Opinioni

La sinistra in Portogallo minaccia un referendum anti-Europa

Il Blocco di Sinistra, membro euroscettico della coalizione di governo portoghese, ha minacciato di chiedere un “referendum sull’Europa” se la Commissione decidesse di applicare delle sanzioni a Lisbona per il superamento dei limiti di bilancio. “Se la Commissione dovesse dichiarare guerra al Portogallo la risposta non potrebbe essere che di respingere le sanzioni e annunciare un referendum nazionale” ha avvertito la leader del Blocco, Caterina Martins, parlando al Congresso del suo partito. A rischiare sanzioni sono sia il Portogallo che la Spagna: la decisione della Commissione è attesa all’inizio di luglio.
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L’idea non sembra esattamente un’ideona per il Portogallo e per le condizioni economiche di Lisbona. Indire un referendum sull’Europa porterebbe innanzitutto a scatenare una guerra sui titoli di stato portoghesi, che andrebbe avanti con i risultati dei sondaggi e si aggraverebbe in caso di vittoria dell’eventuale sì, ma anche in caso di vittoria dell’eventuale no. L’ipotesi è stata intanto scartata a priori dal partito socialista, che guida la coalizione: “Non è certo l’ora di parlare di referendum, ma di di rifondare un progetto europeo che ha degli enormi problemi”, ha detto la vicesegretaria del Ps, Ana Catarina Mendes; anche il terzo membro della coalizione, il partito Comunista, non è apparso entusiasta dell’idea pur avendo accolto con soddisfazione la decisione britannica di uscire dall’Ue. Anche il presidente della Repubblica, il conservatore Marcelo Rebelo de Sousa, ha infine escluso qualsiasi ipotesi di consultazione dopo la “Brexit”: “La questione non si pone, il Portogallo sta bene in Europa e vuole continuare a rimanervi”. Nel suo discorso conclusivo alla Convenzione Nazionale del Bloco de Esquerda la Martins ha assicurato che il suo partito si batterà per l’aumento delle pensioni nel bilancio 2017.