Opinioni

Il miracolo di San Gennaro e la presenza dei politici

Il miracolo di San Gennaro si è ripetuto l’altroieri, perfetto, senza folla ma davanti ad ogni possibile autorità umana. Eravamo in piena campagna elettorale, e per questa ragione non poteva mancare nessuno di quelli che conta.
I due candidati alla presidenza della Regione Campania, Vincenzo De Luca e Stefano Caldoro si sono incrociati al duomo. De Luca, in qualità di presidente della Regione, era seduto nei posti riservati alle autorità e Caldoro ci è andato a titolo personale «per rendere omaggio a San Gennaro come ogni anno, coma fa il cuore antico di Napoli». Ma l’elenco delle personalità presenti nonostante il pericolo Covid, era lunghissimo. C’era il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che è anche presidente della Deputazione di San Gennaro, il questore Alessandro Giuliano, il prefetto Marco Valentini, il presidente del Tribunale di Napoli Elisabetta Garzo, il sostituto procuratore generale di Napoli Catello Maresca e non poteva mancare l’ex sindaco Antonio Bassolino già governatore e ministro, con la moglie Anna Maria Carloni.

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In queste occasioni la vera provocazione per la fede del credente cristiano non sono le domande che si moltiplicano su uno “scioglimento” realmente soprannaturale o chimico, ma la presenza all’avvenimento di persone che nella vita quotidiana non paiono manifestare la fede in Cristo.

La questione può trovare risposta se si ha consapevolezza della differenza, nata con Karl Barth e consolidatasi con Dietrich Bonhoeffer, tra fede e religione. La religione è il modo in cui una società concepisce sé stessa rispetto al divino. Se io penso alla devozione a Padre Pio, cioè al fatto culturale che diventa sociale, quella è religione: intendo dire con ciò che la devozione a Padre Pio può veicolare una vera fede a Cristo e un corretto culto al santo, ma può anche essere solo un fatto religioso del tutto senza fede. Una processione in cui si fa “l’inchino”, che in realtà è un omaggio al capo mafioso, è religione, non è fede. Le nostrane diatribe italiche sui migranti, o sulle tematiche nazionaliste e sovraniste, sono diatribe politiche, certo, ma non solo: sono discussione anche strettamente legate a quel “religioso” di cui sto parlando. Ed esattamente la stessa cosa accade per il miracolo di San Gennaro. Ancora: quando i cattolici sono contro quello che dice il Papa a proposito di migranti, spesso sono cristiani di religione ma senza la fede; se chi vuole le Chiese e non le moschee, il campanile e non il minareto, prescinde da un rapporto personale con il divino e ha presente solo le dimensioni culturali e tradizionali, quella è religione non è fede. Se chiediamo battesimo, cresima, prima comunione, esclusivamente per la festa religiosa, quella, ancora, è religione non fede.

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Quando mi è capitato di celebrare la Santa Messa al braccio 41bis di Rebibbia, quello dove sono detenuti i mafiosi, ho intravisto, tra quelle sbarre, collezioni di immaginette di Gesù, Madonne e santi come non ho visto mai: e quella è religione, non fede.

Contrapporre in maniera netta religione e fede sarebbe sbagliato, pur tuttavia è giusto che la fede cristiana abbia sempre una visione critica della propria dimensione “religosa”.

A volte i cattolici si spaventano quando sentono parlare di fede e di religione – e per questo qualcuno potrebbe pensare che questo articolo sia di critica al miracolo di San Gennaro, cosa non vera – perché questa distinzione è fortemente sbilanciata contro la religione e a favore della fede. Se però si ha l’equilibrio di armonizzare le due visioni, se ne trae grande giovamento. Ecco cosa disse Papa Benedetto XVI da par suo. “Il teologo evangelico Karl Barth mise in contrapposizione religione e fede, giudicando la prima in modo assolutamente negativo quale comportamento arbitrario dell’uomo che tenta, a partire da sé stesso, di afferrare Dio. Dietrich Bonhoeffer ha ripreso questa impostazione pronunciandosi a favore di un cristianesimo “senza religione”. Si tratta senza dubbio di una visione unilaterale che non può essere accettata. E tuttavia è corretto affermare che ogni religione, per rimanere nel giusto, al tempo stesso deve anche essere sempre critica della religione. Chiaramente questo vale, sin dalle sue origini e in base alla sua natura, per la fede cristiana, che, da un lato, guarda con grande rispetto alla profonda attesa e alla profonda ricchezza delle religioni, ma, dall’altro, vede in modo critico anche ciò che è negativo. Va da sé che la fede cristiana deve sempre di nuovo sviluppare tale forza critica anche rispetto alla propria storia religiosa.” (Benedetto XVI, La Missione e le religioni).

 

Mauro Leonardi

Mauro Leonardi è un presbitero, scrittore e opinionista italiano. è nato a Como il 4 aprile 1959 da Paolo e Paola, primo di quattro figli. Nel 1988 è ordinato sacerdote da San Giovanni Paolo II e da allora vive a Roma. Dal 2015 abita presso il centro Elis, nel quartiere Casal Bruciato, dove svolge il suo lavoro pastorale. È il cappellano del liceo dell’accoglienza SAFI Elis e collabora con il suo ministero nella parrocchia di San Giovanni Battista in Collatino.Il suo primo romanzo è Quare (Ares, 2000). Nel 2003 esce Mezz’ora d’orazione (Ares), tradotto anche in spagnolo, polacco e ucraino. Nel 2011 viene alla luce Come Gesù (Ares, con un’edizione spagnola nel 2015) che dà il nome al suo blog. Nel 2012 esce il suo secondo romanzo, Abelis (Lindau). Il Signore dei Sogni (Ares, 2015) è il suo ultimo saggio. Da novembre 2018 è volontario ex art. 17 nel carcere di Rebibbia