Economia

Cosa c’è dietro l’offerta di Lotito per Alitalia

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Una lettera su carta intestata personale e firmata Claudio Lotito, in cui si manifesta l’interesse per Alitalia senza menzionare cifre e si chiede un incontro con la “cordata” FS per discutere una partecipazione industriale all’operazione di salvataggio, l’ennesima degli ultimi venti anni, mentre via della Magliana continua a perdere un milione di euro al giorno (ma arriva puntuale però!).

Cosa c’è dietro l’offerta di Lotito per Alitalia

Il dettaglio, menzionato oggi da Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore, è contenuto nella stessa lettera in cui Lotito afferma che i settori in cui opera (non li cita,
ma oltre al calcio sono pulizie e vigilanza privata) ben si conciliano con l’attività di Alitalia.

Una mossa sorprendente per un imprenditore conosciuto come parsimonioso. Alla Lazio, che ha i bilanci in attivo grazie alle plusvalenze per la cessione dei calciatori, gli stipendi ai calciatori sono pagati con un ritardo fino a tre mesi (il massimo prima che scattino le penalizzazioni di punti in classifica).

La squadra ha evitato il fallimento dopo che la comprò Lotito grazie a una transazione senza precedenti con l’Agenzia delle entrate. Così un debito con il fisco di 140 milioni (eredità di Cragnotti) è stato spalmato in 23 rate annuali, fino al 2028. Restano da pagare circa 50 milioni.

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Il gruppo Lotito (Il Sole 24 Ore, 13 giugno 2019)

Lotito ha quindi percorso la strada di Carlo Toto, il cui nome è cominciato a comparire nella lista dei pretendenti per il vettore proprio con un cip per sedersi al tavolo  e senza la liquidità necessaria per farlo. Spiega Carlo Di Foggia sul Fatto:

La holding del vulcanico presidente che possiede il 67% della squadra capitolina, Lazio event srl, ha chiuso il bilancio consolidato 2018 con ricavi (in crescita) a 193 milioni, un utile di 37 milioni, debiti per 122 milioni e una posizione finanziaria netta negativa per 75 milioni. Lotito controlla poi al 50% altre tre società che fatturano circa 38 milioni, con utili striminziti.

Il giro d’affari di Toto si aggira sui 400 milioni. Cifre che appaiono incompatibili con quelle che servono per Alitalia: 300 milioni per completare il quadro dei salvatori, che al momento vede le Fs col 30%, e Tesoro e Delta con il 15% a testa. Entrambi i pretendenti, peraltro, non pare godano del favore delle Ferrovie e degli americani.

Alitalia, l’ammuina prima del disastro

L’idea che trapela intorno all’annuncio di Lotito è complottistica: tutti i giornali parlano di un tentativo di mettere sotto pressione i Benetton per convincerli a formulare l’offerta con Atlantia, l’unico partner che avrebbe invece la solidità per partecipare alla cordata. Ma l’idea che vecchie volpi come il gruppo di Ponzano Veneto (che ha festeggiato il ritorno di Mion di recente…) si facciano intortare da Lotito e Toto pare francamente peregrina. Anche se con Di Maio al ministero dello Sviluppo e Salvini nel ruolo di king-maker in realtà tutto è possibile.

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Quanto ci costa ogni giorno Alitalia (La Repubblica, 18 maggio 2019)

Ad oggi quindi manca ancora un investitore a garantire quel 40% di capitale — oltre 300 milioni — che manca all’appello per rilanciare Alitalia. In campo rimangono le Ferrovie dello Stato, gli americani della Delta e il Mef di Tria, che ieri alla Camera ha confermato l’ingresso dello Stato nella linea aerea, convertendo gli interessi sul prestito ponte da un miliardo, in azioni. Due “investitori” su tre sono Stato. I soldi quindi sono nostri e saranno quelli a bruciare. Come del resto è accaduto negli ultimi 20 anni. Il governo del cambiamento, avete presente?

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