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Lo squadrone di Landini che tremare Renzi fa

«Bisogna unire tutto quello che il governo Renzi sta dividendo»: la coalizione sociale di Maurizio Landini nasce con questo slogan stamattina nella riunione dedicatale alla sede della Fiom a Roma, e con buona pace della CGIL che vede come il fumo negli occhi la sua iniziativa. Al tavolo della Fiom siederanno Libera, l’associazione antimafia di Don Ciotti, Emergency di Gino Strada, Libertà e Giustizia, una serie di gruppi studenteschi e comitati come quello dell’acqua pubblica. Così, secondo Landini, sarà possibile creare un nucleo potenziale di aggregazione a sinistra del PD e contraria alla politica del governo Renzi. «Un attacco al lavoro e ai diritti senza precedenti», quello dell’esecutivo, che il sindacalista vuole respingere. Non necessariamente ponendosi obiettivi di discesa in politica: sul fatto che il modello della «coalizione sociale » siano Podemos e Syriza, ieri il leader ha ironizzato: «Non so parlare né spagnolo né greco, parlo a malapena l’italiano, quello che vogliamo fare è alla luce del sole».
 
LO SQUADRONE DI LANDINI CHE TREMARE IL MONDO FA
Una “vasta alleanza” politica, non partitica, che agisca su alcuni temi condivisi, come il referendum sul Jobs act. Perché di fronte a un governo così spregiudicato, non ci si può limitare a resistere e basta, secondo il segretario FIOM. Una visione condivisa da Sel, che punta da tempo a unire le forze della sinistra in un nuovo soggetto politico. Ma che non rappresenta il germe di un ‘partito di Landini’, secondo Pier Luigi Bersani: l’ex segretario, che domani con Roberto Speranza riunirà Area riformista a Bologna, continua a credere nella sinistra di governo incarnata dal Pd. Domani mattina Landini riunirà i rappresentanti di diversi soggetti sociali – da Emergency a Legambiente, da Libertà e giustizia al gruppo Abele – nella sede Fiom di corso Trieste. In contemporanea Nichi Vendola, a Caserta, terrà un nuovo appuntamento dell’iniziativa di Sel ‘Human Factor’. E a Bologna Speranza, Bersani e il ministro Maurizio Martina interverranno nell’assemblea di Area riformista, che conta oltre cento parlamentari e dalla quale sarà lanciata la proposta di un reddito minimo di cittadinanza. Sabato prossimo, poi – mentre Landini sarà con Libera a Bologna – la minoranza del Pd proverà a rilanciare con un evento a Roma un’azione unitaria a partire dalle riforme e dalla legge elettorale, per incidere sull’azione del governo. Ci sarà Sel ma non è stato invitato, nonostante alcuni contatti, il leader della Fiom, proprio per non prestare il fianco a chi sospetta stia lavorando a un partito. Sempre il 21 Sel metterà in moto il “laboratorio” della sinistra siciliana, con un’assemblea con i civatiani che hanno lasciato il Pd. Il 28 marzo, infine, la Fiom concretizzerà la sua “coalizione sociale” in una manifestazione a Roma, alla quale Sel già annuncia che parteciperà e un pezzo di Pd, spiega il bersaniano Alfredo D’Attorre, “guarda con attenzione per trovare convergenze su alcune battaglie per la democrazia, il lavoro e per cambiare il rapporto con l’Ue”. E la CGIL?

Corteo Cgil: foto di Elisa Calessi su Facebook
Corteo Cgil: foto di Elisa Calessi su Facebook

LA CGIL NON È ENTUSIASTA
La CGIL non fa per niente salti di gioia. Il Corriere della Sera ci racconta che Camusso & Co. non hanno nessuna intenzione di seguire Landini sulla strada della perdizione politica:

L’opinione del gruppo dirigente del sindacato guidato da Susanna Camusso si può sintetizzare in una frase: «Il mestiere della Cgil è un altro». Implicito il giudizio sull’iniziativa di Landini: lì si fa politica. A cominciare da quella convocazione «ad associazioni, reti e movimenti» che, ai piani alti di corso Italia, è parsa «il manifesto di un nuovo soggetto». Un partito.
Sul tema la Cgil si era confrontata in un seminario interno a gennaio, a cui hanno partecipato i segretari generali della varie categorie. In quella sede, quando le intenzioni del leader della Fiom erano note ma non ancora esplicite, Camusso aveva parlato chiaro:«La Cgil non può trasformarsi in una forza politica, non può essere il braccio organizzato di un’area di partito né l’aggregatore di movimenti». Parole che,si ribadiva ieri al vertice del sindacato,valgono tali e quali anche ora, davanti all’accelerazione di Landini.
 

Una posizione assolutamente spiegabile anche con le circostanze concrete: ad oggi questa coalizione non è solo accreditata di scarso successo elettorale, ma soprattutto aderendo a una forza esplicitamente contraria al Partito Democratico il sindacato rischierebbe una marginalizzazione anche in quello che è il suo mestiere: fare i contratti. A tutto vantaggio di CISL e UIL, che potrebbero a quel punto persino rivendicare la purezza delle loro lotte sindacali.
 
IL PUNTO E LA VIRGOLA
E allora qual è il punto? Il punto è che Landini non vuole fare un partito, ma la strada sembra proprio quella. «Il nostro problema è riaprire una rappresentanza politica del lavoro» che contrasti la «coalizione sociale che il governo ha stretto con Confindustria». Un soggetto più largo a sinistra vuole costruirlo Sel, spiega Nicola Fratoianni, perché bisogna “unire le forze” per riuscire a incidere. Ma il partito di Vendola per ora non trova terreno fertile nel Pd. Dopo che Gianni Cuperlo ha evocato il rischio di una rottura del partito sulle riforme, il premier gli ha chiesto di incontrarsi (ma un incontro sarebbe già avvenuto qualche settimana fa). E parole concilianti le pronuncia il tesoriere Francesco Bonifazi, convinto che “la scissione non ci sarà”. “Il Pd è casa mia”, non si stanca di ripetere Bersani, che continuerà a pretendere modifiche all’Italicum e a Renzi chiede di “fare sintesi”. Dalla coalizione di Landini, sostiene l’ex segretario, “non può venire fuori un soggetto politico in grado di dare risposte” ma una “strategia che riguarda il sindacato”. E allora ecco che lo squadrone di Landini che tremare Renzi fa sembra lontano, mentre la minoranza PD è inutile. Peggio di così è difficile.

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