Cultura e scienze

L’invasione delle libellule a Torino colpa del cambiamento climatico

invasione libellule torino

L’invasione di libellule a Torino è colpa del cambiamento climatico. Ieri i residenti di Borgo San Paolo, Pozzo Strada e, in misura minore, piazza Bengasi si sono trovati un numero incalcolabile di libellule che volavano come una nuvola nei propri cortili. Sciami, di migliaia di esemplari. Tutti, poi, si sono posati dove hanno trovato riparo: alberi, fili per il bucato, lampioni, ringhiere, cancelli, e via dicendo. E lì sono rimaste. Alessandro Dondo, direttore della Struttura Complessa Generale di Diagnostica dell’Istituto Zooprofilattico Alimentare, lo spiega a La Stampa:

«Le nuvole e gli sciami di molte specie diverse di insetti. Oppure le carpe morte in acqua. Dietro a tutto questo c’è l’innalzamento delle temperature, che incide molto fortemente su moltissime dinamiche animali».

Ad esempio?
«Prendiamo il caso degli insetti. Molte specie reagiscono immediatamente alla trasformazione del clima, che diventa più caldo. In estrema sintesi, se si alza la temperatura, durante l’inverno non muoiono, e continuano a riprodursi e moltiplicarsi. Ma vale lo stesso in altri momenti dell’anno, dove si aggiunge anche il problema dell’umidità, una situazione dove prosperano».

Ed è successo anche quest’anno?
«Eccome, in modo simile a quello che è accaduto negli anni precedenti. La stagione recente, per esempio, è stata caldissima e ha compromesso molti equilibri. Ha favorito la morte di moltissimi esemplari di determinate specie, oltre che il proliferare di altre».

Ci sono rischi per l’uomo?
«Si, e non è assolutamente una novità. Ma ci sono rischi anche per gli altri animali».

Come mai?
«Perché alcuni esemplari di alcune specie spesso sono vettori per malattie infettive. Le dinamiche possono essere diverse. Ma, in linea di massima, si può dire quanto segue: il cambiamento climatico porta all’innalzamento delle temperature. A sua volta, questo provoca lo spostamento di vettori, cioè animali e insetti, verso altri territori, insieme alle malattie. Dove prima non c’erano».

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