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La causa di Pizzarotti al M5S

Un dossier anti-Di Maio per Federico Pizzarotti. Ne parla oggi Jacopo Iacoboni sulla Stampa, sostenendo che il sindaco di Parma è pronto a svelare consulenze legali, atti giudiziari, verbali di riunioni politiche, sms e whatsapp del suo rapporto con i vertici M5S. Ed è soprattutto pronto a portare in tribunale i grillini non appena l’espulsione verrà ratificata per ottenere il reintegro già formalmente – ma non sostanzialmente – avuto dagli attivisti romani e napoletani.

La causa di Pizzarotti al M5S

Per ottenerla Pizzarotti ha raccolto una serie di documenti in un dossier in cui ci sono consulenze legali, atti giudiziari, verbali di riunioni politiche, sms e messaggi whatsapp «di cui ho mostrato solo una piccola parte», secondo quanto scrive la Stampa. E ha allertato uno studio legale per studiare la vicenda:

 Pizzarotti fa politica ma, in questo grillino fino in fondo, anzi, memore della lezione di Gianroberto Casaleggio, la fa con uno studio legale dietro. Si tratta di uno studio assai apprezzato di Bologna, l’avvocato che lo sta assistendo è Elisa Lupi. Il punto chiave è questo: quand’anche esistesse una regola violata da Pizzarotti (in realtà non esiste, obietta lui; e il testo del regolamento del non Statuto M5S gli dà ragione, su questo), «non può ritenersi conforme ai principi costituzionali – scrivono gli avvocati – la regola che preveda, sia pure all’interno di un’associazione non riconosciuta, che taluno degli iscritti possa subire conseguenze pregiudizievoli nel caso in cui abbia omesso di comunicare di propria sponte, ovvero a semplice richiesta degli organi sociali, determinati dati giudiziari che lo riguardano, in quanto trattasi di illecita (sottolineato) ingerenza negli altrui diritti costituzionali alla difesa e alla riservatezza».
La traduzione è chiara: il regolamento che Pizzarotti avrebbe violato, anche se esistesse una regola, è «giuridicamente nullo», è un testo che non esiste dal punto di vista di un’eventuale controversia; perché palesemente anticostituzionale. Si profila un’obiezione legale simile a quella che potrebbe esser fatta sul contratto che la Casaleggio, come rivelò «La Stampa», fece firmare ai candidati romani, a partire da Virginia Raggi: quel contratto, al di là di tutte le considerazioni di natura politica, è di sostenibilità giuridica molto dubbia.

Più importante dell’intenzione di fare causa però sembrerebbe piuttosto l’intenzione del sindaco di rincandidarsi anche senza il simbolo del MoVimento 5 Stelle: Pizzarotti è un sindaco amato, che ha ottenuto risultati per Parma durante il suo mandato e proprio per questo naturalmente candidato alla riconferma. Ma se Pizzarotti riuscisse a farsi rieleggere senza l’appoggio di Grillo e Casaleggio dimostrerebbe qualcosa di importante: ovvero, che si può fare a meno non solo di Grillo e Casaleggio ma anche dell’intero direttorio e vincere le elezioni. E la questione potrebbe avere un impatto deflagrante sui grillini di oggi e di domani.

E salta l’assemblea dei deputati

Intanto domani l’assemblea dei deputati non ci sarà: anche se spesso viene disertata da una buona metà degli aventi diritto, è quasi un appuntamento fisso settimanale che non a caso salta proprio in questa occasione. Unica comunicazione di rilievo inviata al gruppo a Montecitorio, l’apertura alle candidature per la presidenza di gruppo, cioè la funzione di rappresentante legale, che nel M5s della Camera viene svolta con rotazione annuale (attualmente è in carica Federico D’Incà) ed è scissa dalla funzione di capogruppo che ha cadenza trimestrale. Il percorso di Pizzarotti è segnato: sarà espulso se le “controdeduzioni” che lui ha annunciato non soddisferanno “lo staff”. Poi avrà dieci giorni per fare ricorso al Comitato d’appello, composto da Vito Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri, tutti hardliner della prima ora. I quali comunque avranno trenta giorni di tempo per esaminare il ricorso del primo cittadino. Risultato: si andrà largamente a dopo il voto delle comunali, e il caso a quel punto sarà molto meno interessante anche dal punto di vista dell’informazione. Nel M5s resta qualche malumore per “la stronzata”, parole di un senatore settentrionale, detta da Di Maio a proposito delle dimissioni che dovrebbero essere automatiche in caso di avviso di garanzia ad un amministratore. Di Maio, dal canto suo, prova a spostarsi dalla linea di tiro, visto che da giorni è nel mirino degli avversari politici, in particolare del Pd: “Io non ho alcun potere di decidere sospensioni o espulsioni, quello spetta al garante che è Beppe Grillo”, dice. Grillo ha concesso la sua presenza in piazza del Popolo a Roma, dicono le fonti del Movimento, per la chiusura della campagna della candidata sindaco Virginia Raggi, “visto che il suo tour è finito”. Resta da vedere se, dopo aver rivendicato di voler tornare a fare il comico, il fondatore sarà anche in grado di rimettere in campo un po’ della sua popolarità interna per comporre lo scontro strisciante che attraversa la sua creatura politica.