Opinioni

Il DEF prelude ad una manovra di bilancio eversiva

Della cosiddetta Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza sul sito del Ministero dell’Economia non esiste traccia. Il profluvio di commenti, la valanga di tweet e di post, l’uragano di articoli si basa su chiacchiere e illazioni, ma i numeri ufficiali latitano. Circola solo il PDF (non si sa se autentico o meno) del capitolo 5 della suddetta Nota, ma invano si cerca conferma del tanto sbandierato 2,4% nel rapporto Deficit/Pil. Nel testo è assente. Forse l’assurdo mistero della Nota fantasma dipende da un ingombrante elefante nella stanza che finora quasi tutti hanno fatto finta di ignorare: questo atto del governo, se ufficializzato, configurerebbe un atto eversivo. Infatti la Costituzione Più Bella del Mondo impone l’obbligo di pareggio in bilancio.

balcone palazzo chigi
Quindi una Legge di Bilancio che contenesse un deficit mostruoso, non giustificabile da una fase recessiva del ciclo sarebbe incostituzionale. Per di più la stessa Costituzione Più Bella del Mondo prevede che il Presidente della Repubblica rifiuti di apporre la firma su una legge in due casi: se essa prevede spese senza coperture di bilancio o se è manifestamente incostituzionale.
Una Legge di Stabilità (come per colmo dell’ironia viene appellata ufficialmente la Legge di Bilancio) che violasse l’art. 81 della Costituzione avrebbe entrambe queste caratteristiche. Quindi se davvero l’aborto di manovra dovesse prevedere un deficit del 2,4% non solo per il 2019 ma anche per i due anni successivi, sfocerebbe in un conflitto istituzionale. Se poi le autorità nazionali dal Presidente della Repubblica alla Corte Costituzionale non fossero in grado di contrastare efficacemente un governo eversivo sarà imperativo invocare l’intervento delle autorità europee affinché prendano provvedimenti analoghi a quelli varati contro Ungheria e Polonia per impedire l’esproprio dell’Italia produttiva e onesta a favore di quella vergognosamente parassitaria, mediocre e becera. Probabilmente prima ancora che il testo della Legge di Stabilità veda la luce del giorno la porcilaia dei dimaiali crollerà sotto il peso dello spread non appena le agenzie di ratings declasseranno il debito ormai a rischio insolvenza. E la sceneggiata napoletana imbastita dai mediocri aspiranti gerarchi del regime giallo-verde, Salvini, Di Maio e Conte con il collaborazionismo attivo di Tria, finirà in una tragedia recitata da guitti con aspirazioni filodrammatiche. Quando un paese finisce in bancarotta metaforicamente il passo dal balcone al distributore non è mai troppo lungo. Noi confidiamo che su questo palco-oscenico, Mattarella non voglia passare alla Storia come lo Sciaboletta del XXI secolo.

 

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Fabio Scacciavillani

Fabio Scacciavillani dopo aver conseguito il Ph.D. in Economia all’Università di Chicago (dove è stato assistente del Premio Nobel Merton Miller), ha lavorato al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Centrale Europea (nel periodo pioneristico dell’unione monetaria), a Goldman Sachs, al Centro Finanziario Internazionale di Dubai e in Confindustria. Attualmente è il Capo della Strategia del fondo sovrano dell’Oman che gestisce i proventi delle esportazioni petrolifere del Sultanato. Nelle pubblicazioni e nell'attività professionale si è concentrato su tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. E’ ospite fisso su Bloomberg TV ed editorialista del Fatto Quotidiano. Ha scritto “Tremonti: Il Timoniere del Titanic” con Giampiero Castellotti e “The New Economics of Sovereign Wealtyh Funds” con Massimiliano Castelli.