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Dal “No Draghi” al “No governo tecnico:” governo con ministri M5S per dire sì?

Cosa vuole fare il Movimento 5 Stelle con Draghi? Cosa significa “Ci vuole un governo politico”, come ha detto Di Maio ieri sera? Le possibilità dell’ex numero uno della BCE passano per l’ingresso nell’esecutivo di personalità politiche. Anche pentastellate

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Sembrava granitica la posizione del Movimento 5 Stelle che aveva da subito opposto un veto al governo Draghi. Eppure nelle ultime ore sembra che ci sia qualcosa in movimento. Il no a Draghi si sta trasformando in un no a un governo tecnico. Non è una sottigliezza. L’ingresso nel nuovo esecutivo di ministri del M5s sbloccherebbe la crisi di governo?

Dal “No Draghi” al “No governo tecnico:” governo con ministri M5S per dire sì?

“Oggi ci ritroviamo con un governo tecnico. Mettete da parte Draghi, al di là della persona, pensate a un governo tecnico che è freddo e calcolatore. Un governo tecnico avrebbe mai potuto fare il reddito di cittadinanza? Un governo tecnico avrebbe potuto fare misure costose ma innovative e di rilancio come il superbonus al 110% e le comunità energetiche? Queste sono operazioni che può fare un governo politico, non un governo che ha la necessità di far quadrare i conti. Un governo tecnico non fa il bene del Paese, abbiamo già dato” ha spiegato, secondo quanto scrive l’AdnKronos, Crimi durante l’assemblea dei gruppi M5S convocata per decidere cosa fare. Dopo un lunghissimo silenzio si è palesato anche Di Maio che su Facebook ha detto senza mezzi termini che serve un governo politico: “Le regole della democrazia sono molto chiare. La volontà popolare è rappresentata dalle forze presenti in Parlamento il cui mandato, ricevuto dagli elettori, non è stato quello di un governo tecnico ma, lo ribadisco, è stato quello di proporre un governo politico al Paese che rispondesse alle esigenze degli italiani. Nel 2018 il MoVimento 5 Stelle ha preso il 33% dei voti, in Parlamento siamo la forza politica più grande e come abbiamo già dimostrato, siamo determinanti. Ora dobbiamo mostrarci compatti, serve unità. Nessuno provi a dividerci”. Cosa significa?

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Il senso di quanto sia spaccato il Movimento è riportato bene da Annalisa Cuzzocrea su Repubblica che descrive quanto successo in assemblea. Nessuno osa pronunciare un no secco a Draghi se l’ipotesi è quella che nella squadra di governo ci siano anche i pentastellati:

«Posto che il governo di alto profilo chiesto dal presidente non deve per forza essere tecnico, dobbiamo rimanere in attesa di questa prospettiva che verrà chiarita dallo stesso Draghi». Tradotto, lo dice lo stesso senatore M5S: «Prima vedere cammello, poi pagare moneta». Nelle quasi quattro ore di confronto dei 5 stelle su Zoom il premier incaricato è a tratti Dracula, Belzebù, l’incarnazione dei poteri forti, lo schiavo di Goldman Sachs, la rovina di Antonveneta. E però, quando alle 16:18 Jessica Costanzo chiede: «Scusate, non ho capito cosa faremmo noi se Draghi mettesse nel suo team qualcuno di noi», nessuno le risponde. Neanche il reggente Vito Crimi, che nella replica si limita a dire: «Andremo all’incontro con Pd e Leu, si sono comportati lealmente: da quest’assemblea esce forte il no a un governo tecnico, ma vedremo le carte prima».
Roma – il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Prof. Mario Draghi, oggi 3 febbraio 2021.
(Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

 

E se ufficialmente il grido è tutti per Conte è chiaro che invece si sta lavorando proprio perché sia l’ex premier a mediare legittimando l’esecutivo Draghi. Il Partito Democratico ha tutto l’interesse a non distruggere l’esperimento dell’alleanza giallorossa, racconta Vitale su Repubblica, lavorando affinchè i grillini possano ammorbidire le loro posizioni:

Perciò nel pomeriggio il leader dem cerca Giuseppe Conte. L’avvocato nella partita ha un ruolo decisivo: toccherà soprattutto a lui convincere i grillini ad appoggiare lo sforzo dell’ex governatore di Bankitalia e scongiurare una scissione che farebbe saltare tutto. Il Draghi I sorretto da una maggioranza politica modello Ursula, allargata cioè a Forza Italia, o almeno a quella parte che ha già risposto presente: modello Ciampi del ’93, per intenderci, non il Monti del 2012. Insieme «alla prospettiva di un’alleanza strategica che va salvata», insiste Franceschini. Sicuro che anche «Conte darà una mano». Per evitare di «produrre un esito paradossale: la maggioranza che si spacca e la destra disponibile a sostenere Draghi per senso di responsabilità». Lo stesso monito che Zingaretti lancerà a sera, all’incontro con gli alleati, che però produce solo una timida apertura. Sul nome di Draghi i grillini esitano. Ma «se dopo le tarantelle di Renzi dovessimo sottostare a quelle di Salvini», avverte Orlando, «non avremmo fatto un grande servizio al Paese»

Proprio Di Maio sarebbe uno dei nomi che si fanno, insieme a quello di Conte, per un posto nel team di Draghi. Se l’Avvocato del Popolo, tramite una nota di Palazzo Chigi, ha smentito l’ipotesi che lo vede ministro nell’esecutivo capeggiato dall’ex numero uno della BCE si parla di uno scambio. Una trattativa che lo metterebbe al posto di Paolo Gentiloni come Commissario Europeo mentre il Dem subentrerebbe a Gualtieri all’Economia. Sono tutte ipotesi. Come quella che vede l’attuale titolare degli Esteri cedere il ministero a un tecnico come Elisabetta Belloni, oggi al vertice della diplomazia della Farnesina, per entrare al governo con un altro ruolo. Non sarebbe l’unico ministro pentastellato. Andrà così? Draghi ha detto di voler ascoltare con rispetto il Parlamento. Di sicuro senza il sì dei 5 Stelle sarà molto dura.