Opinioni

Ma il M5S si è dimenticato il regolamento interno?

A sfottere al ritorno da Ferragosto ci pensa l’attualmente sospeso (dal M5S) sindaco di Parma Federico Pizzarotti, il quale ricorda su Twitter che gli aggiornamenti al regolamento e al Non-Statuto, che dovevano uscire sul blog di Beppe Grillo l’ultima settimana di luglio, alla fine è “scomparso”: ovvero ha fatto la stessa fine della procedura di sospensione di Pizzarotti, ancora appesa a più di due mesi dal suo inizio.


La questione dell’aggiornamento del Non Statuto e del Regolamento, pubblicizzata per la prima volta sul blog di Grillo il 20 luglio scorso, nasce dopo le tante vittorie con reintegro in tribunale che hanno conseguito gli espulsi del M5S di Roma e di Napoli.  Al momento il Non Statuto della Non Associazione (così è definita nel documento) è questo qui, ma esiste anche un “Sì Statuto“, che però non è il regolamento ma un altro documento che il Partito fondato da Grillo e Casaleggio si è dovuto dare per mettere in regola il M5S con le norme e i criteri stabiliti dall’Italicum per la partecipazione dei partiti alla competizione elettorale. Non è chiaro però cosa gli attivisti andranno a votare, perché nel post sul Blog è scritto semplicemente che saranno chiamati a confermare “delle modifiche di aggiornamento“. Quali? Non è dato di saperlo.

m5s statuto regolamento
Il post di Beppe Grillo che annunciava il voto per statuto e regolamento del M5S

In che modo sono state decise le modifiche? Lo ha fatto – rivelava il Fatto Quotidiano qualche giorno fa – il leader e gli avvocati del Movimento (tra i quali il nipote di Grillo, Enrico). Sono stati coinvolti gli iscritti? No, ma il componente del Direttorio (altro organismo introdotto con atto d’imperio dall’Umile Portavoce) Carlo Sibilia ha fatto sapere che le modifiche al Non Statuto e al Regolamento sono state fatte tenendo conto dei suggerimenti del Direttorio. Quindi l’Assemblea degli iscritti non è stata consultata. Nemmeno in Rete. Nel post che annunciava le votazioni per la ratifica delle modifiche Grillo lascia intendere che la partecipazione alle votazioni online assolva gli obblighi di convocazione dell’assemblea degli iscritti. Ma a quanto pare le cose non sono così semplici, come raccontava l’avvocato Lorenzo Borrè in un’intervista a L’Espresso di qualche tempo fa:

Per esempio?
“Per esempio la funzione assembleare”.
Non parli in avvocatese.
“L’assemblea è un organo deliberativo, un momento politico imprescindibile.  Sa quante volte si è riunita, l’assemblea dell’associazione del 2009? Mai”.
Le votazioni online non valgono come riunioni di assemblea?
“Secondo me no. Le due cose non sono equiparabili. In assemblea si sta tutti insieme, si può discutere. Sul blog ci sono più che altro dei plebisciti, non delle discussioni: volete espellere questa persona, sì o no? Salvate Barabba o Gesù? Il consiglio di stato, nel 1975, ha stabilito che è nullo uno statuto che preveda la delibera referendaria invece che assembleare”.
E quindi?
“Quindi quando dicono: “adesso modifichiamo lo statuto”, i Cinque stelle ricadono nello stesso errore e dimenticano un particolare”.
Quale?
“Non è Grillo o il direttorio che possono fare modifiche. Serve l’assemblea. Ma, per il codice civile, dovrebbero partecipare almeno tre quarti degli iscritti che oggi sono 120 mila. Dunque dovrebbero esserci 80 mila persone, dire di sì in 40 mila. Ci vorrebbe uno stadio. Ammesso che basti. In una riunione di condominio con 200 persone, già  non si combina niente”
Non si potrebbe delegare?
“Il sistema dei delegati non è previsto. C’è la democrazia orizzontale. Servirebbe una modifica statutaria”.

In primo luogo quindi la mera funzione di ratifica (il quesito sarà del tipo sì o no) non è una decisione assembleare. L’assemblea si deve riunire per discutere e deliberare, non per approvare un testo già pronto preparato dagli avvocati del Movimento (quello del 2013). Da un punto di vista teorico poi non sono Grillo, i suoi legali o il Direttorio a poter fare modifiche allo statuto ma l’assemblea degli iscritti alla quale è necessario partecipi almeno i tre quarti degli aventi diritto (ecco perché Grillo parla della partecipazione del 75%).

Alessandro D'Amato

Il direttore di neXt Quotidiano