Opinioni

I quattro cittadini del Marocco espulsi a Bologna

Documenti e filmati inneggianti alla jihad e relativi all’addestramento dei combattenti. Questo quanto è stato trovato, durante alcune perquisizione nel bolognese, in possesso di 4 cittadini marocchini, nell’ambito di un’inchiesta anti-terrorismo condotta dalla Digos di Bologna. Per i quattro stranieri sono in corso le procedure di espulsione. Sul loro conto la Procura emiliana indagava da tempo e aveva anche chiesto delle misure cautelari che erano, però, state respinte dal Gip. Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha firmato il decreto di espulsione di quattro marocchini monitorati da tempo dall’ufficio antiterrorismo della Polizia di Stato e residenti in provincia di Bologna. “I marocchini- dice Alfano in una nota diffusa dal Viminale- erano indagati per associazione con finalità di terrorismo, anche internazionale. Ho firmato questo decreto per motivi di sicurezza dello Stato. Si tratta infatti di quattro soggetti che, a vario titolo, hanno aderito e si impegnavano per la diffusione dell’estremismo violento”. Poi, spiega: “Uno era l’informatico del gruppo, che diramava on line pratiche religiose e proclami ideologici di orientamento jihadista, canti celebrativi di atti di martirio, manuali sulle tecniche di combattimento e per la realizzazione di attentati. Un altro navigava sul web alla ricerca di contenuti inneggianti all’odio verso l’Occidente e celebrativi della violenza quale strumento di affermazione dell’Islam. Un altro ancora manifestava la sua adesione all’ideologia più radicale concorrendo alla diffusione di contenuti funzionali alla formazione operativa degli altri sodali. E infine l’ultimo era strettamente legato al primo, l’informatico, con il quale condivideva la visione estremista dell’Islam”.
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Nelle perquisizioni era stato anche trovato del materiale inneggiante alla jihad, che aveva portato appunto alla richiesta al gip dell’emissione di misure cautelari. Le misure erano state chieste prima dell’estate ma erano state rigettate dal gip Letizio Magliaro a inizio settembre in considerazione del fatto che il materiale era stato scaricato da internet, e quindi non veniva ritenuto provato che fosse finalizzato ad una azione di indottrinamento jihadista. Dopo il rigetto, però, dalla procura bolognese era partita la richiesta alla polizia giudiziaria, in questo caso la Digos, di individuare ogni modalità possibile per tutelare la sicurezza nel tempo più rapido. Questo perché oltre al materiale di propaganda trovato inizialmente si era poi trovato altro, come un libretto tecnico operativo per la guerriglia in città e indicazioni per la fabbricazioni di esplosivi, e questo è stato ritenuto dagli inquirenti, “un salto di qualità”. I quattro abitavano nella zona di Casalecchio di Reno, nel bolognese, e frequentavano un centro di preghiera in via Rigola. Uno dei quattro era ritenuto elemento ‘guida’ religioso. Nell’indagine c’era anche un quinto indagato, che nel frattempo risulta già partito per l’Iraq per combattere.