Cultura e scienze

Giorgio Palù e il no alle mascherine per i bambini sotto i 10 anni

Secondo il virologo i dispositivi di protezione individuale devono essere imposti soltanto alle medie e alle superiori

giorgio palù andrea crisanti

Giorgio Palù, docente emerito dell’Università di Padova ed ex presidente della Società europea di virologia, rilascia oggi un’intervista al Gazzettino per sconsigliare l’uso delle mascherine fino a dieci anni:

Professore, riaprono le scuole con le prescrizioni di mascherine, distanziamento e utilizzo di banchi con le ruote.
«Credo che invece andrebbe seguita la regola del buonsenso. I bambini dai 6 ai 10 anni non possono tenere le mascherine per 5-6 ore. E non lo dico solo io, ma già a maggio, in piena pandemia, lo aveva sostenuto pure l’Oms. Un uso improprio di tali presidi, può addirittura favorire i contagi. Un alunno in questa fascia di età, infatti, la leva, la appoggia in luoghi non sterili, la riprende, la mette nuovamente, e nel frattempo infila le dita in bocca, o nel naso. Per non parlare del rischio di stress respiratorio per l’infanzia. E lo stesso vale per i guanti, pure essi possono trasformarsi in veicolo di contagio se usati non correttamente».

Quindi, come si possono tutelare i più piccoli?
«Parlo ancora ricorrendo al buonsenso, e sostengo che magari dai 10 anni in su, diciamo alle medie e alle superiori, va imposto l’utilizzo della mascherina, ma prima no. Quanto al distanziamento in classe o sugli autobus, che senso ha se poi il pomeriggio gli studenti vanno al supermercato con i genitori, o a cena con i parenti, e possono quindi restare vicino a chiunque?».

Allora, quali devono essere le misure anti Covid?
«Bisogna attuare, e con rigorosità, controlli in presenza di focolai, intervenendo tempestivamente, imponendo la quarantena alle classi, o agli edifici, dove si sono sviluppati. Ripeto sino alla noia che vanno monitorati i cluster con l’effettuazione di tamponi e test sierologici in maniera capillare. E poi va tenuta presente la lezione che ci ha impartito la pandemia».

E qual è?
«Che non si tratta di un problema clinico-assistenziale, perché quando arrivano in Rianimazione tanti pazienti sono ormai senza speranza, bensì di salute pubblica, e come tale va affrontato. Prevenzione, attenzione, preparazione e tracciabilità per risalire ai positivi, cioè alle sorgenti del contagio, sono le parole chiave. Per esempio, la Lombardia ha commesso un grave errore ricoverando tutti. Ora, invece che pensare alle degenze, sarebbe necessario attivare misure preventive, in primis ripristinando la medicina scolastica, come un tempo quando la sorveglianza era affidata appunto almedico scolastico che faceva effettuare le schermografie e altri accertamenti all’insorgere di determinate malattie. Riscopriamo, quindi, uello che era già stato inventato in passato»

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