Opinioni

Jacopo Fo e il seno della Boschi

Jacopo Fo ieri ha sfruttato la vigilia di Natale per insidiare il prestigioso titolo di capodellagggente a Matteo Salvini e Nina Moric. Lo ha fatto con un interessante post sul suo blog sul Fatto Quotidiano intitolato “Banche, l’uso del seno della Boschi come arma di distrazione di massa” la cui tesi, a parte la parola cattura-attenzione del titolo, è cristallina: “Qui se so’ magnati tutto e voi state a pensa’ alla povera Boschi”. E Jacopo Fo ha svolto il tema con grande attenzione:
jacopo fo maria elena boschi seno

Perfino gli amici del M5S sono caduti in questa trappola! Parlano più della Boschi che del colossale assalto al treno bancario. Forse renderà dal punto di vista elettorale ma se vogliamo migliorare l’Italia serve innanzi tutto che cresca la coscienza degli italiani sui sistemi che si utilizzano per fregarli. E per finire vorrei aggiungere che fa pure vergogna che ancora una volta si usi la bellezza femminile per generare odio.
Fa tristezza vedere quanto nella vicenda della Boschi pesi il fatto che lei sia una donna bellissima che ha successo in un settore maschile. C’è quell’accanimento speciale che ha conosciuto anche la Carfagna. E chi ha memoria si ricorderà quando Cuore pubblicava la classifica dei motivi per i quali valeva la pena vivere: allora non faceva vergogna che ai primi posti vi fosse sodomizzare la Pivetti.
Questo revanscismo maschilista è una brutta malattia. E se fossi nei sandali della Boschi io farei campagna elettorale proprio sul linciaggio disinformante che lei ha subito. E mi presenterei nel collegio elettorale dove c’è la più alta frequenza di violenze contro le donne. Avrebbe buone possibilità di conquistare l’elettorato femminile e vincere.

Ecco quindi un bel caso di scavalcata a sinistra: nel suo pezzo Jacopo Fo sostiene che il seno della Boschi sia stato un’arma di distrazione di massa per non parlare di “quanti soldi si sono pappati gli amici degli amici”, “chi ha deciso di concedere i prestiti senza garanzie”, “quanto ci ha guadagnato”, “chi ha poi deciso di scaricare tutto sui risparmiatori, truffandoli con i titoli spazzatura”, “chi sapeva ed è stato zitto? (politici, media, controllori…)”. Ma c’è un problema: la gran parte di queste domande sono oggi appannaggio della magistratura che sta indagando, chiamando a processo, rinviando a giudizio chi è ritenuto responsabili degli eventuali reati. La Commissione Banche è stato invece il luogo in cui i politici dovevano decidere se le colpe della crisi delle sette banche italiane fosse colpa loro o colpa di qualcun altro. Indovinate cosa hanno deciso?