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La verità sulle quote migranti

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi nei giorni scorsi ha polemizzato duramente con i Paesi europei che si oppongono all’accoglienza dei rifugiati. Il premier ha minacciato di non versare quanto dovuto all’Unione Europea se tutti i Paesi non si faranno carico delle rispettive quote di stranieri. In particolare lo scontro si è acceso nei confronti dell’Ungheria. Il primo ministro ungherese ha accusato il collega italiano di essere «nervoso» per i problemi di bilancio interni. Renzi ha replicato invitando l’Ungheria a onorare i suoi impegni. Ma non c’è solo l’Ungheria dietro la lavagna dei cattivi, anzi. Un’infografica pubblicata oggi sul Corriere della Sera riepiloga senza pietà quale sia la differenze tra il totale delle quote previste dalle decisioni dell’UE in marito all’accoglienza dei migranti e la realtà dei profughi effettivamente ricollocati: dovevano essere 47857 e ne sono stati ricollocati il 2,9%, ovvero 1392. Spiega Francesco Verderami:

E i numeri sul ricollocamento dei richiedenti asilo smascherano l’ipocrita solidarismo dell’Unione verso Roma. Nei documenti redatti dal Viminale il ministro dell’Interno legge non solo «le ragioni della crisi dell’Europa» ma anche «la minaccia dell’interesse nazionale». Ecco cosa spinge Alfano a prefigurare — in assenza di novità sostanziali — «un passo formale del governo verso la Commissione», perché Bruxelles imponga agli Stati Ue il rispetto degli accordi presi. O li sanzioni in base ai poteri attribuitele dai Trattati. Per l’Italia «non è accettabile» che continuino a restare disattese le «Decisioni» numero 1523 e 1601 con le quali i partner europei si erano impegnati ad accogliere «per quota» una parte di migranti approdati sul territorio nazionale.
«Non è accettabile» che su 47.857 richiedenti asilo da trasferire in altri Paesi comunitari ne siano stati finora ricollocati solo 1.392. «Ancor più grave che negare la solidarietà è assicurare la solidarietà e poi negarla», commenta il titolare del Viminale scorrendo la black-list degli inadempienti. Nell’atto d’accusa sono compresi tutti gli Stati dell’Unione, dato che nessuno ha tenuto fede alla «solenne promessa» fatta nella primavera del 2015, all’indomani dell’ennesima strage di innocenti nel Mediterraneo. Allora i leader europei si strinsero al fianco dell’Italia, «allora — ricorda il ministro dell’Interno — ci venne offerta la solidarietà in cambio di gesti di responsabilità. Dicevano: “Noi ci faremo carico di una parte dei migranti ma voi dovrete organizzare gli hotspot, prendere le impronte digitali, sigillare le frontiere…”.  Quanto dovevamo fare, noi l’abbiamo fatto. Loro invece ci hanno voltato le spalle»

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Le quote migranti previste dalla redistribuzione europea e la realtà (Corriere della Sera, 30 ottobre 2016)