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La storia di Beppe Grillo che copia le battute di Anthony Jeselnik

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Lunedì abbiamo raccontato dell’ennesima battuta omofoba di Grillo, questa volta sulle transgender. Una battuta che abbiamo definito vecchia, perché non era poi così originale. Scopriamo oggi, grazie alla pagina Facebook Comedy Bay, che la battuta di Grillo non solo è vecchia ma è copiata pari pari dallo show del 2015 del comico americano Anthony Jeselnik che tra le altre cose viene trasmesso su Netflix come quello di Grillo.

La differenza tra il pezzo di Jeselnik e quello copiato di Grillo

In realtà Grillo ha copiato le battute di Jeselnik ma ne ha cambiato il senso, dove il comico statunitense usava l’esempio delle battute sulle transgender per denunciare che nel mondo della satira c’è spesso troppo moralismo e troppa ipocrisia Grillo le usa per fare dell’umorismo volgare e facile. Infatti Jeselnik prima dice che ora non puoi più chiamare le transessuali “chicks with dicks” ma che ormai l’unico modo per riferirsi a loro è quello di chiamarle “uomini che parlano troppo”. Il pezzo di Jeselnik è sessista ma con un certo senso dell’ironia: il bersaglio non sono le persone transessuali, è la “joke police”, sono i comici e la voglia di politicamente corretto del pubblico, quella delle persone che si scandalizzano dicendo che “non puoi scherzare su certe cose ora” (un po’ come quelli che se la prendono con Charlie Hebdo quando fa vignette sui terremotati) e che dopo qualche tempo dimenticano quella battaglia e passano a indignarsi per qualcosa d’altro.
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Grillo o chi gli scrive i testi invece toglie tutta la critica ironica al politicamente corretto e dice che sono solo le transgender (e non la “joke police”) a incazzarsi per le battute su di loro e lo fa facendo battute ancora peggiori ed inserendo all’interno del pezzo racconti pecorecci sulle abitudini dei portuali di Genova e dei travestiti (che sono un’altra cosa rispetto alle trans). Inoltre cambia anche il senso delle due battute copiate da Jeselnik perché per sottolineare l’ansia da politicamente corretto l’americano spiegava che ora per colpa della joke police che ha stabilito che non si scherza sulle transgender e quindi “ci tocca” chiamarle “men who talk too much“. Grillo invece mette sullo stesso piano le due definizioni e così si perde completamente il senso originale del pezzo – che era appunto sugli argomenti “troppo delicati” per farne battute – facendolo diventare un banale pezzo degno della comicità più greve. Ed infatti Grillo passa rapidamente a descrivere la qualità dei rapporti sessuali dei travestiti con i marines americani. Ma chi ruba battute togliendo il sotto testo originale spesso incorre in questo genere di errori, come ha puntualizzato qualche tempo fa Stewart Lee ed infatti nel pezzo di Grillo manca completamente la dualità del significato di quello di Jeselnik.
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Adrien Vaindoit, amministratore di Comedy Bay, ha spiegato a Nextquotidiano il senso del loro post, che non è quello di “denunciare” il plagio di Grillo né tanto meno limitare la libertà di battuta ma sottolineare appunto lo scarto concettuale tra il pezzo di Jeselnik e quello di Grillo e il fatto che la potenza del discorso comico non sia compatibile con il ruolo politico che Grilli ha:

A noi però non interessa né arrivare per primi né attaccare Grillo perché copia. Quella battuta nel contesto dello show di Grillo assume un significato diverso che in Jeselnik, che la fa per provocare “the joke police”, cioè quelli che si indignano a comando a tutela di qualcuno. La battuta di Jeselnik (che espone come un chirurgo i nervi scoperti della libertà d’espressione USA) è lì per ricordare che ciò che non va in Grillo non sono le battute, visto che le stesse vengono fatte dall’avanguardia comica mondiale, ma il fatto semmai che la potenza del discorso comico non è compatibile con la gestione della cosa pubblica. La libertà di battuta va sempre difesa, anche per Libero e per Grillo: se attacchiamo Grillo perché omofobo non solo sbagliamo strada e ci accodiamo al coro dei tromboni, ma facciamo solo pubblicità per il Movimento 5 Stelle.

Gli insulti omofobi a Vladimir Luxuria

Un’altra differenza tra Jeselnik e Grillo è che il primo è un comico e basta, il secondo invece è anche e soprattutto il leader di un importante partito politico italiano: il MoVimento 5 Stelle. Tenete a mente che Grillo è il Capo Politico del M5S non perché costretto o elettro contro il suo volere, ma perché il partito è di fatto di sua proprietà. Inoltre non si può nemmeno dire che questa del partito sia un’idea recente visto che il MoVimento esiste da quasi dieci anni. Grillo, che è una persona intelligente, si dovrebbe ormai essere abituato all’idea che quando parla in pubblico lo fa anche da leader di quel partito che così indissolubilmente legato alla sua persona che l’house organ ufficiale del M5S è ancora il Blog di Beppe Grillo.
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A dimostrazione che molti degli attivisti dei MoVimento, ben istruiti e guidati dal Capo Politico sono altrettanto omofobi ci sono ancora una volta i commenti dei lettori del Fatto Quotidiano che oggi ha pubblicato l’intervista di Radio Cusano Campus a Vladimir Luxuria, che in un vecchio spettacolo di Grillo era sta bersaglio di insulti transfobici.

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Ma ha anche dei difetti!1

Quando a Grillo e ai pentastellati fa comodo Beppe da Capo Politico torna comico, in modo da avere la liceità di poter dire quello che vuole in nome della libertà di satira. Non risulta che definire Luxuria “scherzo della natura” sia però fare satira.
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E del resto c’è chi ci spiega che se tocchi la lobby dei transgender/vegani/lesbiche/omosessuali o non ti allinei al pensiero unico vieni etichettato come omofobo.
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Un complotto contro la libertà di pensiero, ad esempio quella di dire che Luxuria “si è rifatta il naso con i soldi degli italiani” rubando i soldi del vitalizio che però Luxuria non ha mai percepito.
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Ma quello che interessa di più al pubblico è la possibilità di insultare Luxuria, non di entrare nel merito della libertà di satira o di opinione
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Quelli che vogliono disdire l’abbonamento a Netflix

Non manca chi, indignato per le battute di Grillo o per il solo fatto che Netflix ospiti lo show di un importante politico italiano ha trovato il tempo di scrivere a Netflix per comunicare il proprio sdegno.
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Non sono molti, per la verità, ma forse non si sono ancora accorti che Grillo copia le battute.
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Alcuni non sono nemmeno abbonati mentre molti hanno protestato per la messa in onda di Grillo vs Grillo prima ancora che esplodesse il caso delle battute omofobe. Il problema è legato più che altro al fatto che ormai gli spettacoli di Grillo vengono visti come dei momenti di propaganda. Però c’è da notare che lo erano anche prima, ovvero quando Grillo spargeva bufale a destra e a manca influenzando l’opinione comune degli italiani (“l’ha detto Grillo, c’è da crederci”). Così come si sapeva già che Grillo era un omofobo, scoprirlo “per colpa di Netflix” non è una buona scusa.

Leggi sull’argomento: Perché Beppe Grillo ha un problema con le transessuali?