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Emmanuel Macron: un ex Rotschild all'Eliseo?

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Emmanuel Macron si è dimesso oggi da ministro dell’Economia per correre verso l’Eliseo. A 8 mesi dalle elezioni presidenziali francesi e dopo aver fondato un nuovo movimento politico, Macron ha deciso di fare la mossa decisiva dalla quale non può più tornare indietro. Ma la corsa verso l’Eliseo è lunga e i favoriti ad oggi rimangono altri.

Emmanuel Macron: un ex Rotschild all’Eliseo?

Le dimissioni di Macron e l’eventuale inizio della campagna del giovane ministro (38 anni) per l’Eliseo aprirebbe scenari nuovi per la situazione politica francese. Da mesi, le prese di posizione “liberal” di Macron venivano accettate con sempre maggior difficoltà da Hollande e dal governo. Il ministro aveva lanciato il 6 aprile il suo movimento politico, pochi giorni dopo – nel primo comizio – aveva proclamato di volerlo condurre “fino al 2017 e fino alla vittoria“. Ex banchiere alla Rothschild, poi vice segretario generale all’Eliseo, Macron fu nominato il 26 agosto 2014 ministro dell’Economia al posto di Arnaud Montebourg, ormai incompatibile con la politica del governo. In parlamento, Macron ha portato avanti il progetto di legge che porta il suo nome “per la crescita, l’attività e l’eguaglianza delle chance economiche“, con l’obiettivo di “liberare l’economia francese” mitigando le regole sul divieto di lavoro domenicale e liberalizzando alcune professioni. La legge prevedeva tra l’altro la possibilità per le aziende di ricorrere a un maggior ammortamento, fino al 40%, del valore degli investimenti in macchinari produttivi. Ma anche l’adeguamento degli autotrasportatori stranieri alle leggi francesi sul salario minimo, cosa che l’ha posta all’attenzione dell’Unione Europea.

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Emmanuel Macron nel ritratto di Reuters

Diplomato all’Ena, ispettore delle finanze, ex vice segretario generale e consigliere economico del presidente François Hollande all’Eliseo, Macron era stato nominato ministro dell’Economia e del Digitale nell’agosto del 2014 al posto di Arnaud Montebourg. A lui si devono una legge sulla “crescita e l’attività”, ma anche numerose affermazioni criticate da una parte della sinistra e una rivalità crescente con il Primo ministro Manuel Valls, esponente come lui dell’ala riformista del Ps. Lo scorso aprile Macron ha creato il movimento politico “En Marche” (In moto) che ha presentato ad un meeting parigino il 12 luglio nel corso del quale ha promesso ai suoi “la vittoria” nel 2017, scontentando gran parte del partito compreso il presidente Hollande che lo aveva invitato per altro a considerare proprio l’ipotesi delle dimissioni. Il 18 maggio, il senatore socialista di Lione Gérard Collomb, uno dei suoi principali sostenitori, aveva detto che Macron sarebbe stato un “naturale” candidato all’Eliseo nel 2017 se Hollande non fosse risalito nei sondaggi. Il ministro non dovrebbe però partecipare alle primarie del partito.

En Marche verso l’Eliseo

La Reuters lo dipinge come un uomo capace di prendere le buone idee dalla destra e dalla sinistra; questo fa di lui non certo un rivoluzionario ma un politico di professione che può essere indistintamente riconosciuto (e apprezzato) a destra come a sinistra. Ma mentre la sinistra non pare vedere in François Hollande un candidato nemmeno presentabile, a destra c’è la fila: il ritorno di Sarkozy e la sua nuova corsa nel partito ne faranno un avversario ambizioso e già dotato di caratteristiche simili a quelle di Macron, mentre una come Marine Le Pen, che sembra avere più chances di vincere una volta arrivata al ballottaggio a differenza del padre, non vedrà l’ora di misurarsi con un candidato che ha lavorato alla Rotschild.
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Intanto Macron fa i suoi primi passi. Il “paese bloccato” ci ricorda sicuramente qualcuno, mentre il richiamo all’Europa lo colloca in un fronte opposto a quello della grande favorita per l’approdo al ballottaggio. Nel periodo da ministro, ha sottolineato oggi, “ho toccato con mano i limiti del nostro sistema”, che “spinge a compromessi dell’ultimo minuto” e “produce soluzioni imperfette”. Anche questo sembra qualcosa di già sentito dalle nostre parti. E a ben vedere quello che rischia Macron è che si ammetta che nella sua politica c’è del buono e del nuovo, ma il nuovo non è buono e il buono non è nuovo.