscienza pulita”. La maestra di Torino licenziata dopo essere stata vittima di revenge porn spiega come si sente dopo le tre condanne che hanno colpito proprio chi l’aveva umiliata. A partire dalla direttrice della scuola che l’aveva cacciata dicendole: “Non troverai più lavoro nemmeno per pulire i cessi di Porta Nuova”. La dirigente scolastica era accusata di violenza privata e diffamazione, una mamma, anch’essa condannata, di tentata violenza privata e violazione del codice sulla privacy. Mentre un’altra maestra è stata condannata a otto mesi per violazione della privacy.

La maestra di Torino licenziata dopo il revenge porn ha finalmente avuto giustizia

Ieri il Tribunale di Torino ha condannato tre persone al processo sul caso di revenge porn  che ha come protagonista la maestra d’asilo del Torinese. La donna, secondo la ricostruzione della procura, fu costretta a dimettersi dal suo incarico dopo la diffusione di alcune immagini a sfondo sessuale che aveva inviato al fidanzato dell’epoca. Racconta Repubblica:

È stata infatti condannata a un anno e un mese di carcere la direttrice della scuola che l’aveva licenziata. Temeva che i genitori avrebbero ritirato i figli dall’asilo e per costringerla alle dimissioni aveva organizzato una riunione, davanti alle colleghe, considerata dai pm Chiara Canepa e Ruggero Crupi una «gogna pubblica». Un anno è stato inflitto alla madre di una alunna del nido, accusata di aver fatto pressioni sulla maestra per convincerla a non denunciare l’ex fidanzato (che ha già chiesto un anno di messa alla prova). Il marito è stato assolto dall’accusa di aver diffuso alcuni scatti delle 33 foto osé ricevute nella chat del calcetto. Ed è stata invece condannata a otto mesi un’altra maestra che aveva girato le immagini ad alcune colleghe.

Lei racconta però che la sua vita, non è ancora tornata come prima. Non riesce a trovare lavoro come insegnante. E a Repubblica Torino dice di non aver mai ricevuto delle scuse:

Cosa vorrebbe per se stessa?
Solo tornare a insegnare, il mio obiettivo è quello. Ma è difficile perché quando chiedono referenze c’è sempre il marchio di questa storia».

Eppure lei ha ricevuto molta solidarietà, anche da parte della sindaca Chiara Appendino, che le aveva telefonato una volta resa pubblica la sua vicenda. Nessuna struttura l’ha contattata anche dopo il suo appello?
«Nessuno si è fatto avanti: forse davvero questa storia continua a intimorire».

Cosa fa lei adesso?
«Mi occupo di guardare bambini, come baby sitter, ma è un lavoro saltuario».

Pensa di poter perdonare chi l’ha umiliata?
«Non provo rancore. Io mi alzo al mattino e ho la coscienza pulita».

Qualcuno le ha mai chiesto scusa?
«Non mi hanno mai chiesto scusa, se lo facessero le accetterei, ma sinceramente non cambierebbe nulla».