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Il Renzi 1, il Renzi 2, il Renzi 3: così il premier si dissocia da sé stesso

Lo sapevate? Nella testa di Matteo Renzi c’è un Renzi 1, quello che prima si chiamava Rottamatore ma siccome ora la parola fa paura si chiama Innovatore, e c’è un Renzi 2, ovvero il Renzi Istituzionale. Come nei puffi ciascuno aveva un ruolo ben definito, così nella testa del presidente del Consiglio, secondo l’intervista rilasciata oggi a Massimo Gramellini sulla Stampa, il Partito Democratico ha perso le elezioni perché lui non se ne è infischiato abbastanza di D’Attorre e Fassina. E non aveva ancora annullato lo strumento che lo ha portato a scalare il partito e il paese, le primarie. Che adesso, secondo lui, sono in crisi e se dipendesse da lui la loro stagione sarebbe finita. Come definire tutto ciò?
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IL RENZI 1, IL RENZI 2, IL RENZI 3: COSÌ IL PREMIER SI DISSOCIA DA SE STESSO
Beh, in primo luogo tutto ciò va definito come una meravigliosa dissociazione dalle proprie responsabilità. «Nelle speranze di Renzi 1 (ma forse anche 2) lo strumento che lo ha lanciato nel firmamento della politica locale e poi nazionale doveva servire a selezionare una nuova classe dirigente in grado di intercettare l’elettorato in uscita dal berlusconismo. Non è andata così. «Casson, Paita, De Luca, Emiliano, Moretti. Io in quelle scelte non ho messo bocca.» E hai fatto male, sembra suggerirgli all’orecchio Renzi 1». E sei pure troppo furbo, gli suggerirebbe all’orecchio una persona normale. Perché Alessandra Moretti capolista del Partito Democratico alle Europee nella circoscrizione nord est l’ha voluta Renzi 1, con l’appoggio di Renzi 2 e senza che Renzi 3 avesse nulla da ridire. E perché la conversione sulla via del Renzi Numeratore che ha avuto Claudio Burlando, vero regista della fallimentare operazione Paita, non era certo estranea al Renzi Denominatore. E ancora:

«Al governo abbiamo fatto cose tecnicamente straordinarie: lavoro, giustizia, legge elettorale, divorzio breve, diritti civili. Anche l’immagine all’esterno è molto migliorata. Non siamo più i malati di Europa e durante l’ultimo G7 gli elogi pubblici di Obama alle nostre riforme sono stati quasi imbarazzanti. E basterebbe dare uno sguardo alle pratiche che abbiamo ereditato per capire che non è affatto vero che Letta era più competente di me, come ha scritto qualcuno(il sottoscritto, ndr).»

Che l’Italia invece sia ancora uno dei malati d’Europa lo conferma il fatto che la crescita nel paese sia ancora bassa nonostante i numeri positivi dell’occupazione. Questa è la caratteristica che ha permeato il Belpaese rispetto ai grandi del Vecchio Continente: cresceva meno degli altri, soffriva più degli altri. Così è ancora, nonostante il Renzi 4, il Renzi 5 e il Renzi 6. Ma ci sono altre sorprese nell’intervista. Ad esempio, l’inaspettata e assurda giubilazione di Marino.

«Non ho messo bocca perché pensavo che astenermi fosse un presupposto per stare tutti insieme. E poi ci siamo dimenticati cosa scrivevano di me? L’arroganza al potere, la democratura… Ah, ma adesso basta, si cambia. Anche perché tra un anno si vota nelle grandi città. Torino, Milano, Bologna, Napoli, forse Roma.» Roma? «Se tornaRenzi 1, fossi in Marino non starei tranquillo.» Renzi 1 avrebbe detto «sereno» ma insomma, ci siamo capiti.

C’è da rimanere basiti. Se non terrorizzati.