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La rimonta di Corbyn

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A dieci giorno dalle elezioni anticipate in Gran Bretagna, il premier conservatore Theresa May e il leader laburista Jeremy Corbyn si scontrano apertamente sul tema della Brexit. Intervistati in televisione separatamente (la May non ha voluto un confronto diretto) i due leader hanno assunto posizioni distantissime, con Corbyn che ha ribadito l’esigenza di trovare un accordo con la Ue mentre la May si è detta pronta “a uscire” sottolineando di essere convinta che che “è meglio che non ci sia nessun accordo piuttosto che fare un cattivo accordo”.

La rimonta di Corbyn

“Siamo preparati a uscire e fare la nostra strada – ha insistito la premier” aggiungendo che in Europa c’è già “chi sta cercando il modo di punirici”. Opposta la posizione di Corbyn che, ricordando lo stretto scarto con cui la scelta della Brexit ha prevalso l’anno scorso, ha ribadito che in caso di vittoria laburista alle elezioni “noi faremo in modo che vi sia un accordo”. “Non possiamo iniziare i negoziati facendo la voce grossa e minacciando l’Europa evocando ritorsioni fiscali o cose del genere”. Il bello è che tutto questo accade mentre il partito di Jeremy sembra in grande rimonta nei sondaggi a pochi giorni dalle elezioni.

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I sondaggi in Gran Bretagna (Corriere della Sera, 30 maggio 2017)

Con un programma anti austerità, Corbyn ha ridotto della metà, in appena due settimane, l’enorme distacco che separava i Labour dai tories (fino ai 25 punti percentuali) arrivando a 56 punti.  I tories sono intorno al 43-45% davanti al 34-38% dei Labour. Molto lontani i populisti dell’Ukip. Dato più volte per morto soprattutto a causa del boicottaggio interno che subiva dal suo partito, Corbyn sembra invece a suo agio nella battaglia della campagna elettorale. Spiega oggi il Corriere della Sera:

I suoi comizi sono un successo ed è riuscito a mobilitare in particolare le donne e gli studenti, promettendo tra l’altro l’abolizione delle rette universitarie. Lo ha aiutato anche la figuraccia dei conservatori, che si sono dovuti rimangiare uno dei punti chiave del loro programma, che minacciava gli anziani di dover vendere la casa per pagarsi l’assistenza. E il ritornello di Theresa May sulla «leadership forte e stabile» comincia ormai a suonare come un disco rotto.
Resta da vedere quanto la rimonta certificata dai sondaggisti si concretizzerà l’8 giugno nelle urne. Ma certamente i moderati del partito che speravano segretamente in una sonora sconfitta per liberarsi di Corbyn dovranno ricredersi: se il Labour andrà al 35-36 per cento, ossia molto oltre il 30 delle elezioni del 2015, Corbyn non avrà alcuna ragione per dimettersi. E se continuerà la sua volata, l’Inghilterra potrebbe vedere le sue stazzonate giacchette di tweed appese all’attaccapanni del numero 10 di Downing Street.

Probabilmente è troppo tardi per una clamorosa rimonta. Stando all’ultimo sondaggio pubblicato domenica dal Sunday Telegraph, il Labour ha solo sei punti di distacco dai Tories, quando mancano meno di due settimane al voto dell’8 giugno, attestandosi al 38% delle preferenze contro il 44% dei conservatori. I liberaldemocratici sono al 7% e l’Ukip al 4%. All’inizio di maggio, ricordava il quotidiano, i Tories potevano contare su un distacco di 15 punti. A guidare la ripresa del Labour sarebbe il sostegno delle donne, che hanno cominciato a guardare in maniera sempre più positiva al partito di Corbyn: secondo la rilevazione Orb, se a metà maggio solo il 31% delle donne diceva di voler votare laburista, questa settimana le preferenze sono balzate al 40%, solo un punto in meno rispetto ai Tories.