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Cosa c'è dietro il no di Virginia Raggi alle Olimpiadi

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«Hanno ordinato minestrone e verdure, chiacchieravano fra loro, lei si è anche intrattenuta con diversi cittadini avvicinati per salutarla. Se aveva fretta, non me ne sono accorto»: a parlare è Sandro, titolare del ristorante “Cucina Romana – Da Dino” in via dei Mille dove la sindaca Virginia Raggi è rimasta seduta a mangiare fino alle 14,45, mentre il Comitato Olimpico Nazionale Italiano la attendeva in Campidoglio per le 14,30. Non un contrattempo, come ha detto la prima cittadina in conferenza stampa, ma una mossa evidentemente studiata per chiudere il discorso sui giochi nella maniera più netta possibile, dopo la provocazione sullo streaming di Malagò.

Cosa c’è dietro il no di Virginia Raggi alle Olimpiadi

È comprensibile che i rapporti freddissimi tra le istituzioni sulla faccenda di Roma 2024 abbiano spinto la sindaca a quello che non è un gesto di maleducazione, ma politica.  In realtà è proprio il presidente del Coni il più acceso sostenitore della linea dello scontro frontale. Se davvero esiste una via per aggirare il veto sui Giochi, o per mettere all’angolo il consiglio comunale, il comitato proverà a imboccarla. Un primo atto sarà l’immediata segnalazione della delibera, una volta approvata, alla Corte dei conti per danno erariale. La tesi, ormai nota, è che l’atto interrompa la continuità amministrativa, come ha spiegato ieri l’avvocato Gianluigi Pellegrino, incaricato dall’ente per studiare il dossier. E c’è già un calcolo di massima di questi danni: 700 mila euro per ogni consigliere comunale che voterà no ai Giochi. Realtà o mossa disperata (e anche un pochino mafiosetta) per fare pressione fino al voto del Consiglio comunale? Di certo le paginate e paginate dei giornali di oggi (Il Messaggero apre con cinque pagine sulla vicenda e continua nella cronaca di Roma) aiuteranno il MoVimento a raccontare la storia dell’accerchiamento da parte dei media. E non faranno che rintuzzare le fila dei contrari. Più interessante è raccontare cosa c’è dietro il no di Virginia Raggi alle Olimpiadi. A partire dai retroscena dei giornali, come quello del sempre informatissimo Ernesto Menicucci sul Corriere della Sera:

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La foto del Corriere dello Sport che ha certificato la presenza della sindaca in via dei Mille mentre Malagò la attendeva in Campidoglio

A quel punto Beppe Grillo telefona a «Virginia»: «Domani — le dice — niente scherzi. Chiudi questa faccenda dell’Olimpiade, senza lasciare margini». E, per essere sicuri, i vertici di M5S spediscono a Palazzo Senatorio (dove Raggi resterà fino a tardi, per un acceso vertice col gruppo consiliare) un drappello di parlamentari (non i big del direttorio) guidati da Simone Valente, deputato ligure. Il confronto è col vicesindaco Daniele Frongia, ed è duro: «La conferenza va fatta, la organizziamo noi con la comunicazione della Camera». A Frongia viene data la bozza della mozione da portare in aula Giulio Cesare, per ritirare la candidatura di Roma ai Giochi del 2024. È il segnale che, come dicono esponenti M5S, «la sindaca è commissariata».

D’altro canto bastava ascoltare con attenzione la conferenza stampa di ieri per comprendere che covava fuoco sotto la cenere. Prime due file prenotate ed occupate da parlamentari e consiglieri, pronti ad applaudire ogni slogan della sindaca come se si trovassero a teatro, fornendo così supporto scenico alla commedia in atto. Seduta anche l’assessora Paola Muraro insieme a quell’Adriano Meloni che aveva detto pubblicamente di essere favorevole ai Giochi e ieri invece ha cambiato idea (perché è pericoloso avere ragione quando la Casaleggio ha torto nel M5S). Non c’era invece Paolo Berdini, non c’eranno nemmeno Paolo Bergamo e Marcello De Vito. ù

La mozione anti-Olimpiadi

 
Ma i retroscena raccontano anche altro. Ovvero che dietro il no c’è anche l’intervento di una squadra di parlamentari che martedì, capitanata da Simone Valente, è stata tre ore in Campidoglio insieme al vicesindaco Daniele Frongia e al capo della segreteria politica Salvatore Romeo a costruire la mozione che dirà no in consiglio comunale ai Giochi. Scrive Lorenzo D’Albergo su Repubblica che nel faccia a faccia andato in scena prima dell’incontro tecnico con il Comitato olimpico, gli inviati speciali del M5S hanno definito — o meglio, dettato — ogni dettaglio della exit strategy.

Primo punto all’ordine del giorno, la mozione per il «no» che sarà presentata dalla maggioranza e dal capogruppo Paolo Ferrara in Assemblea capitolina. A scriverne la bozza, poi rivista assieme ai vertici del Movimento, è stato il presidente della commissione Sport Angelo Diario. In seconda battuta, l’organizzazione della conferenza stampa (che prima del vertice doveva ancora essere convocata). Dallo slogan «l’Olimpiade del mattone» agli snodi principali del discorso, i parlamentari hanno messo nelle mani del numero due del Comune un canovaccio davvero poco emendabile. Un intervento d’imperio per rendere chiara, come se non fossero bastate le parole di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista sul palco di Nettuno, la posizione del Movimento sulle Olimpiadi. Soprattutto davanti all’immobilismo della sindaca, considerata a rischio «Sì» davanti alle avances del numero uno del Coni Giovanni Malagò. A chiedere di risolvere lo stallo prima di Italia 5 Stelle sarebbe stato Beppe Grillo in persona: arrivare al fine settimana con il «no» ai Giochi ancora in bilico avrebbe messo in imbarazzo i “portavoce” chiamati a rappresentare il M5S a Palermo. Così è scattato il blitz. Una visita da far passare in sordina: senza coinvolgere i big che sino a questo momento si sono fin troppo esposti sul caso Roma e dopo aver lasciato alla prima cittadina la più piena autonomia decisionale, il Movimento è tornato a farsi sentire in Campidoglio.

Ed eccola, la mozione con cui il M5S dirà no ai giochi:

L’assemblea di Roma capitale premesso che il 25 giugno 2015 l’Assemblea Capitolina ha approvato la mozione a favore della presentazione della candidatura di Roma ai Giochi olimpici e ai Giochi paralimpici del 2024; l’11 settembre 2015 l’allora Sindaco Marino ha ufficializzato la candidatura di Roma ad ospitare i Giochi olimpici e paralimpici del 2024; il 17 febbraio 2016 è stata presentata la prima parte del dossier ‘Visione, Concetti e strategia’, elaborata dal comitato per la candidatura di Roma; considerato che la seconda parte del dossier ‘Governance, Legal and Venue Funding’ dovrà essere presentata entro il 7 ottobre 2016 a Losanna; il 3 febbraio 2017 dovrà essere presentata la terza parte del dossier ‘Games Delivery, Experience and Venue Legacy’; l’11 settembre 2017 sarà comunicato il nome della città organizzatrice delle Olimpiadi 2024;”.
“Tenuto conto che fra le città per le quali era stata prospettata l’ipotesi di una candidatura, poi ritirata, vi sono: Dubai – Emirati Arabi Uniti; San Diego/Tijuana – Usa/Messico; Amburgo – Germania (candidatura ritirata a seguito di un referendum popolare); Madrid – Spagna (candidatura ritirata dal sindaco della città); Boston – Usa (candidatura ritirata dal sindaco della città per l’elevato rischio che i costi ricadano sui cittadini); coerentemente con quanto sempre sostenuto dal M5S si ritiene, anche a fronte di una approfondita analisi, che non sussistano le condizioni per proseguire nella candidatura della Città di Roma ai Giochi olimpici e paralimpici del 2024”. “Tutto ciò premesso l’assemblea di Roma capitale impegna il sindaco e la sua giunta affinché ritirino la candidatura della città ad ospitare le Olimpiadi e le Paralimpiadi del 2024”.

Importante segnalare che saranno quindi i consiglieri comunali a impegnare la sindaca ufficialmente sulla decisione. E sarà questo documento a finire all’attenzione della Corte dei Conti se il CONI sollevasse alla fine l’accusa di danno erariale. La responsabilità, nel caso, cadrà su di loro.