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La lettera di Toni Capuozzo a Beatrice Lorenzin per salvare Kemal Karic

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Nel 1992, a pochi mesi dall’inizio dell’assedio di Sarajevo, due giornalisti italiani Toni Capuozzo del Tg4 e Anna Cataldi di Panorama salvarono la vita di un bambino di nove mesi. Lo fecero perché quel bambino, di nome Kemal Kranic, aveva perso una gamba durante un bombardamento nel quale era morta la madre e aveva bisogno di cure mediche e di una protesi. Capuozzo e Cataldi quindi decisero di far entrare clandestinamente Kemal in Italia portandolo in auto fino a Trieste.

#hope4kemal, la petizione per aiutare Kemal Karic

Kemal ha vissuto in Italia fino all’età di cinque anni ospite della famiglia Capuozzo, frequentando un asilo italiano. Successivamente il Tribunale decise che Kemal Karic doveva tornare in Bosnia dove vive tutt’ora. Le vite di Kemal e di Toni Capouozzo però non si sono separate. Ora il giornalista lancia un appello per salvare la vita di Kemal che è affetto da un tumore. Kemal oggi ha venticinque anni, da due anni sta lottando contro un tumore. Ha bisogno di essere operato con urgenza – il medico dice entro un mese – perché un linfonodo minaccia il rene. Alla vigilia del ricovero a Sarajevo gli è stato detto che non è possibile operarlo in Bosnia.

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Kemal in braccio alla giornalista Anna Cataldi [Fonte: Faktor.ba]

La soluzione sarebbe quella di farlo operare in Italia, che è un po’ la seconda patria del ragazzo. In Bosnia infatti non ci sono le strutture adeguate per poter consentire un’operazione così delicata. Capuozzo si sta impegnando per fare in modo che Kemal possa ottenere il riconoscimento dell’asilo per ragioni umanitarie ed è disposto a portarlo in Italia.

La lettera al ministro Beatrice Lorenzin

Il conduttore di Terra! e Casa Capuozzo ha anche invitato i lettori a scrivere una lettera o un tweet al ministro della Salute Beatrice Lorenzin per chiedere all’Italia di aiutare Kemal consentendogli di poter venire in italia ed essere operato nel nostro Paese.

Gentile Ministro Beatrice Lorenzin,
Kemal ha 25 anni, vive in Bosnia e da due anni combatte contro un tumore. Ha bisogno di essere operato con urgenza perché un linfonodo minaccia il rene. Alla vigilia del ricovero a Sarajevo gli è stato detto che non è possibile operarlo lì. In Italia, invece, sarebbe possibile sottoporlo a un’operazione, certo difficile e complessa, ma che potrebbe salvargli la vita. Kémal aveva sette mesi quando è rimasto vittima con la madre dei bombardamenti. La madre è morta e Kémal ha perso una gamba. Toni Capuozzo, che in quel periodo era a Sarajevo come inviato, lo ha portato in Italia prima che cominciasse a camminare, perché iniziasse a farlo con una protesi Lo ha fatto curare e lo ha tenuto con la sua famiglia fino a quando ha compiuto 5 anni. Grazie all’aiuto e le cure che ha ricevuto in Italia Kemal ha potuto avere una vita normale, studiare e crescere. Ora il destino gli impone una nuova prova. Questo ragazzo ha bisogno urgente di aiuto. Le chiedo di fare in modo che possa essere operato in Italia mettendo in atto tutte le procedure necessarie.

Nel corso di questi anni, racconta il quotidiano locale Faktor, Kemal ha subito 24 operazioni chirurgiche. Molte delle quali per stabilizzare la gamba amputata. Per anni infatti l’osso della gamba ha continuato a crescere richiedendo continui interventi di “correzione” per evitare che il moncone bucasse la pelle.
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Un paio di anni fa Kemal Karic è stato operato perché il tumore per il quale ha subito sette cicli di chemioterapia era ricomparso. Ora la sua unica speranza è quella di potersi fare operare in Italia.