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I redditi di parlamentari e ministri (mancano quelle di Di Maio e Fico)

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Ieri la Camera e il Senato hanno alzato il velo sulle dichiarazioni dei redditi dei parlamentari e dei ministri nel 2019, che si riferiscono agli emolumenti del 2018. E subito è balzato agli occhi il caso di Giuseppe Conte: entrato a Palazzo Chigi, il premier ha emesso fatture per chiudere tutti gli incarichi pendenti. E il suo reddito 2019 è schizzato in alto, con un imponibile di 1.155.229 euro. Quasi 800 mila euro in più del 2018. Nel suo patrimonio anche una casa a Roma e una Jaguar d’epoca, modello XJ6, immatricolata nel 1996. Al secondo posto nel governo c’è Luciana Lamorgese con 160.876 euro e la comproprietà di sette fabbricati tra Roma, Potenza e Milano, oltre ad azioni e derivati in quattro società e a una Toyota Aygo. Terzo Alfonso Bonafede con 153.832 euro, una casa a Firenze e una Mercedes classe B.

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I redditi dei parlamentari (La Repubblica, 4 gennaio 2019)

Nel patrimonio 2019 del senatore 5S Mario Michele Giarrusso mancano all’appello due moto: rubate entrambe, scrive lui nella dichiarazione. Matteo Salvini invece ha un reddito di 70.173 euro: meglio dei 13.228 del 2018. Mantiene le sue azioni Enel, A2A e Acea, ma riduce a 1.112,991 quelle di “Bg Selection Sicav”, società di gestione lussemburghese. Poi c’è Renzi: nell’anno fiscale 2018 rinuncia alla segreteria del Pd, ma dichiara 796.281 euro (grazie alla cessione della sua metà di un immobile e alla liquidazione della Digistart Srl): molto meglio dell’anno prima, quando lasciato Palazzo Chigi si era fermato a 29.315 euro.

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I redditi dei politici (La Stampa, 4 gennaio 2019)

Fanalino di coda tra i ministri il titolare degli Affari europei, Enzo Amendola, che nel 2018 ha un reddito imponibile di 45.753 euro. La leghista Giulia Bongiorno può invece contare su un reddito di 2.403.772. Ma il fiore all’occhiello è il suo patrimonio immobiliare: quattro fabbricati a Roma, uno a Palermo, uno a Cefalù, altri sette in comproprietà sempre a Palermo. E ancora, due nude proprietà a Roma, sette nel capoluogo siciliano (una in comproprietà), un’altra a Cefalù, e ulteriori sette depositi. Infine, una chicca: manca la dichiarazione di Luigi Di Maio, così come quella di un altro 5Stelle, Roberto Fico. Una dimenticanza, ma anche un paradosso in tempi in cui il Movimento chiede ai parlamentari morosi di mettersi in regola con le restituzioni.

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