Cultura e scienze

Lo studio dell’ISS sulle acque reflue: il Coronavirus in Italia da prima di Natale

I campioni prelevati nei depuratori di centri urbani del Nord Italia, nel Torinese gli impianti di Castiglione e di Collegno, sono stati utilizzati come «spia» della circolazione del virus nella popolazione

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Il Coronavirus SARS-COV-2 si trovava già nelle acque reflue di Torino e Milano a partire dal 18 dicembre 2019. A darne notizia è l’Istituto Superiore di Sanità (Iss). La Stampa spiega oggi che la scoperta rimanda a uno studio, in via di pubblicazione, realizzato attraverso l’analisi di acque di scarico raccolte in tempi antecedenti al manifestarsi del Covid in Italia: i campioni prelevati nei depuratori di centri urbani del Nord Italia, nel Torinese gli impianti di Castiglione e di Collegno, sono stati utilizzati come «spia» della circolazione del virus nella popolazione.

In particolare, i campioni torinesi sono stati forniti all’Iss da Smat, Società metropolitana acque Torino, che con l’Istituto sta conducendo uno studio, con decorrenza dallo scorso ottobre, volto a individuare la presenza di virus enterici nella filiera idropotabile. Un’altra partita rispetto al Covid. Ma la disponibilità di campioni congelati, da parte della società, è stata fondamentale per rilevare anche il coronavirus. «Scoperta intrigante, che apre a speculazioni inattese – riflette il professor Giovanni Di Perri, responsabile Malattie infettive dell’ospedale Amedeo di Savoia di Torino -. Chissà: magari si trattava di un piccolo focolaio, poi abortito. O forse dell’incipt dell’epidemia, allora sottotraccia». Supposizioni, per ora. «È un ottimo risultato aver consentito all’Iss un monitoraggio del virus nei periodi antecedenti alla dichiarata pandemia – commenta Paolo Romano, presidente Smat -: un lavoro che il nostro Centro ricerche è stato in grado di svolgere grazie all’accreditamento dei propri laboratori».

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Di sicuro è una notizia che getta nuove ombre su tutta una serie di fattori: compreso il tasso elevato di casi di polmonite registrato lo scorso autunno nel Nord Italia, giudicato anomalo dai medici rispetto al trend influenzale. «Dal 2007 con il mio gruppo raccogliamo e analizziamo campioni di acque reflue prelevati all’ingresso di impianti di depurazione – spiega Giuseppina La Rosa del reparto di Qualità dell’acqua e salute del dipartimento di Ambiente e Salute dell’Iss, che ha condotto lo studio con Elisabetta Suffredini, dipartimento di Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria -. Lo studio ha preso in esame 40 campioni raccolti da ottobre 2019 a febbraio 2020 e 24 campioni di controllo per i quali la data di prelievo (settembre 2018-giugno 2019) consentiva di escludere con certezza la presenza del virus».

Nell’aprile scorso avevamo parlato di un altro studio dell’ISS sulle acque reflue di Roma e Milano condotto dal gruppo guidato da Giuseppina La Rosa del Reparto di Qualità dell’Acqua e Salute Del Dipartimento Ambiente e Salute . “Abbiamo selezionato e analizzato per la ricerca del virus, un gruppo di 8 campioni di acque di scarico raccolti dal 3 al 28 febbraio a Milano e dal 31 marzo al 2 aprile a Roma – spiegava La Rosa -. In 2 campioni raccolti nella rete fognaria della zona Occidentale e Centro-orientale di Milano è stata confermata la presenza di RNA del nuovo coronavirus. Nel caso di Roma, lo stesso risultato positivo è stato riscontrato in tutti i campioni prelevati nell’area orientale della città. Stiamo ora estendendo la ricerca ad altri campioni di acque di scarico provenienti da una rete di raccolta in diverse regioni, costruita negli anni nell’ambito di un progetto finanziato dal Centro Nazionale di prevenzione e Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute”, diceva La Rosa  in un comunicato pubblicato sul sito, mentre Luca Lucentini,  direttore del Reparto di Qualità dell’Acqua e Salute dell’ISS, specificava che “il ritrovamento non ha nessun rischio. Il risultato rafforza le prospettive di usare il controllo delle acque in fognatura dei centri urbani come strumento non invasivo per rilevare precocemente la presenza di infezioni nella popolazione. Nella fase 2 la sorveglianza potrà essere utilizzata per monitorare in modo indiretto la circolazione del virus ed evidenziare precocemente una sua eventuale ricomparsa, consentendo quindi di riconoscere e circoscrivere più rapidamente eventuali nuovi focolai epidemici. Una strategia che viene già usata per altri virus, come quello della polio. Aver trovato RNA virale, che quindi non necessariamente rappresenta un virus infettivo, nelle acque di scarico è un risultato che non sorprende e non implica alcun rischio per la salute umana – chiariva Lucentini -. Come evidenziato in un recente documento pubblicato dall’Istituto, il ciclo idrico integrato, cioè il processo che comprende potabilizzazione delle acque e sistemi di fognatura e depurazione, è certamente sicuro e controllato rispetto alla diffusione del virus responsabile di COVID-19, come anche di altri patogeni”.

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