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Giorgia Meloni lancia l’appello per ricostruire Notre-Dame. E i suoi elettori rispondono «prima gli italiani»

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«Ricostruiremo Notre Dame e la ricostruiremo insieme. Siamo tutti mobilitati: Fratelli d’Italia parteciperà alla raccolta fondi e presenterà in Parlamento una mozione per impegnare il Governo italiano a contribuire e a mettere a disposizione le nostre migliori energie». Giorgia Meloni ha passato gli ultimi mesi ad attaccare Emmanuel Macron con la bufala del Franco CFA che ci riempie di immigrati. In altre occasioni ha spiegato – dimenticandosi di aver votato la mozione sulla guerra in Libia – agli elettori di destra che se i migranti vogliono venire in Italia è colpa dei francesi che hanno voluto la guerra in Libia. Oggi la Meloni lancia messaggi di pace oltralpe, perché c’è da ricostruire un simbolo della cristianità e come si suol dire Parigi val bene una messa.

La capitale della Francia è Parigi! È Parigi la capitale della Francia!!

Su Internet il passo da regina dei sovranisti italiani a paladina della cristianità europea il passo è breve e occupa giusto lo spazio di un Tweet. Ma per i veri sovranisti, quelli che per anni si sono abbeverati alla fonte della propaganda di Fratelli d’Italia, si tratta di un boccone duro da mandare giù. In fondo ieri la Meloni cinguettava sulla sinistra italiana «ormai lontana dagli ultimi e asservita alla Francia e a Bruxelles». A febbraio a Di Martedì invece dichiarava che «ci siamo fatti insultare da Macron e i senatori del Pd hanno mandato una lettera di scuse per le azioni del governo. Nelle altre nazioni cose del genere non succedono perché i politici sono con il popolo». Per tacere di quando Fratelli d’Italia attaccava la Francia (e Gentiloni) con la storia del trattato di Caen e del mare italiano “rubato” dai francesi.

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Chiaro che sentire dire dalla Meloni che bisogna aiutare proprio loro i francesi è una cosa che fa stare male. Dove è finito l’orgoglio nazionale italico? Non è forse Roma – e non Parigi – la capitale d’Italia? E così i follower meloniani sono rimasti assai spiazzati dall’apertura della leader di FdI nei confronti della Francia. Un conto è la solidarietà, quella gratis dei tweet e dei messaggi, un conto è quella che costa. Soprattutto se a pagare è il Popolo italico.

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Ecco che i sovranisti scendono in campo per impartire una bella lezione di populismo e sovranisto a quella che vorrebbe essere a capo della coalizione sovranista italiana. Perché dare soldi ai francesi quando loro non ci hanno mai aiutato quando si è trattato delle nostre disgrazie? Non è vero perché aziende francesi hanno donato fondi per la ricostruzione post-sisma del 2016 ed Europarlamentari francesi hanno votato a favore della mozione europea a favore delle popolazioni colpite dal terremoto (Salvini invece non era in Aula).

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Non manca un po’ di sana retorica anticlericale – che ti aspetteresti da quei mangia preti dei bolscevichi e non dai timorati di Dio della destra italiana – di quella che dice che siccome Notre-Dame è di proprietà della Chiesa se la pagasse il Papa. Però la Cattedrale è di proprietà dello Stato francese.

Il cortocircuito dei sovranisti cristiani che non vogliono ricostruire Notre-Dame

La Meloni chiede soldi per ricostruire Notre-Dame? Perché non si preoccupa degli italiani e dei terremotati che vivono ancora nelle tende (con gli immigrati negli hotel!). E che senso ha ricostruire Notre-Dame dal momento che è un falso storico? Chissà se questi italiani sono gli stessi che parlano dell’assalto ai valori e alle tradizioni millenarie dell’Europa cristiana. Probabilmente i simboli e le “radici” fanno comodo solo quando possono essere evocati (è gratis!) e non quando devono essere restaurati. Eppure Notre-Dame rappresenta proprio questo: uno dei simboli dell’Europa cristiana. Ed è per questo che la Meloni vuole partecipare alla ricostruzione. Ma è difficile spiegare l’esistenza di valori europei condivisi quando si è sovranisti.

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C’è il sovranista che ci spiega che «uno stato sovrano dovrebbe essere in grado di effettuare in sicurezza le opere di restauro, di tutelare il proprio patrimonio artistico e culturale, ma soprattutto di rimettersi in piedi». No agli aiuti dall’estero che minano la nostra sovranità! E poi magari dopo la ricostruzione consentiranno ai musulmani di pregare sul sagrato come è successo in piazza Duomo a Milano. Quasi quasi è meglio farci un parcheggio.

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Gli elettori della Meloni hanno imparato così bene la lezione del “prima gli italiani” che sanno bene che la solidarietà non gode del diritto di libera circolazione e il confine nazionale rappresenta un ostacolo insormontabile. In fondo che differenza c’è tra l’usare i soldi degli italiani per aiutare i migranti ed usarli per aiutare quei traditori dei francesi? Meloni è stata bravissima nel creare dei nemici, il problema è che una volta creato l’avversario è difficile far capire quando lo si può aiutare.

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La logica binaria del sovranismo è fatta tutta di contrapposizioni noi/loro, italiani/stranieri,  disgrazie nostrane versus disgrazie altrui. Cosa ha fatto la Francia dopo la caduta del Ponte Morandi, chiede uno dimenticando che in quella tragedia morirono anche dei ragazzi francesi. «I nostri soldi li impegniamo per i terremotati» scrive uno, e un’altra gli fa eco «capisco il gesto simbolico ma se vogliamo fare qualcosa mettiamo al centro dell’attenzione la ricostruzione dei paesi colpiti dal terremoto». Non è solo un problema di soldi, quelli si trovano sempre. È un problema di solidarietà, che manca. Quella sovranista è a senso unico, è una solidarietà a sovranità limitata. E ora la Meloni si gode i frutti delle sue campagne d’odio.

Leggi sull’argomento: Il video dell’uomo sulla torre di Notre-Dame e i complotti sull’incendio della cattedrale