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I fondi ai centri antiviolenza spariti

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Il Corriere della Sera pubblica oggi questa infografica che spiega cosa succede ai fondi dei centri antiviolenza sulle donne e alle case rifugio:  la legge 119 del 2013 sul femminicidio prevedeva che solo il 20% dei fondi stanziati andasse direttamente ai centri antiviolenza (nella foto sotto, quello di Milano nel 1992). L’80% è stato destinato alle Regioni che possono darli alle strutture esistenti, a quelle da aprire, alla formazione e alla prevenzione, a consultori e servizi sociali.  La rete nazionale Dire che riunisce 75 centri antiviolenza e ActionAid lamentano ritardi e scarsa trasparenza nella gestione regionale dei finanziamenti e l’«incagliamento» di parte dei fondi. Come mai?

Colpa di un sistema di assegnazione che ha portato molti dei finanziamenti di quella norma a perdersi nelle maglie della burocrazia. «I fondi per il 2015 e il 2016, circa 9 milioni all’anno stanziati con la legge di Stabilità, non sono ancora stati erogati: stiamo aspettando la conferenza Stato-Regioni che decida cone ripartirli. Non si sa quando» dice Rossana Scaricabarozzi, di ActionAid Italia. Ci sono quelli per il biennio 2013-2014: 16,5 milioni di euro per tutte le Regioni.  La legge del 2013 stabiliva che solo il 20% (circa cinquemila euro l’anno per ogni centro antiviolenza e seimila per le case rifugio) andasse ai centri, gli altri venivano girati alle Regioni che potevano destinarli a progetti diversi: dalle strutture, ai progetti educativi, ai consultori generici.
«In Lombardia la Regione li ha messi a bilancio, eppure ai centri antiviolenza quei soldi non sono mai arrivati», denuncia Manuela Ulivi della Casa delle donne maltrattate di Milano. Non è l’unico caso. Come è possibile? Al momento nessuno lo sa. «Come governo, stiamo verificando con le Regioni l’utilizzo dei fondi loro assegnati — dice la sottosegretaria alla Presidenza del consiglio Sesa Amici —. E l’8 marzo abbiamo emanato un bando diretto a finanziare le azioni di rete dei centri antiviolenza, impegnando 12 milioni di euro». A seguire i soldi ci ha provato la Rete Dire. «Abbiamo visto che spesso non c’è trasparenza e i fondi non arrivano a destinazione — spiega la Presidente Titti Carrano —. La scelta di regionalizzare ha prodotto problemi di burocrazia e ha limitato il confronto con chi lavora nei centri».

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I fondi ai centri antiviolenza sulle donne (Corriere della Sera, 2 luglio 2016)