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Il caso Cesa irrompe sul governo. Maggioranza a rischio, ora le elezioni sono più vicine

neXt quotidiano|

Ieri sera Andrea Orlando, vicesegretario del Pd, ospite a Piazzapulita ha lanciato la bomba: “Oggi elezioni più vicine? Purtroppo sì”, ha spiegato a Corrado Formigli. Di cosa ha bisogno Giuseppe Conte per evitare questo scenario? Di “dieci piccoli senatori”, la cui ricerca è davvero come un giallo di Agatha Christie.

Conte alla ricerca di 10 senatori e le elezioni più vicine: gli effetti del caso Cesa sul governo

La costruzione dei Costruttori passava anche per il possibile appoggio dei tre senatori UDC, Antonio Saccone, Paola Binetti e Antonio De Poli. Poi, come un fulmine a ciel sereno però ieri è stato indagato il segretario del partito Lorenzo Cesa, nell’ambito dell’operazione Basso Profilo contro la ‘ndrangheta. E a quel punto è stato chiaro, come poi è avvenuto, che il Movimento 5 Stelle non avrebbe potuto accettare l’ingresso in maggioranza di qualche senatore UDC. Sempre Orlando ieri sera spiegava che però l’unica alternativa a questo governo sono le elezioni perché senza Conte la maggioranza implode: “Sta succedendo quello che purtroppo noi temevamo. Pensavamo che oltre questo governo tutte le altre ipotesi fossero di molto difficile percorribilità. Le cose ci stanno dando ragione, purtroppo. Non vogliamo mischiare i nostri voti con quelli di Salvini e Meloni, quindi un’ipotesi di unità nazionale non esiste. Mi pare che il M5S non rinunci ad avere Conte come riferimento. In politica se si escludono le vie che non sono percorribili restano quelle percorribili. Se c’è una crescita dei numeri attorno questo governo è evidente che si può andare avanti, ma non è che noi vogliamo andare avanti a dispetto dell’aritmetica”.

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E cosa dice l’aritmetica? Che l’unica disponibile a dare una possibilità a Conte dei tre sarebbe stata in ogni caso solo Paola Binetti. Per il resto Conte deve trovare in fretta 10 senatori che lo mettano al sicuro prima del voto di mercoledì che Italia Viva ha già annunciato di voler boicottare votando no con l’obiettivo  di mettere sotto il governo. Liliana Segre questa volta non potrà dare una mano. Quali sono i nomi in ballo? Li spiega Ciriaco su Repubblica:

Certo, c’è Paola Binetti. Considera più complesso, ora, mollare la nave in tempesta, ma giudica necessario il passo. Ma non è detto che lo faccia in tempo utile per salvare Bonafede. E infatti, l’obiettivo della maggioranza è quello di scuotere prima l’albero di Italia Viva. Ci lavora Base riformista. Imminente è il passaggio del senatore Comincini. In bilico sono Sbrollini e Marino. E poi Grimani, tentato dal Pd, marcato stretto da Renzi. Proprio il leader riunisce i suoi senatori e apre al «confronto» con la maggioranza – «noi ci siamo» – e si prepara a rilanciare sulla “maggioranza Ursula”, quindi anche con FI. Ecco, Conte teme che questa dinamica prenda piede. Di Renzi non vuole sentire parlare, puntando a strappargli semmai i senatori. Un passo utile, ritiene, per conquistare subito dopo tre azzurri guidati da Luigi Vitali. A cui seguirebbero, spera, i centristi di “Cambiamo” di Romani e Quagliariello. A tutti loro, propone il proporzionale. Sono mosse azzardate, ma inevitabili per provare a riconquistare il controllo delle commissioni. Il problema è che alla Camera Bruno Tabacci è fermo a 13 dei 20 parlamentari necessari al gruppo, e al Senato ne mancano almeno tre da sommare al Maie. Per la verità, i tecnici stimano Ieri necessari altri 10 senatori e 14 deputati per una navigazione tranquilla

Anche Alessandro Trocino sul Corriere racconta che il numero 10 è cruciale per Conte per poter andare avanti. E fa un po’ di conti: “All’ultima fiducia al Senato erano 156, ai quali bisogna aggiungere un senatore M5S assente per Covid. Si conta di recuperarne 4-5 dall’Iv, 3 da Forza Italia, 2 dall’Udc. E siamo a 167. Togli tre senatori a vita si arriva a 164”

Si aspettano una decina di deputati e tre senatori da Forza Italia. E si confida in una spaccatura di Italia viva. Alcuni sono pronti ad andarsene, ma Matteo Renzi li trattiene con una promessa: «Vedrete che entro una settimana non potranno fare a meno di noi e torneremo in maggioranza». Voci danno Luigi Marattin in partenza per il Pd: «Non è vero — smentisce —.Oil governo trova un’altra maggioranza o torniamo noi. Conte che non parla con Renzi è da asilo nido». Detto questo, annuncia, «non voteremo la relazione di Bonafede». Non è l’unico orientato in questo senso. Molti sono i mal di pancia nel Pd, per esempio sulla prescrizione, ma anche nel Movimento, che ricorda il caso della scarcerazione dei mafiosi. Alcuni potenziali costruttori, come il forzista Luigi Vitali, si spingono oltre: «Non tornerò mai in un governo con Bonafede». Letta al contrario: potrei tornare se non ci fosse lui. Per questo si guarda alle mosse di Conte. Potrebbe agire entro mercoledì. Tornando al Quirinale, lanciando il Conte ter con un nuovo governo. E imbarcando la pattuglia dei costruttori.

Intanto ieri Conte nel Consiglio dei Ministri notturno convocato a sorpeesa ha rimesso la delega ai servizi segreti consegnandola al suo consigliere diplomatico Pietro Benassi. Un segnale, spiega Monica Guerzoni sul Corriere “che potrebbe favorire la riapertura del dialogo con i senatori ex Pd in sofferenza dentro Italia viva. Davanti a Conte c’è un altro burrone, mercoledì si vota la relazione di Bonafede sulla giustizia. Renzi ha annunciato il no e dunque con il centrodestra l’opposizione è in vantaggio. L’unica speranza per scongiurare il ribaltone è agguantare in tempo qualche renziano pentito, che decida di andare in suo soccorso”. Ce la farà?