Politica

L'inesistente invasione degli immigrati

Il primo dicembre l’OECD, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ha pubblicato il trentottesimo International Migration Outlook. Il documento riassume i dati della ricerca condotta dall’OECD sulle migrazioni verso i 23 paesi dell’OECD (compresa l’Italia) e ha come obbiettivo il monitoraggio delle possibilità di accesso da parte degli immigrati al mercato del lavoro dei paesi di destinazione.
 
MIGRAZIONI IN CALO
Secondo i dati raccolti dall’OECD ci sono attualemente più di 115 milioni di immigrati residenti all’interno dei paesi presi in esame, questa cifra corrisponde a circa il 10% di tutta la popolazione. Un ulteriore 5% è costituito da figli di immigrati nati nei paesi ospitanti. Bisogna tenere conto che i dati analizzati dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico tengono in considerazione solo le cifre dell’immigrazione legale, quindi nel calcolo non vengono inclusi gli sbarchi di clandestini, ad eccezione di coloro che presentano domanda d’asilo.

Cambiamento nei flussi migratori rispetto al periodo 2007-2011 (fonte. OECD International Migration Database)
Cambiamento nei flussi migratori rispetto al periodo 2007-2011 (fonte. OECD International Migration Database)

Dall’inizio della crisi economica nel 2007 un disoccupato su cinque all’interno dei 15 milioni di coloro che hanno perso il posto di lavoro dal 2007 è immigrato. La ricerca evidenzia che in molti dei paesi presi in esame gli immigrati incontrano maggiore difficoltà a essere assunti nuovamente rispetto alla popolazione locale. Rispetto ai non immigrati però ci sono meno disoccupati specialmente nel caso di coloro con un basso livello di scolarizzazione, le possibilità di essere assunti sono maggiori (il 54,1%) rispetto ai cittadini residenti nella stessa condizione (il 52,6%). L’opposto invece è stato registrato nel caso di coloro che hanno un alto livello di istruzione, gli immigrati con un alto tasso di scolarizzazione hanno meno possibilità di essere assunti rispetto alle loro controparti locali (77% contro 84%) e nel 50% dei casi di assunzione risultano troppo qualificati rispetto alla mansione che svolgono.
Motivi d'ingresso nei paesi ospiti. (fonte: OECD International Migration Database)
Motivi d’ingresso nei paesi ospiti. (fonte: OECD International Migration Database)

La crisi ha contribuito anche al cambiamento del flussi migratori: non c’è da sorprendersi se l’immigrazione verso la Germania ha subito un notevole incremento mentre quella verso altre “mete tradizionali”, come ad esempio USA, Italia, Portogallo e Spagna è in calo. Si registra invece un aumento degli spostamenti tra i paesi dell’OECD, in particolare tra gli stati dell’Unione Europea. Ancora una volta la Germania è la meta privilegiata con quasi un terzo dei migranti interni totali. La migrazione di interi nuclei familiari invece continua a diminuire (un trend iniziato nel 2008). La ricerca mostra che nel 2012 il calo è stato del 1,7%, soprattutto a causa della diminuzione degli arrivi in Spagna, in Italia, negli USA, nel Regno Unito e in Belgio. Nel complesso anche gli spostamenti dovuti alla ricerca di lavoro sono in costante calo, con un -12% registrato nel 2012 rispetto all’anno precedente. I dati preliminari riguardanti il 2013 mostrano che, dopo un calo dello 0,8% nel 2012, il numero di immigrati permanenti è salito di quasi l’1%. Le migrazioni di coloro in cerca di lavoro rimangono invece in costante calo fin dall’inizio della crisi.
 
COSA SUCCEDE IN ITALIA
L’analisi dell’OECD (che combina i dati di Ministero dell’Interno, Istat e Ministero del Lavoro) evidenzia come i flussi migratori verso il nostro paese siano in costante calo fin dal 2008. Gli immigrati regolari arrivati in Italia in cerca di una residenza a lungo termine nel 2012 sono stati 321.300, una cifra che corrisponde al 10% in meno rispetto al 2011 eallo 0,4% della popolazione italiana. Nel complesso quindi gli stranieri residenti in Italia sono (a fine 2012) 4.39 milioni, ovvero il 7,4% della popolazione totale.
Percentuale di immigrati rispetto al totale della popolazione
Percentuale di immigrati rispetto al totale della popolazione

L’immigrazione irregolare invece ha dei trend diversi: si è passati dalle 62.700 unità registrate nel 2011 alle 13.300 del 2012 per poi vedere un balzo di 42.925 arrivi nel 2013. Nei primi sei mesi del 2014 si sono registrati circa 63.900 arrivi. La maggior parte degli immigrati irregolari provengono dalla Siria e dall’Eritrea.
Per quanto riguarda il mondo del lavoro invece gli immigrati risultano mediamente ben inseriti all’interno del mondo del lavoro anche se si evidenzia un calo del livello occupazionale e un maggiore numero di disoccupati stranieri rispetto agli italiani (e rispetto alla media dei paesi OECD).
migrazioni OECD - 2
Livelli occupazionali in Italia

Per chi pensa che gli immigrati stiano rubando il posto di lavoro agli italiani ecco i dati che mostrano come la crisi occupazionale abbia colpito maggiormente gli stranieri:
migrazioni OECD - 10
Questi invece i dati della media dei paesi OECD:
I livelli occupazionali medi dei paesi OECD
I livelli occupazionali medi dei paesi OECD

LE DISCRIMINAZIONI NELLE ASSUZIONI
Un articolo di Quartz ci proprone oggi una mappa delle discriminazioni razziali operate durante la selezione del personale. A quanto pare al momento della selezione dei potenziali candidati per un posto di lavoro gli operatori operano una discriminazione basata sulla provenienza dei candidati. A parità di capacità e abilità tecniche i candidati con un cognome straniero vengono discriminati rispetto ai cognomi “locali”.
La mappa delle discriminazioni (Fonte: Quartz.com)
La mappa delle discriminazioni (Fonte: Quartz.com)

Come si è giunti a questa conclusione? In base al numero di volte che un lavoratore deve inviare il proprio curriculum per un posto di lavoro prima di ricevere una chiamata e ottenere un colloquio con l’agenzia o con il datore di lavoro. Non è facile però capire quali siano le motivazioni di questo genere di discriminazioni, a volte è un processo inconsapevol e invece volte invece basato sull’assunzione che un particolare gruppo etnico abbia particolari caratteristiche che lo potrebbero rendere inadatto al lavoro.