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Cristina D'Avena canta Lady Oscar sul palco di FdI: "Un messaggio d'amore universale" | VIDEO

Asia Buconi|

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Una partecipazione oltre ogni ideologia politica, così la regina delle sigle dei cartoni animati Cristina D’Avena aveva definito la sua ospitata alla festa per i dieci anni di Fratelli d’Italia tenutasi ieri a Roma. Alla fine, la cantante si è esibita sul palco allestito dal partito di Giorgia Meloni nonostante le numerose critiche, arrivate soprattutto da chi la considerava una paladina della comunità lgbt.

Cristina D’Avena canta Lady Oscar sul palco di FdI: “Un inno all’amore”

In barba a ogni polemica, Cristina D’Avena è andata dritta per la sua strada. E si è presentata sul palco di FdI a Piazza del Popolo con una coloratissima gonna arcobaleno. Poi, ha intonato la sigla di Lady Oscar, una delle più apprezzate dalla comunità lgbtq+, e lo ha fatto presentando la canzone con un’introduzione molto eloquente: “Voi conoscete la storia di Lady Oscar: è un inno all’amore, all’amore universale, senza distinzioni. Ed è per questo che io la devo cantare con voi per esprimere tutto, perché l’amore è tutto”.

Un messaggio di apertura che è stato ribadito pure qualche istante più tardi dalla cantante sempre in riferimento alla guardia di Maria Antonietta, la cui sessualità è notoriamente molto ambigua. D’Avena, nel dare una lezione a chi l’aveva criticata, ha infatti ribadito: “Preferisco ricordare a chi mi ha giudicato, forse con un po’ troppa fretta, chi sono”.

La replica di Cristina D’Avena alle polemiche per la festa di FdI a Roma

Rispondendo alle polemiche per la presenza all’evento di Fratelli d’Italia, Cristina D’Avena aveva sostenuto che la sua fosse una partecipazione tutta incentrata sulla musica e non sulle ideologie politiche. Poi, la cantante aveva voluto ricordare a tutti i suoi impegni in favore dei diritti civili e delle comunità LGBTQ+ e aveva scritto in merito su Instagram:

Cari amici, ho letto nel pomeriggio di ieri, sul web, commenti e considerazioni feroci sulla mia partecipazione alla festa di questa sera, in Piazza del Popolo a Roma. Non credo serva spiegare come mi sia sentita; preferisco ricordare a chi mi ha giudicato, forse con un po’ troppa fretta, chi sono. Da quarant’anni canto in tutti i posti dove sono ben voluta e accolta. Nelle piazze dei Paesi, nei palazzetti delle città, nei teatri, in televisione, nelle feste LGBTQ+ e anche alle Feste dell’Unità. Nei Pride e al Vaticano. E sempre e ovunque con tutto l’impegno e la gratitudine possibili. Perché le mie canzoni non desiderano altro che portare allegria e spensieratezza a chi è cresciuto con loro e a chi le canta assieme a me. Tutti, nessuno escluso. E questo non è qualunquismo, ma libertà. Stasera, come tutte le altre, non porto ideologie, ma musica. Non mi schiero e non cambio pelle all’improvviso. Ho accolto un invito per cantare, non per militare sotto una bandiera. E se posso trasformare una polemica in qualcosa di più utile, vorrei fosse – questa – un’ottima occasione per dimostrare (se mai ce ne fosse ancora bisogno) che la musica unisce, include, conforta. Ho sostenuto, e sempre sosterrò, i diritti civili e l’amore universale che dovrebbe essere alla base della crescita di ogni essere umano.
Canto Pollon, i Puffi, Memole, Occhi di Gatto, Mila e Shiro…. Sono inni di leggerezza e di fantasia… e di nessuna altra natura o pretesa.