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L’infermiera di Prato e gli sms al 13enne che confermano la relazione

infermiera prato

Una donna di 35 anni è indagata a Prato con l’accusa di violenza sessuale su un minore che all’epoca dei fatti aveva 13 anni. La donna, infermiera, avrebbe avuto rapporti con il minore mentre gli dava lezioni private. Cinque mesi fa ha avuto un bambino. Il dna dirà chi è il padre.

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L’infermiera di Prato e gli sms al 13enne

Intanto però gli uomini della Squadra mobile di Prato, diretti da Gianluca Aurilia, hanno trovato dei messaggini di lei: «Dove sei?»; «Rispondimi»; «Perché non rispondi?». Il ragazzo, sportivo e atletico e all’apparenza più grande della sua età, ha detto che la sua professoressa di inglese non lo lasciava in pace e questo è scritto nella querela dell’avvocata Roberta Roviello. Presto verrà sentito in audizione protetta alla presenza di uno psicologo. La Stampa però scrive anche altro a proposito dei messaggi:

I messaggi sono contenuti in due smartphone, quello consegnato ai poliziotti della squadra mobile dai genitori del ragazzo e quello sequestrato venerdì pomeriggio nell’abitazione dell’infermiera. In quei messaggi, come confermano due fonti qualificate che li hanno letti, ci sarebbero due evidenze: in primo luogo che tra il ragazzo e l’infermiera ci sono stati rapporti intimi; in secondo luogo che è stata la donna a dire a lui di essere incinta e che il figlio era suo, del ragazzo a cui dava lezioni e che all’epoca dei fatti non aveva ancora compiuto 14 anni.

Secondo quanto denunciato dai genitori del ragazzino nell’esposto che ha dato il via alle indagini la donna sarebbe arrivata quasi a un ricatto, decisa a tutto: anche a tenere il ragazzo legato a sé avvisandolo che avrebbe detto a tutti che il figlio era suo. Sconvolti dalla vicenda, i genitori hanno firmato la denuncia nei confronti di quella che credevano un’amica fidata, un’infermiera, conosciuta in palestra dalla madre del ragazzo: «Quella donna l’ha circuito, lo voleva per sé», dicono i genitori.

Le accuse sul figlio del bambino

L’avvocato della donna, Mattia Alfano, la descrive spaventata e al tempo stesso lucida, combattiva. «La sua famiglia è con lei — spiega Alfano, il primo a presentarsi quando alla porta di casa sono arrivati i poliziotti della squadra mobile con un decreto di perquisizione — prova ne è che il marito l’ha accompagnata a fare il prelievo per l’esame del Dna. È convinta di poter aiutare gli inquirenti a chiarire tutta la vicenda. Per questo motivo chiederemo alla procura di interrogarla».

Secondo le accuse gli abusi sono iniziati un anno e mezzo fa, quando la donna si è offerta di dare ripetizioni di inglese al ragazzino. Le lezioni sarebbero in breve diventate solo un pretesto per approcci sempre più insistenti, poi tra i due sarebbe nata una relazione. Alcuni mesi fa, infine, l’arrivo del bambino. Lei è madre anche di un altro bambino.

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