Economia

Più tasse alle imprese e rischio recessione: l’ISTAT fa a pezzi la Manovra del Popolo

L’istituto di statistica: troppo alte le stime di crescita del governo, aumentano le tasse per due terzi delle imprese. E sul reddito di cittadinanza…

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L’ISTAT fa a pezzi la Manovra del Popolo. Il presidente facente funzione dell’istituto Maurizio Franzini nell’audizione sulla manovra alla Camera lanciato una serie di allarmi sulla crescita nel 2019 – mettendo così in dubbio le previsioni del governo -, sull’aumento delle tasse alle imprese e sullo scarso appeal del reddito di cittadinanza rispetto all’incremento del PIL.

L’ISTAT fa a pezzi la manovra del popolo

Franzini ha spiegato che il mutato scenario economico potrebbe influire sui saldi di finanza pubblica, in modo marginale per il 2018 ma in misura più tangibile per gli anni successivi. Senza pronunciare la parola “recessione”, il presidente ha detto che l’indicatore anticipatore registra un’ulteriore flessione e, dunque, prelude alla persistenza di una fase di debolezza del ciclo economico. E visto che la crescita è stata nulla nel terzo trimestre “un termini meccanici sarebbe necessaria una variazione congiunturale del Pil pari a +0,4% nel quarto trimestre dell’anno in corso per raggiungere gli obiettivi di crescita presenti nella Nota di aggiornamento al Def per il 2018”.

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Il valore del debito e della spesa per interessi prevista nei programmi di bilancio 2019 (Il Sole 24 Ore, 7 novembre 2018)

Non solo: l’ISTAT ha calcolato anche un aumento delle tasse per la maggioranza delle imprese a causa della Manovra del Popolo: “Nel complesso i provvedimenti” sulla tassazione delle imprese “generano una riduzione del debito di imposta Ires per il 7% delle imprese, mentre per più di un terzo tale debito risulta in aumento. L’aggravio medio di imposta è pari al 2,1%: l’introduzione della mini-Ires (-1,7%) non compensa gli effetti dell’abrogazione dell’Ace (+2,3%) e della mancata proroga del maxi-ammortamento (+1,5%)“, secondo una serie di calcoli che erano stati già anticipati dai commercialisti.

Più tasse alle imprese e rischio recessione

Un altro tema che è stato toccato e quello dell’apporto del reddito di cittadinanza al Prodotto interno lordo: “Sotto l’ipotesi che il Reddito di cittadinanza corrisponda a un aumento dei trasferimenti pubblici pari a circa 9 miliardi, secondo le simulazioni effettuate il Pil registrerebbe un aumento dello 0,2% rispetto allo scenario base. Questa reattività potrebbe essere più elevata, e pari allo 0,3%, nel caso in cui si consideri l’impatto del Reddito di cittadinanza come uno shock diretto sui consumi delle famiglie”, ha detto Franzini. “Il modello dell’ISTAT stima un incremento del Pil pari allo 0,7% in corrispondenza di un aumento della spesa pubblica pari all’1% del Prodotto interno lordo. L’effetto del beneficio sul Pil terminerebbe dopo 5 anni, quando la riduzione dell’output gap e il conseguente aumento dei prezzi annullerebbero gli effetti positivi della spesa pubblica. Gli effetti positivi di questo scenario sono raggiunti sotto l’ipotesi che nello stesso periodo non si verifichino peggioramenti delle condizioni di politica monetaria, ovvero che non ci siano aumenti dei tassi di interesse di breve termine”.

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Le previsioni su saldi e crescita nei programmi di bilancio dei 19 Paesi dell’Eurozona (Il Sole 24 Ore, 7 novembre 2018)

Un calcolo che non è piaciuto a Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Camera: “Mi sembra molto strano questo moltiplicatore, praticamente su un euro più di 0,6 svaniscono, non trovo riferimenti in letteratura a fronte di tassi d’interesse vicino allo zero”, ha detto il leghista. Pronta la replica di Roberto Monducci, dirigente Istat: “Il modello Istat è molto complesso e in linea con la letteratura, ovviamente il passaggio da un trasferimento alla spesa effettiva porta una perdita progressiva dell’impatto. Quindi al netto degli effetti di attrito stimiamo lo 0,3%, secondo noi e’ in linea e non rileviamo problemi particolari di disallineamento”. Monducci ha anche segnalato che a fronte di un aumento dei tassi d’interesse sui finanziamenti l’effetto potrebbe addirittura diminuire e che “può fare la differenza la capacità del dispositivo di generare un impatto sui consumi”.

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