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Exit poll Regno Unito, Theresa May senza maggioranza

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I primi exit poll delle elezioni nel Regno Unito danno ai conservatori 314 seggi, 266 al Labour, 34 per SNP, 14 per i Liberaldemocratici. Theresa May è lontana dalla maggioranza. L’UKIP “festeggia” la leadership di Nigel Farage conquistando zero seggi. La notte è lunga, ma così per May sarebbe un disastro. I conservatori hanno perso 17 seggi. La sterlina ha subito un tonfo, scendendo dell’1% per la situazione di ingovernabilità che sembrerebbe profilarsi. Ma l’exit poll del 2015 diede 22 seggi in meno ai Tories rispetto al risultato finale.

Exit poll Regno Unito, Theresa May lontana dalla maggioranza

Restano altri 22 seggi spartiti tra le formazioni nordirlandesi, 3 ai gallesi del Plaid Cymru ed uno ai verdi. Corbyn conquista 266 seggi, ovvero molti di più (34) di quelli di Milliband nel 2015 (furono 232). Per lui è un successo e un’affermazione personale di alto livello in una stuazione sicuramente difficile anche dal punto di vista storico. I tories hanno 22 seggi in meno di quelli necessari per conquistare la maggioranza e 26 in meno del 2015. Il disastro degli exit poll nel 2015 invita però alla calma prima di passare a conclusioni affrettate. I siti britannici titolano su “exit poll shock” per i conservatori di Theresa May. Si avvicina l'”hung Parliament“, scrive il Telegraph, ovvero il Parlamento senza una maggioranza. Stessa apertura per il Guardian.
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Il Parlamento, come si dice in gergo, è ora “appeso” (“Hung”) ossia senza alcun partito che ha la maggioranza per cui si dovrà tornare, come nel quinquennio 2010-2015, ad un governo di coalizione con una difficilissima alchimia. La May aveva detto il 20 maggio scorso che con sei seggi in meno avrebbe considerato perse le elezioni e che nel caso Jeremy Corbyn si sarebbe seduto al posto della premier per negoziare la Brexit.

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Il tweet di Theresa May del 20 maggio scorso

Nel 2005 gli exit poll avevano predetto una maggioranza di 66 seggi per il Labour e così fu. Idem nel 2010, con la previsione che ai Troy sarebbero mancati 19 seggi per la maggioranza assoluta. Due anni fa invece gli exit poll non indovinarono il risultato: la previsione era che i Tory non avrebbero raggiunto la maggioranza assoluta per 10 seggi e invece la ottennero. Intanto la sterlina è in netto calo sui mercati telematici dopo l’exit poll delle elezioni nel Regno Unito. La valuta britannica ha perso l’1,2% sull’euro e scambia a 1,14 contro la moneta unica. Ecco il crollo della sterlina sui mercati finanziari dopo i primi exit poll:
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Il fake account di Theresa May su Twitter non l’ha presa benissimo:
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Darth Fener invece l’ha presa meglio:
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I risultati delle elezioni in UK

I LibDem intanto escludono accordi o coalizione dopo la fallimentare esperienza con Cameron. John McDonnell, Cancelliere dello Scacchiere nel governo ombra dei laburisti, dice che se gli exit poll fossero confermati la posizione di Theresa May sarebbe “insostenibile” e lei dovrebbe dimettersi. Secondo il ‘ministro delle finanze ombra’ britannico, se i risultati emersi dagli exit polls dovessere essere confermati, “la posizione di Theresa May diventerebbe sempre piu’ insostenibile. May ha promesso per sette volte in diverse occasioni, che non avrebbe chiesto le elezioni anticipate, poi invece lo ha fatto, pensando di assicurarsi un mandato che aveva gia’. E’ stato un voto piu’ a vantaggio del suo partito che a vantaggio del paese. E gli elettori lo hanno respinto”. “Dobbiamo aspettare i dati reali”, è invece il primo commento non certo entusiasta del ministro della Difesa britannico Michael Fallon ai primi exit poll delle elezioni in Gran Bretagna. Fallon sminuisce la portata degli exit poll che danno il suo partito conservatore senza una maggioranza assoluta ai Comuni.
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“Si tratta solo di una previsione – ha detto – nel 2015 avevano sottostimato i nostri voti”. Per il ministro è necessario aspettare i risultati che emergono dal conteggio delle schede. “Se gli exit poll verranno confermati, siamo di fronte a uno straordinario successo di Jeremy Corbyn”, ha detto il regista Ken Loach che ha sostenuto attivamente il leader laburista nella sua campagna elettorale. E’ il riconoscimento di Corbyn in quanto “uomo di principi” rispetto alla premier Theresa May, simile a un “robot”. La prima pagina del Times è significativa:
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Oggi la Gran Bretagna, con ancora negli occhi i giovani volti delle vittime dell’attacco a London Bridge e all’arena di Manchester è andata a votare pensando più al terrorismo che alla Brexit, questione per cui la premier Theresa May ha mandato i cittadini alle urne per la terza volta in tre anni. In un clima di tensione e con i seggi superblindati, 45,7 milioni di elettori di Inghilterra, Scozia, Irlanda del Nord e Galles hanno scelto i loro rappresentanti al Parlamento di Westminster.