Cultura e scienze

Le meravigliose bufale dei giornali sulla Grecia

Su temi che tengono banco per più settimane i quotidiani hanno una doppia strategia: gli articoli di cronaca, con le informazioni (il più possibile) aggiornate, e le fonti (più o meno) verificate. E poi c’è l’articolo di colore, il ‘retroscena’ confidenziale, in taglio basso, nel quale si sbrigliano le ambizioni letterarie del giornalista. E ci si prende a volte – ahimè – un po’ di libertà con i fatti.
 
LE ALTRE BUFALE DEI GIORNALI SULLA GRECIA
La vicenda della crisi greca e le iniziative del nuovo governo sono il classico terreno d’esercizio per la seconda pista. Ettore Livini compila infatti per ‘Repubblica’ del 24 marzo scorso un ‘retroscena’ dai tratti inquietanti. Già nel titolo: “E Atene è un incubo per gli inviati Ue” (con tutta la pregnanza narrativa della congiunzione iniziale). Un buon articolo di questo tipo comincia con una retrospettiva ‘storica’; leggiamo:

Poul Thomsen, l’odiato (in Grecia) ex numero uno del team di creditori, è stato costretto negli anni scorsi a nascondersi nei sotterranei dei ministeri e negli spogliatoi di una palestra privata per sfuggire alla rabbia delle addette alle pulizie licenziate e dei disabili inferociti per i tagli al welfare.

Mentre noi ci immaginiamo il povero Thomsen che fugge sanguinante rincorso da torme di manifestanti inferociti, a un passo dal linciaggio, con qualche breve verifica si scopre come sono andate veramente le cose. Ottobre 2012: Poul Thomsen cerca di raggiungere il ministero della Previdenza Sociale attraverso un’entrata secondaria, per non dare nell’occhio. Malgrado questa precauzione un sit in di protesta -una decina di persone ordinatamente disposte dietro uno striscione, senza intralciare in nessun modo l’accesso- è in corso presso il ministero (un altro funzionario troika, poco prima di Thomsen, arriva al ministero in questo video). Gli accompagnatori di Thomsen lo fanno entrare nel fabbricato ma sbagliano corridoio, e di fronte all’entrata di una palestra sono costretti a fare dietrofront. Per riguadagnare subito dopo l’accesso giusto. Tutto questo con effetti più comici che drammatici, come il lettori potranno verificare guardando questo filmato:

Tutto questo diventa, nel retroscena di Livini, Thomsen constretto a nascondersi ‘negli spogliatoi (ultimo rifugio dell’uomo in lotta!) di una palestra privata‘. Opportuno precisarlo, perché una palestra pubblica male avrebbe corrisposto allo schema ‘pubblico-spendaccione-cattivo’ versus ‘privato-efficiente-generoso luogo d’asilo’. Ma ovviamente non può finire qui. Siamo infatti doviziosamente informati che:

il clima tra la Grecia e i partner, complici le incomprensioni di queste settimane, si è deteriorato.

Ci era invece parso che le cose si rimettessero decisamente meglio, con la visita di Tsipras a Berlino (che lo stesso articolo cita poco dopo), e l’ottimo clima con la Merkel; o ancora con il cordiale incontro dei due ministri degli esteri greco e tedesco. Ma forse abbiamo capito male.
 
I BUONI, I CATTIVI, I BUFALARI
La vita, comunque, è dura per il successore di Thomsen, Declan Costello, il quale

dopo una serie di minacce nemmeno troppo velate

(ma quali? non si capisce chi e a proposito di che l’avrebbe minacciato) non può trovare pace quando va ad Atene (soprassediamo sul fatto che le minacce le ha fatte Costello ai greci, non il contrario). Altre indiscrezioni sulle minacce riportate nel resto dell’articolo sono verosimilmente ‘aspirate’ da un pezzo del Wall Street Journal, tutto costruito sulle solite ‘voci’ dal vertice a otto di venerdì 20. La capitale greca, malgrado la rassicurante permanenza del Partenone, è ormai ‘un incubo’ per Costello, che vaga ramingo in cerca di una stanza:

Costello e i suoi compagni d’avventura hanno faticato a trovare un albergo che li accogliesse. E una volta rimediata una camera sono rimasti segregati lì. Il governo nega loro le autorizzazioni per entrare nei ministeri. Quando hanno bisogno di informazioni  –  dice il tam tam locale  –  sono costretti a fare richiesta scritta e ad attendere (a volte anche giornate intere) che qualcuno arrivi con la risposta.

Chissà come avrà fatto Livini a sapere che gli albergatori hanno detto “No, ci dispiace, non c’è più posto” a Costello e ai suoi ‘compagni d’avventura’ (avevamo parlato di ambizioni letterarie, no?). Forse avrà telefonato ad una ad una le reception degli hotel ateniesi? (che ovviamente gli avrebbero confermato che la camera sì, c’era, ma che a Costello proprio non si poteva darla). O magari avrà verificato sul posto, al seguito del corteo di prodi eroi? Difficile, visto che l’articolo è scritto da Milano. Forse sottovalutiamo il rigore informativo del ‘tam-tam locale’.
 
LA FONTE DI LIVINI
Ma scava scava, si scopre la “fonte” di Livini. L’immagine del vagabondaggio alberghiero è stata creata in realtà dall’ex ministro, ex vice-primo ministro, presidente del Pasok, e grande attuatore delle politiche della troika Evangelos Venizelos, che in parlamento ha così stigmatizzato il governo Tsipras (seduta del 18 marzo):

” ha consumato tutti i suoi sforzi per trovare un nuovo nome alla troika, e per stabilire come nascondere i suoi emissari da un albergo all’altro“.

bufale giornali grecia 2
Quanto al divieto di entrare nei ministeri, qui presentato come l’arbitraria ripicca del cattivissimo Tsipras, si tratta del metodo di lavoro concordato dal governo greco con il ‘Gruppo di Bruxelles’ (Eurogruppo del 20 marzo). Riunioni degli omologhi tecnici in luoghi terzi, presso un albergo (più precisamente l’Hilton di Atene), con ‘fact finding’ (cioè analisi dei documenti) sul posto, e messa a disposizione del materiale necessario. Evidentemente Livini considera che la normalità sia l’istallazione dei delegati della troika direttamente nelle direzioni ministeriali (del resto anche Samaras e Schauble l’hanno pensata così). Infine, per dare un colpettino al cerchio, dopo aver sfondato la botte, Livini c’informa che due ristoratori greci residenti in Germania hanno ricevuto una lettera di insulti. Molti anni fa esisteva una casa editrice, la Angelo Ghiron, che pubblicava collane dedicate agli adolescenti. Più che le storie di maghi, andava all’epoca di moda la “presa di coscienza”. In uno di quei libretti (le notizie del giorno) si scriveva: ” [i proprietari dei giornali] hanno interesse a dare le notizie in un certo modo”. Non sappiamo se Ettore Livini abbia avuto la fortuna di un’educazione militante, ma se è stato il caso, in quest’articolo ne restano ben poche tracce.