Opinioni

Il silenzio di Salvini sui 422 migranti della Ocean Viking

Non lo sentite anche voi questo silenzio? La nave di soccorso “Ocean Viking” è sbarcata ormai da 24 ore al porto di Augusta (Siracusa) con a bordo 422 migranti e Matteo Salvini ancora non ha ancora postato, twittato, cinguettato, pubblicato, commentato, vomitato nulla. Niente, zero di zero. Neanche un piccolo posticino indignato con le facce di Conte e Lamorgese accostati agli scafisti, nemmeno un “Roba da matti”, un “Vergogna”, un “Condividi se sei indignato”. Sui social della “Bestia”, convertita sulla via dell’europeismo, tutto tace.

Eppure quante cose avrebbe potuto dire su quel mezzo migliaio di disperati, tra cui minori, neonati, bambini piccoli, donne incinte e addirittura 49 positivi e in quarantena. Ma Salvini il “costruttore” oggi è un uomo maturo, responsabile, che, di fronte a fenomeni così complessi come quelli dell’immigrazione, si rivolge a Bruxelles: “I migranti? E’ un tema che va affrontato a livello europeo, con le stesse norme che valgono per Francia e Germania”. Tradotto? Va applicato il Regolamento di Dublino, l’unico trattato esistente in materia a livello europeo. Quello stesso trattato che per anni Salvini e la Lega hanno combattuto a colpi di slogan e senza mai nominarlo. Altrimenti avrebbero dovuto ricordare che erano stati loro a firmarlo nel 2003, ai tempi del secondo governo Berlusconi, e che negli ultimi anni nessuno ha mai visto l’europarlamentare Salvini a tutti i tavoli in cui si discuteva del suo superamento.

Oggi, in un notevole cortocircuito politico e mediatico, anche Dublino non è più in discussione, pur di accreditarsi come amico dell’Europa e non prestare il fianco agli attacchi del fronte giallorosso, proprio nelle delicatissime ore in cui il governo Draghi potrebbe vedere la luce.  Negli stessi minuti in cui Giorgia Meloni tuonava contro il governo degli sbarchi, il “capitano” si presentava in giacca e cravatta davanti alla Regione Lombardia indossando il suo ultimo travestimento: quello dell’europeista.

Una tregua momentanea, dunque? Probabile. Di sicuro la strategia leghista rappresenta un momento di transizione, necessario ad accreditare la Lega come interlocutore credibile per la formazione del nuovo governo. Difficile dire quanto durerà la transizione: potrebbero essere giorni come settimane, massimo mesi. Dopodiché, più si avvicineranno nuove elezioni, più torneremo a vedere Salvini riavvicinarsi alle tanto care posizioni sovraniste, populiste e anti-migranti che lo hanno portato a lambire il 40% e a cui – lui è il primo a saperlo – non può rinunciare a lungo se vuole salvare la leadership del centrodestra dagli assalti di Giorgia Meloni, libera di picconare a ogni ora del giorno sui social senza vincoli di responsabilità né di governo. La partita è appena cominciata.