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I 600 che lasciano il Partito Democratico in Sicilia

Un piccolo terremoto nel Partito Democratico in Sicilia. In 600 iscritti abbandonano rumorosamente il PD dopo che Davide Faraone e Fausto Raciti hanno accolto nel PD siciliano sette esponenti di “Articolo 4”, corrente formata da ex politici di Cuffaro e di Lombardo. Un addio rumoroso, e fatto soprattutto da ex esponenti della corrente di Sicilia È Possibile – Area Civati, che conta 15 componenti nell’assemblea regionale del Pd, sei membri in direzione, 9 eletti nell’assemblea nazionale, per un totale di duemila iscritti. Adesso ne perderanno oltre un quarto, se i seicento che hanno annunciato l’addio rimarranno fermi nelle loro posizioni. E per il partito si annuncia una piccola rivoluzione in Sicilia, all’insegna di un avvicinamento ulteriore verso il centro e con il rischio di lasciare scoperta l’ala sinistra.
 
I 600 CHE LASCIANO IL PD IN SICILIA
Tutto nasce da un documento con 500 firme promosso dalla ragusana Valentina Spata e pubblicato sul blog di Civati. Valentina, ex responsabile dei giovani PD a Ragusa, che poi aveva annunciato il suo voto per il candidato del MoVimento 5 Stelle alle elezioni per il sindaco contro l’esponente PD sostenuto da PdL, Megafono e UdC. il lunghissimo documento riassume le ultime vicende del partito in Sicilia, ma mette in particolar modo sotto accusa tutti i “riciclati” entrati nel partito negli ultimi mesi:

In questi mesi abbiamo assistito, con grande sofferenza, all’ingresso di personaggi come l’ex Sindaco di Agrigento, Marco Zambuto (già Udc, poi Pdl, poi di nuovo Udc) premiato con l’elezione a Presidente regionale del Pd dopo la folgorazione renziana; l’on. Dipasquale, ex berlusconiano di ferro e sindaco Pdl di Ragusa; l’on. Giovanni Di Giacinto passato da Grande Sud di Gianfranco Miccichè al Megafono e poi al Pd, uno che sulle gare d’appalto a Castaldaccia, quando fu Sindaco di centrodestra. E poi una pletora di consiglieri comunali, sindaci, assessori tutti di matrice estranea ai valori fondanti del Pd e incompatibili con qualsiasi ipotesi di cambiamento.
Di fronte a tutto ciò il nostro grido di dissenso non è servito a niente. Anzi, siamo stati accusati di “non avere disciplina di partito”. Addirittura ci sono stati casi in cui qualcuno di noi è stato denunciato per aver detto semplicemente la verità sulla vicende delle discariche e violentemente aggredito da chi rappresenta il Pd in una sede istituzionale come l’Ars.
Adesso l’ingresso degli esponenti di Articolo 4 come Paolo Ruggirello a Trapani, che alle scorse regionali del 2012 era candidato con la lista di Nello Musumeci, ex capogruppo Mpa all’Ars; Luca Sammartino (eletto all’Ars con l’Udc); Valeria Sudano (nipote dell’ex senatore Udc Mimmo Sudano, vicino a Cuffaro), Raffaele Nicotra (ex Udc) ed Alice Anselmo (ex Udc).

Valentina Spata, all'epoca responsabile giovani PD in Sicilia
Valentina Spata, all’epoca responsabile giovani PD in Sicilia

Oltre alla Spata ci sono anche Sabrina Rocca, già candidata PD a sindaco di Trapani e diversi esponenti del partito delle province di Siracusa (come Lillo Fede e Sebastiano Ferlito), Enna, Caltanissetta e Agrigento. E poi Danilo Festa, consigliere comunale di Motta Sant’Anastasia (Catania), candidato a sindaco dal Pd del suo comune, Nicola Manoli, consigliere comunale di Regalbuto (Enna), Danilo Orlando e Lillo Fede, tutti di Trapani. Il Fatto scrive che «Sono decine di amministratori locali, quadri di partito, e centinaia di semplici tesserati, stanchi di un Pd che ora, dicono, “ha bisogno di tornare all’anno zero’’». Nel partito c’è chi capisce, ma non li segue: «C’è un disagio diffuso tra iscritti e militanti del Pd per il rischio di una mutazione valoriale e politica del partito con l’ingresso di deputati e rappresentanti istituzionali che provengono da percorsi politici e personali opposti e incompatibili con quelli di uno schieramento di centrosinistra. E pertanto è condivisibile lo spirito del comunicato della Spata», scrivono in una nota il coordinatore e portavoce regionale di Sicilia E’ possibile – area Civati Pd, Piero David e Antonella Monastra. «Una parte dei 2000 iscritti – aggiungono – ha deciso legittimamente di continuare il proprio percorso fuori dal Pd, ma la totalità del gruppo dirigente regionale e la maggior parte degli iscritti è in una fase di riflessione per capire come continuare la propria battaglia per una forza politica davvero di sinistra, che si incarni in un grande partito proprio come il Pd. Cambiare il Pd, operando sia dall’interno che dall’esterno, è l’obiettivo centrale di chi ha a cuore il mantenimento di una connotazione di sinistra, sollecitando un dibattito con tutte le altre forze politiche e i movimenti che sul territorio vogliono costruire una forza di sinistra».
 
COSA FARANNO DA GRANDI? L’INTESA CON GLI EX GRILLINI
Ma cosa faranno da grandi i fuoriusciti? L’idea è fare un partito alla sinistra di Renzi, e per questo sono già molto ben avviati i contatti ma non SEL. E il deputato Erasmo Palazzotto, del partito di Vendola, vuole accogliere a braccia aperte i fuoriusciti. Ma non solo, visto chi c’è a dichiarare apprezzamento per la scelta di uscire proprio oggi:  «La decisione di un consistente numero di esponenti dell’area Civati di lasciare il Pd siciliano desta l’attenzione di tutte le forze e delle sensibilitàdel centrosinistra e della sinistra che ravvisano nelle politiche di Renzi e di Crocetta un ulteriore problema, piuttosto che una soluzione. Fedeli al principio che i cambiamenti reali partono dal basso riteniamo che il punto della situazione a livello regionale vada fatto con un’assemblea aperta ai cittadini provenienti da esperienze politiche progressive e vogliosi di cambiamento», dicono i senatori di Italia Lavori In Corso Franco Campanella e Fabrizio Bocchino, gli ex grillini fuoriusciti dai 5 Stelle qualche tempo fa commentando l’uscita di seicento esponenti dell’area Civati dal Pd in Sicilia. «Gli attivisti siciliani di Italia lavori in corso – proseguono i due senatori – rappresentati al Senato da me e Bocchino – aggiungono – sono disponibili ad avviare questo processo, con la consapevolezza che solo dalla partecipazione paritetica degli attori politici di tutte le esperienze autenticamente progressiste della Sicilia questo moto di rinnovamento può avere successo». Secondo il Fatto quotidiano il progetto avrebbe anche la benedizione di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo e presidente dell’Anci, anche in vista di una sua possibile corsa a Palazzo d’Orleans, indiscrezione che al momento non trova conferme ufficiali.