Opinioni

La tragedia di un Vaticano ridicolo

Se la risposta del Vaticano allo scandalo Vatileaks è l’indagine per divulgazione di notizie riservate a carico di Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi, è evidente che Oltretevere non hanno capito la domanda. Mentre il Papa ieri si baloccava con i discorsi sui troppi tablet, smartphone e televisioni accese a tavola, come le vecchie nonne che ciascuno ascolta con pazienza perché ormai non ci stanno più tanto con la testa, monsignor Pietro Vittorelli, ex abate di Montecassino, finiva indagato con l’accusa di aver soffiato 500mila euro dell’Otto per mille per fare la bella vita tra Rio de Janeiro e Londra. Ce ne sarebbe abbastanza, e sempre che non basti tutto quello che si trova nei due libri che hanno fatto incazzare il Papa, per capire che più che guardare il dito sarebbe il caso di dare un’occhiata alla luna. Se non altro, prima che si decidano a farlo quegli impiccioni dei magistrati.
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Nei libri di Nuzzi e Fittipaldi, e al netto dei propositi di vendetta che potrebbero aver animato monsignor Vallejo Balda e Francesca Chaouqui, si raccontano infatti non solo le case di lusso dei cardinali a canone zero, ma anche una serie di vicende non certo onorevoli che riguardano le finanze vaticane. In risposta a tutto ciò, il segretario della CEI ha perso un’ottima occasione per stare zitto chiedendo di conoscere i guadagni dei due libri, e volendo così insinuare il dubbio che gli altri facciano le cose per soldi. Probabile, per carità. Ma raccontano le carte giudiziarie (e non soltanto nel caso di Vittorelli) che non solo il giornalismo sembra essere così avido e venale. Anzi.
Certo, il Vaticano è abituato bene. È abituato a vedere il potere temporale inchinarsi di fronte al Papa: perché dovrebbe preoccuparsi di quegli impiccioni dei giornalisti? Tanto più che da quando è scoppiato il Vatileaks 2 la tv (quella che non dovrebbe essere accesa mentre si cena) si è riempita di altri giornalisti che accusano Nuzzi e Fittipaldi di “voler far male al Papa” per una cosa che “si è già risolta”: sembra di sentire le stesse scuse di quando era scoppiato lo scandalo pedofilia. Sappiamo invece che la storia alla fine è andata diversamente e il papato si è giustamente preso le proprie responsabilità e chiesto perdono per quei fatti. Ma qui la situazione è più delicata: si parla di soldi. Lo sterco del demonio che serve ad arare i campi del Signore. Oppure il campo in cui si capisce la differenza tra le parole e i fatti. Quando riusciranno ad alzare gli occhi dal tablet a cena, il Papa e i cardinali forse ci faranno sapere qualcosa.

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Alessandro D'Amato

Il direttore di neXt Quotidiano