Cultura e scienze

L'intervista di Lilli Gruber a Dio su Repubblica e Calabresi

eugenio scalfari lilli gruber

In principio era Eugenio, e Eugenio era presso Repubblica, e Repubblica era Eugenio. Ma oggi, come ha preso la divinità più amata del giornalismo italiano la decisione di cambiare il direttore di Repubblica senza farglielo sapere prima? Il colpo l’ha fatto Lilli Gruber, che ha intervistato Dio ieri in diretta a 8 e 1/2. Dio, nella sua magnanimità, ha dichiarato quanto segue:

“Io ho avuto un minimo di delusione, di fastidio, del fatto che l’ingegnere Carlo De Benedetti, che è presidente e proprietario della nostra società, non mi abbia consultato prima di decidere il nuovo direttore della testata ma me lo abbia comunicato quando il consiglio di amministrazione aveva già deciso. Questo mi ha infastidito. Visto il grande affetto reciproco, pensavo mi consultasse, anche se probabilmente gli avrei dato il nome di colui che poi sarà il direttore, Mario Calabresi. Ha pensato “Io decido un nome, e se poi Eugenio ne fa uno diverso, gli faccio uno sgarbo”. E quindi per non farmi questo sgarbo me ne ha fatto un altro. Allora io mi sono arrabbiato e ho detto ‘Non scrivo più’. Dopodiché, De Benedetti si è piazzato a casa mia, mi è venuto a trovare per dirmi ‘Non lo devi fare’ e mi ha chiesto scusa. Allora facemmo l’impattata e lui ha ottenuto che io scrivessi”.

 
E noi qui francamente ce lo immaginiamo, De Benedetti sotto casa di Scalfari che si fa accompagnare da un’orchestrina di strada mentre intona ‘O surdato innamorato e Fatti mandare dalla mamma, finché il cancello nero (cit.) non si apre e lo fa passare. Poi ce lo immaginiamo mentre in ginocchio chiede scusa a Dio che nella sua infinita bontà concede con magnanimità il perdono, insieme a un poderoso calcio in culo al peccatore perché va bene che ti perdono ma questa te la devi ricordare così non ti permetti più.

Eugenio Scalfari parla di De Benedetti e Calabresi di next-quotidiano
De Benedetti ha quindi ottenuto che Scalfari scrivesse, ma, fa sapere Io Padre Fondatore, scrivere non significa mica scrivere con una scadenza fissa. E qui entra in scena anche Mario Calabresi, nuovo direttore di Repubblica. Anche lui ha chiesto udienza alla Casa di Dio, che nella sua magnanimità gliel’ha concessa:

 “Ho chiesto di scrivere senza una data fissa ma quando ho voglia di scrivere, perché una rubrica fissa richiede un grande lavoro di preparazione, la lettura di un gran numero di giornali ed è faticoso. Poi è venuto Mario Calabresi a trovarmi a casa e mi ha chiesto di continuare con la rubrica domenicale per una serie di ragioni, tra cui: “Quello che tu scrivi serve anche a me per entrare definitivamente dentro l’atmosfera di Repubblica”, mi ha detto. E poi mi ha detto che priverei il paese di una voce importante. Allora ho accettato tutto e continuerò a scrivere di domenica”.

Quindi, in sintesi, Dio non ha scelto il direttore di Repubblica e continuerà a scrivere di domenica nonostante non volesse. Niente male, per un Onnipotente. La Gruber ha comunque interrotto Scalfari sul più bello: non gli ha consentito infatti di raccontare che dopo De Benedetti e Calabresi anche Papa Francesco ha bussato alla sua porta per chiedergli scusa per quella vecchia storia dell’intervista. Dio stavolta non l’ha lasciato salire perché la donna delle pulizie aveva appena passato la cera, ma con un gesto dal balcone ha concesso l’assoluzione. Dio è magnanimo. Rendiamo grazie a Dio.