Cultura e scienze

Lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia

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I ghiacci della Groenlandia si stanno sciogliendo come non accadeva dal 2012: il 60 per cento dello strato bianco di superficie che, solitamente, copre l’area, si è sciolto per via delle alte temperature di questo periodo. Il fenomeno ha trasformato il panorama tradizionale dell’area che si affaccia nel Circolo Polare Artico: dall’alto appare una vasta area marrone, e non bianca, attraversata da correnti di fiumi di fango. Lo scioglimento dei ghiacci, che oggi ha registrato una giornata record, ha riversato, secondo un istituto di ricerca danese, a luglio nell’Atlantico 197 miliardi di tonnellate d’acqua, provocando l’innalzamento dell’oceano di 0,5 millimetri.

Lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia

Nell’ultima settimana le temperature sono state tra i 15 e i 30 gradi sopra le media del periodo. “Questo – commenta Marco Tedesco, ricercatore alla Columbia Unoversity – è l’anno in cui la Groenlandia più influisce all’innalzamento dell’Oceano”. L’aumento del livello del mare viene monitorato per il rischio di possibili future inondazioni.

Lo scioglimento, scrive l’Earth Observatory della Nasa, è stato provocato da una bolla d’aria calda che si è spostata sulla Groenlandia dopo aver consegnato temperature insolitamente calde in Europa. Il 30 luglio le temperature dell’aria sono rimaste sullo zero o al di sopra dello zero per più di 11 ore. Questo è quasi il doppio del tempo in cui le temperature sono rimaste allo zero o al di sopra dello zero durante l’ultimo importante evento di scioglimento, quello dell’11 luglio 2012. In tutti e due gli anni l’evento principale è stato preceduto da una giornata calda che non ha raggiunto il punto di congelamento e seguito da una giornata di raffreddamento. La differenza è che nel 2019 il principale evento di scioglimento è durato due giorni, fino al 31 luglio.

Gli incendi in Siberia

Intanto la Siberia brucia. Secondo Greenpeace Italia, “sono 4 milioni gli ettari della Grande foresta del Nord in fiamme” a causa degli incendi che stanno colpendo le coste del mar Glaciale Artico, in Groenlandia, Russia, Canada e Alaska. Il ​​capo del servizio meteorologico russo Maxim Yakovenko, ha riferito alla Tass che il disastro non sarebbe casuale, ma è legato ai cambiamenti climatici che hanno innalzato le temperature a livelli record. In diverse località artiche si sono infatti registrati oltre 30 gradi centigradi che, uniti ai forti venti, hanno alimentato le fiamme. “Alcune disgrazie e situazioni di emergenza si verificano continuamente: prima le alluvioni, poi gli incendi. È un dato di fatto, la ragione è ovvia: è colpa dei cambiamenti climatici in corso. Durante gli ultimi sei o sette anni abbiamo registrato annualmente che il numero di fenomeni pericolosi è cresciuto da due a mezzo o tre volte rispetto ai decenni precedenti “, ha detto Yakovenko, spiegando che si è passati dai circa 100-150 fenomeni naturali pericolosi annui registrati tra il 1980 e il 1990, ai 450-500 attuali. E il loro numero crescerà nel prossimo futuro.

“Gli incendi nel circolo polare – denuncia inoltre Greenpeace Italia – sono estremamente pericolosi per il clima perché producono ‘Black carbon’, particelle nere che finiscono nell’Artico e accelerano lo scioglimento dei ghiacci e il riscaldamento globale”. Dall’inizio degli incendi, fino ad oggi, sarebbero circa 100 milioni le tonnellate di anidride carbonica diffuse nel delicato ecosistema di quelle latitudini, con gravi rischi per la flora e la fauna di quelle aree.

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