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La lettera contro il PM del segretario provinciale del PD al ministro

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Sabrina Duò è il magistrato della Procura di Rovigo che conduce le indagini su quella che alcuni giornali hanno chiamato parentopoli del fotovoltaico. Si tratta di un’inchiesta su alcuni appalti e subappalti per la costruzione del campo fotovoltaico da seicentomila euro di Bagnolo di Po condotta dalla Guardia di Finanza rispetto ai quali la Procura ipotizza i reati di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà degli incanti e truffa. Nella vicenda sono coinvolti due esponenti del Partito Democratico di Rovigo. A quel punto  il Segretario Provinciale del PD Julik Zanellato ha scritto una lettera al Ministro della Giustizia Orlando per lamentarsi dell’eccessivo protagonismo del sostituto procuratore Duò.
 

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La lettera spedita dal segretari provinciale del PD al Ministro Orlando (fonte: Rovigo Oggi)

Il “metodo PD” sulle inchieste? Scrivere al Ministro

Secondo Zanellato il magistrato avrebbe divulgato intenzionalmente notizie riguardo alle indagini e chiede al Ministro di «intervenire per reprimere tale comportamento, anche come deterrente per eventuali ulteriori analoghi comportamenti che dovessero essere compiuti» ma a quanto pare le notizie sarebbero uscite dopo che gli avvisi di garanzia erano stati recapitati agli indagati. Le indagini della procura di Rovigo, spiega la sottosezione di Rovigo dell’Anm si sono svolte completamente alla luce del sole, anche perché riguardano una società partecipata del Comune di Rovigo, la Asm Set (società del gas controllata al 51% dal comune di Rovigo tramite Asm Spa) e i suoi rapporti con Elektra, società alla quale la Asm Set avrebbe più volte subappaltato lavori di costruzione di impianti fotovoltaici che si era aggiudicata. Secondo Zanellato la notizia che tra gli indagati ci sono Nello Chendi (attualmente consigliere comunale PD a Rovigo) e il sindaco di Bagnolo di Po Pietro Caberletti non avrebbero dovuto essere divulgate. Inoltre nella lettera Zanellato scrive che la procura avrebbe indagato «quasi solo esponenti del nostro partito» ma in realtà su sette indagati solo due appartengono al Partito Democratico. Accuse e p reteseche, come è facile capire, non stanno né in cielo né in terra, tanto meno scrivere una lettera al Ministro. Infatti il sindaco di Rovigo Massimo Bergamin (che è succeduto a Chendi alla presidenza di Asm Set ma non è coinvolto nelle indagini)  non ha perso l’occasione per denunciare il “metodo PD” e i tentativi di influenzare il corso della Giustizia denunciando presunte scorrettezze del magistrato che indaga sui compagni di partito. In effetti non ha tutti i torti, se una cosa del genere fosse successa in un’altra epoca e con altri colori politici la cosa avrebbe avuto ben altra risonanza.
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Il Partito Democratico Veneto corre ai ripari

C’è da dire però che i vertici del PD Veneto, a partire dal Segretario regionale Roger de Menech che ha definito la lettera un’ingerenza inopportuna e gravissima parlando di un goffo tentativo di ingerenza da censurare

La lettera con cui il segretario pro tempore di Rovigo chiede al ministro della Giustizia di intervenire nei confronti di un pubblico ministero è un tentativo di interferenza, per quanto goffo, da censurare senza appello alcuno. Il Partito democratico Veneto nel suo insieme prende le distanze da un atto contrario, oltre che al buon senso, alla propria carta dei valori che già a pagina 2 indica come “L’azione politica è anzitutto agire nel rispetto di norme che giustificano ogni scelta che interessa i cittadini. Da ciò deriva il principio di legalità, che non tollera eccezioni, né da parte dei cittadini, né da parte di chi si propone come guida politica del paese o di parte di esso”. Consapevole degli ambiti di azione propri della politica, il Partito democratico Veneto con tutti i suoi esponenti ai diversi livelli rispetta il principio costituzionale di indipendenza della magistratura e non interferisce in alcun modo e in nessun caso con il lavoro dei magistrati

al parlamentare PD rodigino Diego Crivellari che si è dichiarato imbarazzato dalla vicenda:

Credo di esprimere un pensiero condiviso da molti iscritti e militanti del Pd dicendomi imbarazzato da questa vicenda. Si tratta di un fatto talmente irrituale da rappresentare un unicum, visto che fortunatamente non risulta che nessun altro segretario di partito abbia mai scritto nulla di simile al ministro della Giustizia

Ci sono infine le reazioni – riferite dai quotidiani locali – di alcuni iscritti al PD che minacciano di riconsegnare la tessera. Quello che è certo è che se già il PD rodigino non stava uscendo benissimo dall’inchiesta dopo la lettera del segretario provinciale le cose non miglioreranno.