Cultura e scienze

Cosa succede in America quando una donna dice che le vittime di Weinstein "se la sono cercata"

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È trascorsa poco più di una settimana da quando Asia Argento ha confessato di aver subìto una violenza sessuale da Harvey Weinstein, famoso e potente produttore di Hollywood. La Argento non è stata l’unica a raccontare delle molestie subite. Altre star del cinema hanno raccontato di essere state violentate, molestate o oggetto di tentativi di approccio espliciti da parte di Weinsten. Ma dal momento che l’attrice italiana – così come le sue colleghe d’oltreoceano – non ha denunciato subito l’accaduto è stata accusata di essersi inventata tutto.

Lo slut shaming nei confronti di Asia Argento continua

Diversi giornalisti e opinionisti – sia di sesso femminile che maschile – hanno detto che la Argento stava “frignando” per niente. Perché è passato troppo tempo. Perché ne avrebbe tratto un vantaggio economico. Perché avrebbe avuto una relazione con Weinstein (circostanza smentita da Asia Argento a CartaBianca). C’è stato chi ha preteso di spiegare come avrebbe agito in una situazione simile: dicendo un fermo NO, uscendo dalla stanza, prendendo a morsi il membro del violentatore. Altri invece ci hanno ci spiegavano che cedere alle avances del boss non è violenza né stupro ma prostituzione. Perché alla fin fine «può essere violenza se una donna prova un orgasmo?».
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La risposta sembra essere di no. Per questi ed altri mille motivi, tra cui il fatto che Asia Argento ha molti tatuaggi e sta antipatica a molti nello showbusiness italiano, lei non ha diritto ad essere chiamata vittima. Anzi, è complice. In questi giorni molte donne famose, attrici, giornaliste, showgirl e opinioniste hanno attaccato Asia Argento rinfacciandole di non aver fatto abbastanza per denunciare Weinstein e di non averlo fatto per tempo. Il modo in cui la stampa italiana ha raccontato e affrontato la vicenda è stato definito scandaloso da alcuni siti stranieri che ne hanno stigmatizzato il maschilismo e la misoginia.

L’editoriale di Mayim Bialik che accusa le vittime di Weinstein di essere state poco accorte

Oltreoceano invece la vicenda è stata raccontata diversamente e nessuno si è sognato di dire che le varie Paltrow, Jolie o McGowan sono delle prostitute. Nessuno dei grandi giornali ha scritto che in fondo sono cose che capitano e che chi sceglie di fare l’attrice sa bene a cosa va incontro e che non si può fare finta di scoprirlo a quarant’anni suonati reinventandosi una verginità che non si è mai avuta. Per dare un’idea del dibattito in corso negli USA Quentin Tarantino ha dichiarato di sentirsi in colpa perché avrebbe potuto e dovuto fare di più per fermare Weinstein (che ha prodotto film come Pulp Fiction) e di sapere da tempo delle voci sul conto del produttore.
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Se qui in Italia l’argomento è stato affrontato con il piglio di chi quando incontra una vittima di stupro sta bene attento a guardare cosa sta indossando per giustificare lo stupratore e fare un po’ di slut shaming negli USA invece la cosa è stata presa davvero sul serio. Non da tutti però. Ad esempio Mayim Bialik – attrice che ha fatto parte del cast di “The Big Bang Theory” – ha scritto un pezzo per il New York Times nel quale dice di non essere sorpresa dalle rivelazione sul comportamento di Weinstein.

Rinfacciare alle vittime di stupro di essersela cercata è crudele, e stupido

Fortunatamente però lei ha “sempre seguito i consigli della mamma” che l’aveva avvertita che gli uomini “vogliono solo quello”. La Bialik non dice nemmeno che le vittime di Weinstein hanno sbagliato, dice che chiunque sa che non stiamo vivendo in un mondo perfetto e pertanto ci si deve comportare in maniera da non attirare le attenzioni dei predatori sessuali. Siamo lontani anni luce da quello che è stato detto su Asia Argento.
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Eppure su Twitter la Bialik è stata sommersa di critiche. Che senso ha sbattere in faccia ad una vittima di violenza sessuale un modello ideale di donna che è in grado di evitare di essere stuprata? Non è un gesto decisamente crudele? Del resto anche le donne che si “vestono a modo”, che non si truccano e che non hanno l’aspetto appetitoso di una supermodella vengono violentate. Evidentemente il problema non sta né nel modo di vestirsi né nell’atteggiamento.
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In un primo momento l’attrice ha provato a giustificarsi dicendo di essere stata fraintesa e che mai e poi mai penserebbe di dire che la colpa di uno stupro è da ricercare anche nel modo in cui una donna si veste o si comporta. Ma nel pezzo sul NYT la Bialik ha scritto proprio quello e di essere consapevole di non essere conforme al modo di presentarsi delle altre donne di Hollywood.

My mom didn’t let me wear makeup or get manicures. She encouraged me to be myself in audition rooms, and I followed my mother’s strong example to not put up with anyone calling me “baby” or demanding hugs on set. I was always aware that I was out of step with the expected norm for girls and women in Hollywood.

Senza contare che in quel periodo la Bialik (ora quarantenne) era minorenne ed era seguita ovunque dalla madre. Probabilmente l’articolo non voleva davvero essere un attacco alle vittime di Weinstein, al contrario di quelli letti in italia che sono un chiaro attacco ad Asia Argento.

Le scuse di Mayim Bialik

La Bialik in fondo voleva dire una cosa abbastanza scontata e ovvia: che Weinstein non è l’unico stupratore di Hollywood. Ma l’ha detta in un modo e in un momento che l’ha fatta sembrare qualcos’altro: slut shaming. Nel dibattito è intervenuta Patricia Arquette che ha bacchettato la Bialik, sua sorella Rosanna è una delle attrici che hanno accusato Weinstein di violenza sessuale.
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La Arquette ha fatto notare che è sbagliato addossare sulle donne vittime di violenza il fatto che “Hollywood funziona così”. In Italia invece molte donne hanno spiegato ad Asia Argento che il mondo dello spettacolo funziona così, che loro sono state brave a non farsi stuprare e a rifiutare le avances dei loro capi.
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Il risultato non sono stati altri articoli o altri tweet dove la Bialik andava a scavare nel passato delle vittime di Bialik per dimostrare che sì, in fondo erano davvero troie. Perché anche una troia può essere vittima di uno stupro. La Bialik ha scelto un’altra strada. Chiedere scusa. Scusarsi con le vittime di Weinstein e con tutte le vittime di stupro dichiarando loro il proprio sostegno. Ma soprattutto si è resa conto di aver causato molta sofferenza e ha umilmente chiesto scusa a chi si è sentito offeso dal suo editoriale. La vicenda, lungi dall’essere considerata marginale, è stata raccontata perfino sul Washington Post. In Italia invece ieri Libero ci proponeva un interessante sondaggio sul tema “molestie sessuali”, Rossella Brescia ci spiegava come evitare di essere stuprate anche se siete belle e altre ricordavano che Asia Argento una volta ha insultato Giorgia Meloni. Per chiedere scusa invece c’è sempre tempo.